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Micropiscin[..]rcheologica. Mostra Progetto per un’opera d’Arte

15 lug 2012
Cristina Villani
6

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Un’ampia sala con la grande vasca vuota, al centro; sul bordo di uno dei lati brevi, una fila di monitor per pc, alcuni dei quali contrassegnati con una X rossa, ricordano i provini del fotografo Bert Stern che Marilyn Monroe scartò tracciando esattamente lo stesso simbolo e che poi sono entrati a far parte della storia della fotografia.
In una piccola vasca a fianco finisce il serpente di macchine da scrivere, oggetti ormai sconosciuti, che fuoriesce dalle ante aperte di un armadio scrostato.
Sparsi in giro, pacchi di schede anagrafiche, rigorosamente compilate a mano con varie calligrafie, riportano i dati degli iscritti ai corsi di nuoto. Registri delle attività svolte, rilevano le presenze e svelano che  qualcuno “non ha voluto mettere la testa sott’acqua” e un po’ dispiace quando si legge “Oggi tutti assenti”.
All’apertura per la presentazione dell’evento, il pubblico, di composizione estremamente varia, entra, si stupisce, sorride, è disorientato.
Qualcuno conosceva già questo luogo, molti altri ne ignoravano l’esistenza e come in ogni leggenda che si rispetti, un alone di mistero: i dati di realtà si perdono o meglio si confondono e si modificano in una percezione personale del tempo, si dice che la piscina sia stata chiusa 15 anni fa, no 20, qualcuno azzarda additittura un 30.

Il cursore diretto sulle immagini visualizzerà le didascalie; cliccare sulle stesse per ingrandire.

Istallazione - ph. Cristina Villani
Istallazione - ph. Cristina Villani
Foto dei corsi di nuoto - ph. Cristina Villani
Micropiscin[...]rcheologica - inaugurazione - ph. Cristina Villani


Istallazione - ph. Cristina Villani
Istallazione - ph. Cristina Villani
Istallazione - ph. Cristina Villani
Istallazione - ph. Cristina Villani


Istallazione - ph. Cristina Villani
Un momento dello spettacolo _La guardia del corpo_ di Spazio Seme - ph. Cristina Villani
Istallazione - ph. Cristina Villani
La presentazione del progetto - da sinistra Enrique Moya Gonzàlez, Ilaria Margutti, Michele Loffredo (critico d'arte), Francesco Ruscelli (Assessore alle Politiche Giovanili Provincia di Arezzo) - ph. Cristina Villani





Del resto chi sospetterebbe che sotto il serioso Istituto Tecnico Buonarroti,  nel pieno centro di Arezzo, si nasconda una piscina, con tutti gli annessi e connessi, spogliatoi, docce, macchine, pompe, condutture che corrono sui soffitti.
Sul muro, lungo un corridoio, nastri di carta invitano a lasciare un commento, un ricordo e a fianco un calendario riporta i turni del mese di Luglio 1988  a testimonianza che, almeno fino a quel momento, qui si veniva per nuotare.
Poi la chiusura, il declassamento a magazzino, l’abbandono.
In questo luogo si sono stipati gli oggetti che la contemporaneità, nella sua corsa incalzante, elimina o sostituisce in tempi sempre più rapidi, si pensi ai computer e a tutto il corredo elettrico ed elettronico che solo per un breve momento rimane attuale, diventando obsoleto l’attimo dopo.
Solo alcuni mesi fa, l’amministrazione locale ha concesso l’uso degli spazi ai due conduttori di questa esperienza, Ilaria Margutti ed Enrique Moya Gonzàlez entrambi artisti affermati sia in Italia che all’estero e al tempo stesso insegnanti di arte in due diverse scuole, il liceo scientifico Città di Piero a Sansepolcro la prima, la scuola RADAR di Ricerca d’Arte ad Arezzo il secondo.
Dopo i primi momenti di grande entusiasmo, considerate anche le grandi potenzialità del luogo, la consapevolezza dell’enorme lavoro da fare per togliere e riparare i segni che il tempo e l’abbandono avevano lasciato, a cominciare dalla ripulitura e dalla riorganizzazione, necessarie a rendere di nuovo la micropiscina fruibile al pubblico, seppure con un radicale cambio d’uso.

Ci racconta Enrique Moya Gonzàlez:

“Appena sono entrato qui, ho avuto la sensazione di sentire le voci dei ragazzi, questo luogo aveva ancora l’impronta di quello che era stato nel passato…”

Sì, come se la struttura, dormiente fino a quel momento, si fosse risvegliata, pronta ad indossare una nuova identità.

