Il giardino di Villa Celimontana a Roma era già allestito per ospitare gli avventori all’ultimo giorno del Festival della Letteratura di Viaggio (27-30 settembre 2012), ma puntuale la pioggia è arrivata a guastare la giornata a partire dalle ore 12.30, proprio quando sarebbe dovuta cominciare la conferenza In web we travel: raccontare il viaggio ai tempi di Internet.
Fortunatamente la Sala della Vedova nel Palazzetto Mattei era già stata approntata e quindi il pubblico si è potuto riversare all’interno. In cattedra, da sinistra a destra, c’erano Antonio Amendola (Shoot4Change), Valeria Gentile (Viagginversi), Patrizio Roversi (Turisti per caso), Stefania Martorelli (National Geographic Italia), Alessio Carciofi (consulente in marketing turistico), e Veronica Gabbuti (The Trip Magazine). Moderava, al centro, la giornalista Giovanna Zucconi.
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Dopo una breve presentazione di ognuno dei relatori ha avuto inizio la vera e propria conferenza, che risposte sul tema ne ha date poche, ma aperto finestre su argomenti di discussione (vecchi e nuovi) e creato domande, eccome. Tiranno è stato il tempo: concedere un’ora e poco più a un incontro simile, per fare un esempio che rimanga nel genere del convivio, ha poco della cena intorno a una tavola rotonda ben imbandita, e più di un aperitivo sbocconcellato in piedi al tavolo del buffet.
Ad ogni modo, con Patrizio Roversi si è subito parlato della comunicazione che, con il web, da verticale diviene orizzontale: gli utenti si scambiano informazioni tra di loro, scavalcando i “soliti nomi”. Da qui, il conseguente tramonto delle professionalità: avendo gli utenti la pretesa di organizzarsi i viaggi da soli, bypassano i “professionisti”, appunto. Meccanismo questo che mette a rischio la qualità sia dell’informazione sia del viaggio stesso (per non parlare dei rischi). Timore condiviso anche da Giovanna Zucconi che aggiunge nel calderone anche il self-publishing, che sempre più sta scalzando il bisogno di rivolgersi a un editore, da sempre il filtro tra (aspirante) autore e (potenziale) pubblico.
Ho trovato particolarmente interessante un lancia spezzata a favore della gratuità del mestiere da parte di Antonio Amendola: se un medico decide di prestare le proprie competenze a un progetto come quello di Emergency, allora non vi sono ostacoli né lamentele; ma se un giornalista o un fotografo decide di fare lo stesso – di operare cioè per un determinato periodo come volontario per progetti senza scopo di lucro, per raccontare una storia con un impatto mass-mediatico inferiore – in questo caso si tratta di abominio… aggiungo io, come se fosse il denaro a stabilire la validità di un lavoro e non il lavoro stesso – e sottolineo che lavorare gratuitamente ogni tanto non vuol dire lavorare gratuitamente sempre (nulla a che vedere con lo sfruttamento di giovani e talentuosi reporter, quindi). Il pane, in qualche modo, bisogna pur comprarlo.
Complice il tempo tiranno di cui sopra, purtroppo non è stato possibile approfondire questa tematica – che spero di aver esposto correttamente – e nello scavare a fondo probabilmente ci saremmo ritrovati direttamente dentro il vaso di Pandora. Un’esperienza poco piacevole, ma prima o poi dovremmo pur confrontarci con essa, perché il web scalcia e scalza delle professionalità (seppur creandone altre) offrendoci l’opportunità di decidere cosa giudicare buona informazione e cosa cattiva informazione, indipendentemente dalla firma che essa riporta. E l’utente questa opportunità la sta già cogliendo: la coglie ogni volta che legge l’opinione di un blogger (a proposito di nuove professioni) anziché quella di un giornalista quotato di un quotidiano nazionale online (per non parlare del cartaceo), ogni volta che guarda un tutorial su Internet anziché comprarsi una guida ad hoc e così all’infinito.
Questo perché, come ha detto saggiamente Alessio Carciofi – che per mestiere “spia” sul web le nostre esigenze modellando così un nuovo modo di fare marketing – prima (e più) che di una rivoluzione del mercato, bisogna parlare di una rivoluzione culturale. Insomma, siamo noi che siamo cambiati e stiamo cambiando e con noi il mercato e, tornando al tema della conferenza, il nostro modo di viaggiare e narrare di viaggi. Per fortuna almeno secondo Stefania Martorelli non è la firma su un reportage a determinarne la buona qualità, bensì il reportage stesso. Tuttavia, stiamo parlando del National Geographic… qualcuno aveva dubbi a riguardo? Io, forse ingenuamente, no. La dott.ssa Martorelli, inoltre, ci ricorda che proprio grazie al digitale e ad Internet è stato possibile aprire una sede del National Geographic in Italia (come in altre parti del Mondo), poiché dal 1888 (anno della fondazione) era tutto centralizzato nella sola sede americana a Washington.
Sul fronte della novità, poi, arrivano Valeria Gentile e Veronica Gabbuti.
Valeria Gentile nel 2010 ha creato Viagginversi – reportage itinerante sulle tracce dei nuovi poeti per poter «raccontare comunità, luoghi e territori del mondo attraverso i poeti contemporanei», recuperando, per far ciò, un mezzo comunicativo che da sempre accompagna l’uomo (e lei stessa) nel suo narrare: la poesia. «Montale diceva che la poesia è come un messaggio in bottiglia lanciato in mare e forse raccattato da qualcuno. Voglio andare a cercare quelle bottiglie in giro per il mondo: per ogni Paese incontrerò un Poeta e racconterò attraverso le sue parole i caratteri del suo popolo». Tra le tappe già spuntate dalla cartina geografica appaiono Libano, Giappone, Cina e Palestina.
