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Sebastião Salgado a Roma con la sua Genesi

Il soggetto principale è lei, la Natura. Né amica né nemica: semplicemente lei. E chi la popola. Tra cui gli uomini, membri di quelle tribù semplicisticamente definite “dalle culture più arretrate”. Tribù più conosciute, come ad esempio i Mursi dell’Etiopia, noti per il loro peculiare disco labiale, e meno note, come gli Yali della Papua occidentale in Indonesia, con un astuccio penico in legno, oppure gli Zoé della foresta pluviale dell’Amazzonia brasiliana, con un cilindro di legno bianco innestato nella parte interna del labbro inferiore.

Il cursore diretto sulle immagini visualizzerà le didascalie; cliccare sulle stesse per ingrandire.


Nelle oltre duecento fotografie realizzate dal grande fotografo brasiliano Sebastião Salgado (1944, Aimoés; vive a Parigi), raggruppate nella mostra romana Genesi (e raccolte in un catalogo di oltre cinquecentoventi pagine dal costo di duemilacinquecento euro; ma… tranquilli, esiste anche la versione economica a quarantanove euro), tali tribù non sono osservate con occhio compassionevole, ma viste per come sono. Gli uomini sono guardati al pari di ogni altro essere vivente che ha trovato il suo equilibrio nella Natura e la abita adattandosi a lei; senza dominarla ma assecondandola. È un adattarsi non con passiva rassegnazione, bensì con convinta consapevolezza e profonda conoscenza dei ruoli. Una Natura magnifica da conoscere e soprattutto da custodire e preservare. Come Henri Cartier-Bresson aspettava il momento, anche Salgado aspetta, sapendo che qualcosa accadrà. Ecco allora lo scatto di un fascio luce che inaspettatamente squarcia il cielo. O un volo di uccelli che formano nel cielo affascinanti forme cangianti. O un branco di bufali che correndo nelle ampie distese africane assume delle curiose formazioni. Alcuni scatti, fortemente sovraesposti, appaiono simili a delle serigrafie, come nell’immagine che riprende i pipistrelli lupo: l’aria è talmente rarefatta e i rami dell’albero sono tanto esili, che creano un calligrafico intreccio di linee. Su una linea da tempo percorsa, Salgado si muove scioltamente tra temi ambientalisti e documentaristici, sempre sul filo di lana tanto da apparire, per molti, come un santone che pontifica. E questa mostra è il risultato di un lunghissimo viaggio da lui intrapreso nei cinque continenti per attestare la bellezza e lo stato del nostro pianeta.

Curata da Lélia Wanick Salgado, Genesi è una sorta di mostra glocal che si svolge in contemporanea a Londra, a Rio De Janeiro e a Toronto, proseguendo poi per altre tappe al fine di raggiungere tutte le più grandi città del mondo. Realizzate nelle foreste dell’Amazzonia, del Congo, dell’Indonesia e della Nuova Guinea, nei ghiacciai dell’Antartide e dell’Alaska, nei deserti dell’America e dell’Africa, nelle montagne dell’America, del Cile e della Siberia, la mostra è perciò suddivisa nelle cinque sezioni che indicano i cinque continenti, vale a dire: Il Pianeta Sud, I Santuari della Natura, l’Africa, Il grande Nord, l’Amazzonia e il Pantanàl.

Con un’illuminazione che si riflette sui vetri delle cornici e che ne ostacola pertanto una buona visione – nell’allestimento dell‘Ara Pacis -, le foto hanno le didascalie che non specificano la loro tecnica e solo chi ha partecipato alla presentazione alla stampa è venuto a conoscenza che solitamente l’autore ancora utilizza l’analogica pur non disdegnando la digitale.

Di medio e grande formato, le opere sono tutte realizzate in bianco e nero: non freddo e distaccato, bensì caldo per le tonalità del grigio, che conferiscono alle immagini una nota nostalgica.

Muovendosi con assoluta scioltezza dal macro, con paesaggi immensi ripresi nella loro massima estensione perché immensa è la natura, al micro, con i dettagli di alcuni animali, Salgado non si pone mai con un sentimento di mero osservatore, ma si cala nelle diverse situazioni, e la foto che realizza tra in pinguini ben restituisce questo suo immergersi. Infatti, c’e anche lui, riflesso nel tenero e grande occhio di una foca.

Info mostra

  • GENESI – Fotografie di Sebastião Salgado
  • Roma, Ara Pacis
  • 15 maggio – 15 settembre 2013
  • Orario: 15 maggio-15 settembre 2013: martedì-domenica 9.00-19.00; Chiuso il lunedì
  • ogni giovedì, apertura straordinaria della mostra fino alle 22.00 (ultimo ingresso ore 21.00)
  • Biglietto d’ingresso: Intero non residenti € 16,00; Ridotto non residenti € 12,00. Intero residenti € 15,00; Ridotto residenti € 11,00
  • Prenotazione e info: 060608 (tutti i giorni 9.00 – 21.00)
  • Organizzazione: Zètema Progetto Cultura
  • Enti promotori: Roma Capitale, Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico – Sovrintendenza Capitolina; Camera di Commercio di Roma
  • Patrocinio: Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare
  • Realizzata da: Amazonas Images
  • Prodotta da: Contrasto e Zètema Progetto Cultura
  • Guida alla mostra: Contrasto
  • Catalogo: Sebastião Salgado. Genesis, 2013, 520 p., ill., rilegato – Editore: Taschen

1 commento

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  • Seguo Sebastião Salgado da anni, sempre molto teatrale nel fotografare e anche in quasta opera non si smentisce.
    Genesis è un giro nel mondo dove l’uomo non ha modificato imponendo cambiamenti invasivi.
    Di per se le fotografie di Salgado mi piacciono ma non mi piace la tecnica mista che ha usato in fase di ripresa e nella stampa. C’è un pò di tutto, stampe su carta politenata con dominanti diverse e carte differenti. Anche in ripresa ha usato tecnologia varia; Canon, Leica e Pentax 645 di medio formato, tutto passato in digitale, riversato su pellicola e stampato in chimica tradizionale.
    Preferisco progetti più omogenei, per tanto abbia una gran poesia, la tecnica mista è un’atteggiamento molto amatoriale in quanto pone lo spettatore a doversi adattare foto per foto senza dare una visione omogenea della mostra.
    Salgado ama la grana, questo crea una foto mediamente scura. L’illuminazione diffusa dell’esposizione più foto scura, più vetro, crea il riflesso dello spettatore difronte all’opera.

    Voto finale: vale la pena di essere vista, ma Salgado ha fatto decisamente cose meglio esposte.

    AVVISO: non andate con il cane, se anche misura 20 cm, stà in mano, non abbaia, non morde e a ha 3 mesi, non è gradito ospite al museo, meglio che se ne stia in albergo a piangere. Così come i cani non sono graditi neppure i giornalisti, infatti è uno dei poschi musei d’Italia dove i giornalisti pagano.

La frase della settimana…

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