“Ero anche alla ricerca di uno spazio da dedicare all’arte contemporanea che non avesse tanti vincoli, dove poter intervenire liberamente”.

Nasce allora l’idea di MICROPISCIN[…]RCHEOLOGICA, titolo che si riaggancia al concetto di archeologia industriale, ovvero ciò che riporta alla luce strutture del recente passato, fatiscenti e dimenticate.

Una volta conclusi i lavori, per il re-ingresso in società, i due conduttori dell’esperienza decidono di dedicare questo spazio alle opere che riassumono l’anno di studio delle loro classi.

Prosegue Enrique Moya Gonzàlez:

“Ho pensato immediatamente all’esperienza dei dadaisti, a Breton per esempio, che andavano in giro per i mercatini delle pulci, all’amore che avevano per gli oggetti, soprattutto quelli del passato, fonte della loro ispirazione.”

E gli oggetti diventano il fulcro del progetto:

“Lo schema del lavoro dato ai miei allievi era partito dal concetto espresso in -soltanto so che non so niente-, come se ci si dovesse perdere per poi ritrovarsi, ha dovuto riadattarsi a questo luogo e ai materiali presenti; hanno aperto un dialogo e questo, dal mio punto di vista, è stato il risultato più importante, non tanto per l’opera in sé o per il presente, ma per il loro futuro. Ciò è avvenuto con grande naturalezza… ognuno di loro ha trovato un proprio angolo, uno o più oggetti ed è nato il connubio, ovviamente con me e Ilaria come guida e supporto”.

Chiediamo ad Ilaria Margutti come sia entrata a far parte di questo progetto, coraggioso, se si pensa che l’arte contemporanea, non sempre di facile comprensione, deve sapersi ricavare una dignità e un posto qui, nella terra delle grandi opere d’arte del passato, a pochi chilometri dalla sua cittadina, Sansepolcro, che ospita nel Museo Civico lo splendido Piero Della Francesca.

“L’anno scorso, per un certo periodo, non ho avuto la sicurezza di poter insegnare ancora nella stessa scuola; con i miei alunni era nata un’ottima intesa, perciò ci siamo promessi a vicenda che se il contratto fosse stato rinnovato, avremmo fatto qualcosa di eccezionale.
Alla riconferma del mio ruolo, la promessa è tornata fuori e andava onorata. E’ così che i classici programmi ministeriali, hanno dovuto concedere lo spazio necessario ad includere cinque tra le più importanti e significative esponenti dell’arte contemporanea internazionale, Maria Lai, Francesca Woodman, Frida Khalo, Barbara Kruger, Louise Bourgeois. La proposta è stata accolta con gioia da quasi tutti i ragazzi, risultato eccezionale se si considera che in un liceo scientifico è piuttosto radicata la convinzione che la scienza abbia poco a che vedere con l’arte e la creatività; io credo invece che un ricercatore debba essere anche creativo e soprattutto curioso, come un artista. Ho avuto inizialmente qualche difficoltà anche a proporre i supporti per lo studio, visto che sui libri scolastici l’arte contemporanea è spesso dimenticata. Allora ho riadattato le lezioni e preparato tutti i materiali, cercando e assemblando contenuti testuali ed immagini, dedicati ogni artista. Ho poi messo tutto a disposizione dei miei allievi anche su Facebook, creando un gruppo classe.
Alla fine della fase di studio, ho chiesto loro di scegliere un’opera come punto di partenza per lavorare ad un progetto proprio, che sarebbe stato realizzato (e valutato) in forma di quaderno, non come un’analisi dell’opera, ma un vero e proprio percorso personale ispirato dall’opera stessa. Trovo che le artiste proposte rappresentino un forte stimolo per i ragazzi di questa età, ognuna di loro ha lavorato in modo approfondito sulla propria identità usando i linguaggi più disparati, esattamente il compito che ho dato ai miei allievi.

La conclusione di questo progetto?

“Ha qualcosa di magico, se consideriamo le difficoltà incontrate, le riflessioni anche mie sul mio essere artista e la collocazione finale che il progetto, inaspettatamente, ha trovato. Questo luogo è così particolare che come primo impatto ho desiderato esporvi le mie opere, poi ho preferito dedicarlo all’attività legata all’insegnamento, limitandomi a lasciare la mia “impronta” in termini di cura, di attenzione e di progetto espositivo.”

