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Experti: andare avanti nello spazio di un ballo al ritmo kafkiano

Una gabbia stretta e soffocante che impedisce i movimenti, il dolore dopo la cattura che si trasforma in opportunità per divenire uomo. Non una scelta, ma un modo per trovare una via d’uscita che passa per il varietà. “Una relazione per un’Accademia”, inserita nella raccolta di racconti di Franz Kafka dal titolo “Un medico di campagna”, pubblicata nel 1919, presenta il sofferto percorso di una scimmia costretta ad accostarsi alla condizione umana, con il corpo e con la parola, per uscire da quella cassa di invivibile fattura. Diventare altro da sé per avvicinarsi alla libertà, fino all’importante riconoscimento conferito dall’Accademia che invita l’ex bestia a relazionare sui progressi e sul successo della sua trasformazione.

Una parabola esistenziale come sempre affascinante dell’universo kafkiano, un punto di partenza per un lavoro fisico e drammaturgico condotto dal Tam Teatromusica con i detenuti del Carcere Due Palazzi di Padova, sfociato nello spettacolo “Experti” che ha per la prima volta presentato alla città il percorso teatrale attivo da un ventennio tra le mura della Casa di Reclusione.
Alcuni componenti del gruppo avvicendatosi in questi anni sono infatti saliti eccezionalmente sul palco del Cineteatro Pio X in occasione del Festival Biblico organizzato dalle Diocesi venete, uscendo dal tradizionale spazio di rappresentazione dell’Auditorium del carcere grazie ai permessi premio concessi dall’Autorità Giudiziaria.

Partire, distaccarsi e passare attraverso un nuovo ambiente, intraprendere un viaggio insomma: questa l’etimologica origine del titolo scelto dai registi Maria Cinzia Zanellato e Loris Contarini insieme al gruppo di attori-detenuti, perché il testo si è evidentemente trasformato accogliendo creazioni originali degli stessi interpreti, suggestioni linguistiche – dal veneto all’arabo – abilità fisiche e desideri di espressione altrimenti taciuti e forse mai scoperti lontano dalla pratica teatrale. Se la ricerca di libertà della scimmia – costretta alla metamorfosi per evadere con il varietà dalla condizione impostale – non può non trovare un netto parallelismo con la condizione detentiva, è l’esperienza dei singoli ad irrompere nella drammaturgia e farsi corpo, passando dalla fissità immanente di una cassa-cella alla dirompente gioia dell’esibizione nella forma codificata della messa in scena ma anche nel ballo in libertà, nella sequenza rap di rabbia e bisogno di riscatto umano e sociale.

Si può leggere in questa chiave l’irruzione di sequenze drammaturgiche originali, inframmezzate al testo originale, nate proprio dall’ ex-perienza dei reclusi nell’incontro con l’arte attoriale che investe il vissuto, diventa nella coercizione carceraria uno spazio nuovo per trasformare l’energia negativa in catarsi fisica ed espressiva, guardando anche alla qualità artistica, come è successo ai colleghi di Rebibbia con la vittoria dell’Orso d’oro al Festival di Berlino per “Cesare deve morire”.

Citazione di speranza, legittimazione di un cammino di (ri)scoperta della bellezza dove mai si penserebbe di trovarla: questo il filo rosso che in “Experti” lega l’estetica rigorosa del movimento-scena, dei corpi prestati alla drammaturgia dello spazio – uno spazio che diventa metafora della mancata libertà – all’assoluto disordine creativo, leggero e quasi spensierato, delle “stelle di Hollywood”, perché almeno nel cerchio magico della scena, nel rapido intervallo di una sera di primavera, si può davvero diventare altro ritrovando in quell’altro il sé che non si era mai conosciuto.

Un incontro che risulta felice, una commistione tra l’esperienza professionale di ricerca sui linguaggi scenici portata avanti dal Tam Teatromusica e quella personale degli attori detenuti, allentando le maglie del dettato scenico per accogliere desideri, abilità e intuizioni soggettive, esito finale di un incontro con il teatro che non è finalizzato solo alla messa in scena, alla recita mnemonica di una sequenza vuota di parole. A ricordarlo è il co-regista Contarini alla fine dello spettacolo, riportando il commento di uno degli interpreti: “Io pensavo che fare teatro significava imparare qualche paginetta a memoria, invece è peggio che fare il muratore”.

Una frase che ogni buon attore forgiato dal training scenico non può non condividere, e che dovrebbe raggiungere quella parte – non esigua peraltro – di spettatori ancora forse lontani dall’identificare una compagnia di teatro-carcere come compagnia teatrale a pieno titolo, probabilmente perché ancorati allo stesso modo ad un’idea di teatro di parola, incapaci di scendere dalla testa allo stomaco.

E’ arrivando lì in basso che uno spettacolo come “Experti” può essere apprezzato e inserito a pieno titolo nel lavoro di ricerca che il teatro continua oggi a portare avanti per difficoltose vie secondarie, evadendo dagli spazi ufficiali per incontrare una diversità preziosa per la sua sopravvivenza.

“Experti” – dalle suggestioni di “Relazione per un’Accademia” di Franz Kafka
di e con: Belhassen, Giovanni, Abderrahim, Aioub, Abdallah, Ahmed, Luca, Temple, Mario, Pietro, Bruno. Regia di Maria Cinza Zanellato e Loris Contarini, collaborazione artistica Benedicta Bertau ed Emanuela Donataccio. Luci e audio Enrico Fabris, grafiche Alessandro Martinello, video Walter Ronzani. Organizzazione Paola Valente, produzione Tam Teatromusica.

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