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Elliott Erwitt. Fifty Kids

05 gen 2013
Manuela De Leonardis
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Cani e bambini: il legame sembra naturale per Elliott Erwitt (vero nome Elio Romano Ervitz, è nato a Parigi nel1928, vive a New York).

“Non ho preconcetti, scatto immagini così come le vedo.”, questa è la filosofia del fotografo che ritroviamo anche nel percorso espositivo di Fifty kids (a cura di Chiara Massimello). Organizzata da Civita a Palazzo Incontro, la mostra fa parte di un progetto a sostegno di A.D.I.S.C.O. – Associazione Donatrici Italiane Sangue Cordone Ombelicale.

Il cursore diretto sulle immagini visualizzerà le didascalie; cliccare sulle stesse per ingrandire.

Elliott Erwitt, USA. New York. Metropolitan Museum of Art. 1988
Elliott Erwitt, USA. New York City. 1953
Elliott Erwitt, USA. New York City. 1950


Elliott Erwitt, IRELAND. Ballycotton. 1991
Elliott Erwitt, FRANCE. Provence. 1955
Elliott Erwitt, ENGLAND. London. 1978




Una vita movimentata quella di Erwitt che deve all’incontro magico con Edward Steichen, Robert Capa e Roy Stryker – a New York nel ’48 – l’iniziazione ad una brillante carriera professionale: nel ’53 Capa lo inviterà ufficialmente ad entrare a far parte della Magnum.

La sua infanzia, però, come sottolinea puntualmente non fu così felice. Era figlio di russi (ebreo dal lato materno) che fecero tappa a Parigi e Milano, dove Elio Romano frequentò le scuole elementari prima di trasferirsi nuovamente nella capitale francese a causa delle leggi razziali, e da lì emigrare a New York e, nel 1941, a Los Angeles.

Tra i cinquanta scatti in bianco e nero, in parte inediti, della mostra non poteva mancare quello datato 1953: un triangolo di sguardi nella stanza dell’appartamento newyorkese, con il gatto che osserva la scena del neonato nudo sul letto e la neomamma che guarda innamorata il suo bambino. Un’immagine che appartiene all’album del fotografo (la prima moglie insieme a Ellen, la prima figlia), la cui famiglia – nel tempo – si è allargata arrivando ad annoverare in tutto sei figli e cinque nipoti.

Tra le altre foto care, sempre del ’53, l’immagine che inquadra lo sguardo intenso tra il grande Edward Steichen e la piccola Ellen; i figli Sasha e Amy a East Hampton nel 1981: Sasha urla e Amy si tappa le orecchie; ancora la figlia Amy seduta sul sedile posteriore della limousine accanto a Andy Warhol (serissimi entrambi) a New York nel 1986.

C’è anche la mamma di spalle con il bambino in braccio che frigna, nell’atto di togliere una teglia dal forno, e gli altri due bimbi uno sul seggiolone e l’altro che osserva la scena, nella cucina della casa di New Rochel, New York 1955. “Il normale caos di una famiglia con tanti bambini”, come spiega lo stesso autore, nel caso specifico investito del ruolo di padre e marito.

Sono bambini fondamentalmente privi della spensieratezza che dovrebbe connotare l’infanzia, quelli intercettati da Erwitt. Gli sguardi dei bambini afghani, messicani, brasiliani conoscono le difficoltà della vita, esattamente come quelli veneziani fotografati nel 1949.

Anche quando giocano a fare i toreri, ballano il tango, suonano il pianoforte, dipingono come maestri dell’Ottocento… sembrano bambini intrappolati in dinamiche più grandi di loro, come quello di spalle che osserva Guernica al Museo Reina Sofia di Madrid nel 1995 o il piccolo cowboy del Wyoming fotografato in tre diversi momenti nel 1954, ma soprattutto il ragazzino di colore che sorridendo si punta la pistola giocattolo alla tempia (Pittsburgh, Pennsylvania 1950).

Dov’è l’ironia di Erwitt, sottile e talvolta caustica?

Info

  • Elliott Erwitt. Fifty kids
  • a cura di Chiara Massimello
  • Dal 15 dicembre 2012 al 17 marzo 2013
  • Palazzo Incontro, Roma
  • Organizzazione e produzione: Civita
  • Catalogo i cui proventi sono devoluti a favore di A.D.I.S.C.O.
  • www.fandangoincontro.it

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L’autore

Manuela De Leonardis (Roma 1966), si laurea nel 1991 in Lettere-Storia dell’Arte Moderna. Specializzata in archiviazione fotografica ha collaborato con vari istituti (RAI Educational – progetto IDEA “Museo Nazionale Virtuale Arte Italiana”; National Museum of Ireland/Art and Industrial Division, Dublin; Istituto Centrale del Restauro, Roma). Dal 1997 al 2004 si è occupata della catalogazione e delle ricerche storiche dei fondi fotografici storici Tony André, Caprile e Bertolami della Fototeca Nazionale/ICCD di Roma. Dal 2004 inizia ad occuparsi sistematicamente di arti visive come giornalista freelance, collaborando con Il Manifesto, Alias e le testate Exibart, CultFrame – Arti Visive (fino al 2010) e dal 2009 art a part of cult(ure) e Andy Magazine. Nel 2007 inizia l’attività di curatela con L’Italia rurale degli anni Sessanta: Sardegna, Basilicata, Calabria nelle fotografie di Mario Carbone, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Lille. Tra i vari progetti, ha collaborato con Simona Filippini/Camera 21 alla realizzazione della mostra Di Lei. Donne globali raccontano, raccogliendo le testimonianze di dieci fotografe (catalogo Iacobelli 2009). Ha partecipato alle letture portfolio al SI FEST - Savignano Immagini Festival 2008, al LDPF - Lucca Digital Photo Fest 2010 (membro della giuria del Premio Del Carlo) e al LPF – Lucca Photo Fest 2011. Nel 2010 ha fatto parte della giuria internazionale di arti visive del Fine Arts Festival di Muscat (Oman). Nel 2011 ha esposto per la prima volta un suo reportage fotografico con testi e ricette gastronomiche - Ginger House, realizzato nei magazzini dello zenzero di Fort Cochin (Kerala) - alla Libreria Odradek di Roma. Ha pubblicato con Postcart (collana Postwords), A tu per tu con i grandi fotografi - Vol. I (2011) e A tu per tu con grandi fotografi e videoartisti – Vol. II (2012).

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