E’ idea comune ad Ilaria Margutti e ad Enrique Moya Gonzàlez che in un periodo come l’attuale, di crisi generalizzata, la scelta peggiore è fermarsi. Accettare la sfida, reagire alle logiche che prediligono la soluzione più comoda e conveniente, come ad esempio costruire nuovi spazi, piuttosto che valorizzare l’esistente, è indice di grande coraggio.
Altrettanto coraggioso e in qualche modo rivoluzionario, è privilegiare la qualità, opponendosi al clima depressivo che connota questo momento storico. Ci si augura quindi che questo sia solo l’inizio del percorso.

Info:

  • MICROPISCIN[..]RCHEOLOGICA. Mostra|Progetto per un’opera d’Arte
  • A cura di Enrique Moya Gonzàlez e Ilaria Margutti
  • Con il patrocinio della Provincia di Arezzo
  • Dal 7 al 22 luglio 2012
  • Presso la MICROPISCINA della sede dell’Istituto Buonarroti
  • Piazza del Popolo – Arezzo
  • Orari di apertura dal giovedì al sabato dalle 16.00 alle 20.00

Hanno partecipato al progetto:

  • Alunni RADAR: Laura Serafini, Aleksandra Skazińska, Maria Bidini, Alice Aldinucci, Roberta Greco, Elisa Pecchi, Daniela Refoni, Silvia Argilli, Amarilli Soriente, Daniele Luconi, Laura Burroni, Roberto Merli, Roberta Greco
  • Alunni 4AS Liceo Scientifico Sansepolcro
  • I ragazzi del progetto: Giacomo Alunno, Linda Franceschetti,  Riccardo Meozzi, Michele Mercati, Luigi Radicchi, Edoardo Roberto, Naoki Zanchi, Sara Zarra
6 Comments
  1. Ilaria Margutti 15 luglio 2012 at 22:36

    È stata una esperienza indimenticabile, i lavori dei ragazzi del liceo scientifico e degli allievi della scuola di ricerca Radar, sono degni di bravi artisti.
    Ne sono orgogliosa sia come insegnante che come artista e ringrazio tutti coloro che hanno creduto in questo progetto sostenendolo e arricchendolo con il loro entusiasmo!

  2. Francesco 16 luglio 2012 at 07:28

    ho letto con piacere la vostra esperienza e come insegnate -artista condivido pienamente il metodo di proporre agli studenti una riflessione e realizzazione di opere d’arte contemporanea. Brava Ilaria!!

  3. SILVIA 16 luglio 2012 at 10:49

    la mostra è veramente un’esperienza originale e innovativa da proporre in qs città notoriamente poco propensa alle novità. ma poi è arrivato Enrique che ci sta dando e spero continuerà a darci una scossa…bravi

  4. ankie bos 17 luglio 2012 at 10:54

    BRAVISSIMI

  5. Valentina Palazzeschi 19 luglio 2012 at 10:11

    La cosa più bella di questa mostra è che è stata fatta da degli allievi. E’ straordinario vedere come i due insegnanti: Enrique Moya Gonzàlez e Ilaria Margutti siano stati in grado di condurre gli allievi verso una ricerca autentica e profonda dei proprio percorso creativo ovvero, come solo partendo dalla rimessa in discussione del proprio pensiero, e quindi attraverso un processo critico si possa arrivare a ritrovare e a “ricreare” sé stessi. In questa micropiscina svelatasi come una specie di stanza segreta di un castello fiabesco, ogni allievo ha nuotato nel mare dei propri ricordi, dei propri pensieri / “nonpensieri”, nel mare critico della propria coscienza, riportando alla luce la realtà più profonda di sé e dando origine ad un vero e autentico percorso di ricerca artistica. Non perdetevi assolutamente questa mostra sopratutto se siete insegnati e credete che educare (ex ducere) ed emozionare (ex movere) siano la premessa per qualsiasi insegnamento, perché qui questi due splendidi insegnanti Enrique Moya Gonzàlez e Ilaria Margutti ne hanno data ampia dimostrazione.

  6. Enrique Moya Gonzàlez 21 luglio 2012 at 09:02

    Orgoglioso anche IO!!
    “Se c’è una parola che mi pervade l’animo quando penso a O, questa è pudore. Sarebbe troppo arduo motivarla. E quel vento che corre incessante, che attraversa tutte le stanze (..)
    Pauline Réage. “Storia d’O”

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L’autore

Vive a Bologna, dove lavora come logopedista al Servizio di Neuropsichiatria Infantile occupandosi prevalentemente di disturbi della comunicazione, del linguaggio e dell'apprendimento, è appassionata da sempre di Arte, in qualunque forma si presenti. Da alcuni anni ha iniziato un percorso nel campo della fotografia

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