Veronica Gabbuti, invece, è la responsabile web di The Trip Magazine, che si pone l’obiettivo di fornire un punto di vista alternativo rispetto al modo convenzionale di viaggiare e che nella sua veste di bit si propone come «una piattaforma tematica, incentrata sul turismo fai-da-te, [...] per fornire aggiornamenti continui e contenuti multimediali», favorendo e permettendo, così, «l’incontro e lo scambio di esperienze tra turisti in arrivo e turisti in partenza, tra semplici sognatori e viaggiatori professionisti». Facile da qui intuire come effettivamente ormai la comunicazione, anche quella turistica, passi attraverso i naviganti della rete, attraverso le loro esperienze e la loro capacità di raccontare, come novelli reporter, il proprio viaggio.
La Rete, lo sappiamo tutti, può essere una bella pianura incastonata di fiori quanto una “selva oscura ché la diritta via era smarrita”. Ma è il modo in cui la sfruttiamo, anche da turisti in fieri o navigati, che la rende l’una o l’altra cosa, non lo è di per sé.
L’anno scorso ho organizzato con due mie amiche un viaggio a Berlino quasi last-minute. Abbiamo prenotato il volo sul sito web di una famosa compagnia aerea low-cost e poi attraverso un altro sito abbiamo cercato l’albergo più adatto alle nostre esigenze (costi contenuti, camera dignitosa e struttura non lontana dal centro della città e dalla metropolitana) e, trovata l’offerta più vantaggiosa, l’abbiamo bloccata subito. Pochi click, e avevamo finito. Il viaggio, se ci tenete a saperlo, è andato benissimo (complice una Berlino fenomenale), il volo (A/R) non ha riservato sorprese e l’albergo (vicino sia ad Alexanderplatz sia a una fermata della metropolitana) era anche al di sopra delle nostre aspettative. Sarebbe potuto andare tutto storto? No, perché in quell’occasione abbiamo saputo cercare, destreggiarci tra le offerte e individuare quello di cui noi avevamo bisogno in quel momento.
Ora, per cortesia, si faccia caso alle tre parole anglosassoni in corsivo: last-minute, low-cost e click. Rappresentano o no come la nostra società è cambiata e sta cambiando? Viviamo o no, spessissimo, last-minute (“all’ultimo minuto”)? Complice anche la crisi degli ultimi anni, siamo o no sempre più attratti dal low-cost (che non è per forza sinonimo di ”squallido”, ma, tutt’altro, di buona qualità a un prezzo contenuto)? E, infine, click: cioè i computer, Internet e la grande possibilità, grazie a entrambi, di avere tutto (anche all’ultimo minuto e a basso prezzo) a portata di… mouse. Ho 23 anni e questo è il mio mondo, il mondo nel quale sono cresciuta, che qualcun’altro ha deciso di apparecchiarmi.
Personalmente, ritengo che se una persona crede di poter viaggiare per l’Afghanistan da sola, senza prima informarsi attraverso l’Ambasciata e le istituzioni, senza rivolgersi a persone fidate sul posto e/o a delle agenzie di viaggi, sia un po’ (tanto) tonta. Ma lo sarebbe anche se Internet non esistesse e anzi, proprio perché invece Internet esiste, lo è ancora di più. Mio fratello maggiore, in questo caso, forse direbbe che la tal persona è un utonto: un utente… tonto. E io son d’accordo, perché più spesso di quanto pensiamo, il vero problema siamo noi e la nostra incapacità di decodificare il web, di renderlo nostro amico, uno strumento utile per conoscere, far conoscere e veicolare idee il vero ostacolo, il vero “mostro”.
Tornando a Bomba, la quinta edizione del Festival della Letteratura di Viaggio per me si è chiusa alle 13.30, con gli ultimi applausi ai sei relatori più uno. La conferenza è stata divertente e stimolante, purtroppo troppo breve (o forse troppo affollata) e in realtà poco incentrata sul tema del viaggio raccontato (e vissuto) ai tempi di Internet. Se mi è concesso, inoltre, fare un appunto sull’organizzazione, credo che debbano essere più efficaci nell’ospitare tanta gente al chiuso in caso di maltempo (più di 100 persone non potevano entrare in Sala, ed eravamo più di 100) e magari, siccome si va avanti con la programmazione dalla mattina fino alla sera e non ci sono punti di ristoro abbordabili nelle vicinanze, il prossimo anno un banchetto con due tramezzini e qualche bibita potrebbero apparecchiarlo…
Concludendo, affrontate il vostro personale viaggio ogni giorno, sia esso sul Grande Raccordo Anulare o attraverso l’Asia, ma soprattutto, per quanto potrà sembrare una raccomandazione in antitesi, conservate la capacità di sedervi davanti a un buon caffè e raccontare di questo viaggio a una persona in carne e ossa. Preservate l’oralità del messaggio e, perché no, condividetelo anche sul web affinché possa ispirare altri viaggi e altre mete di gente vicina e lontana.





Giulia Gabriele nasce a Roma il 13 aprile 1989. Frequenta la Facoltà di Lettere e Filosofia con indirizzo Scienze della comunicazione e dal 12 luglio 2012 è ufficialmente una giornalista. Dal 2008 al 2012 ha collaborato con la Casa editrice romana GBE / Ginevra Bentivoglio EditoriA e dal 2008 scrive per la rivista InStoria (on-line e cartacea). Legge da quando ha imparato a farlo e scrive, con passione, dalla prima volta che, bambina, le è stato regalato un diario. Nascere nel 1989 le ha sempre dato la strana sensazione di essere “in tempo”, chissà poi per cosa...








