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Quando il mecenate è Chef. Ecco Paesaggio con Artista a Labico

Sette giorni, sette artisti (più uno) e sette curatori all’interno di un resort di lusso tra buon cibo, natura e arte. Questo era Paesaggio con artista, progetto di residenza d’arte nato da un’idea della collezionista Ines Musumeci Greco ed ospitato dalla tenuta di Vallefredda dello chef pluristellato Antonello Colonna.

Foto di Giovanni De Angelis
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Più che un centro benessere, il residence Colonna a Labico sembra il distaccamento fuori porta del MAXXI ed é sia architettonicamente che idealmente un vero e proprio centro per l’arte contemporanea. Cemento, resina, scultorei pezzi di design e grandi spazi di un vuoto minimale non sono quello che ci si aspetterebbe da una spa sulle dolci colline romane. Sembra di essere in Svezia e invece siamo in Ciociaria.

Nell’idea del proprietario, già chef del ristorante del Palazzo delle Esposizioni, c’é proprio la volontà di aprire le porte, o meglio le vetrate dell’edificio progettato da Francesco Aniello, a confronti culturali e residenze artistiche. L’aspetto che lega, coerentemente e giustamente, tutto ciò che confluisce in questo luogo, è il cibo. Così, anche per questo progetto (chiuso il 9 giugno), in collaborazione con S.A.C.S. (Sportello per l’arte contemporanea in Sicilia), i prodotti locali e i piatti della cucina di Colonna hanno accompagnato e intrattenuto gli artisti, dando loro spunti di riflessione anche sui propri gusti ed abitudini. “Un giorno vegani, un giorno vegetariani, il giorno dopo semplicemente curiosi”, così a detta della cucina.

Ad essere ispirati e deliziati da questa sette giorni lontani dalla città, sono stati i siciliani /barbaragurrieri/group, Giuseppe Buzzotta, Gabriella Ciancimino, Silvia Giambrone, Giuseppe Lana, Filippo Leonardi e Concetta Modica, con la partecipazione dell’artista statunitense Nari Ward. Se l’aspetto conviviale era quello che ci si aspettava uscisse di più da un’esperienza del genere, con una vena di stupore da parte degli stessi curatori, la convivenza tra questi semi sconosciuti ha portato ad un clima di accesa discussione e profondo raccoglimento, dati forse soprattutto dalla presenza di Ward, che non ha partecipato in veste di maestro ma di moderatore e attore a respiro internazionale.

Se ogni idea creativa nasce da una serie di concetti cardine che sono punto di partenza per iniziare il pensiero sull’opera e punto di arrivo per comprenderla, così il processo creativo anche nel microcosmo di Vallefredda si è basato su alcune parole chiave, tra cui:

“educazione culturale, nutrizione, economia, società, consumo, odore, ritmo, privilegio, paesaggio collettivo in movimento”.

Da qui ha preso le mosse la discussione e l’osservazione da parte degli artisti. Non tutti esattamente emergenti, né giovanissimi, i nomi selezionati dai sette curatori del S.A.C.S, sembrerebbero in effetti lontanissimi da Nari Ward, sia come percorso che come produzione artistica. Lui realizza lavori che raccontano la poetica della rovina, le paure e i sentimenti universali; loro estremamente legati alla particolarità della propria esperienza, al proprio corpo, alla propria storia. In realtà, come spiega Daniela Bigi, una delle curatrici, il gruppo si è trovato in un sentire comune dato dalle origini legate ad un luogo periferico rispetto ai grandi centri. L’artista giamaicano che ha portato la propria esperienza da un’isola caraibica a New York incontra questi artisti siciliani, anche loro con la difficoltà di far parte del sistema dell’arte pur rimanendo legati alla propria isola. Isolani chiamati a Roma – a parte Silvia Giambrone e Concetta Modica che hanno già lasciato la terra natia qualche anno fa – per una mostra che si terrà in autunno in uno spazio istituzionale romano ancora da definire, perché questo è lo step ultimo del progetto. Vallefredda è dunque una sorta di filtro, un luogo intermedio che è Lazio e storia della regione, ma non è ancora la capitale. Proprio come fosse una tappa del loro Grand Tour artistico verso la Roma antica, come si faceva nel XVII secolo.

Esposti nel salone d’ingresso del resort, i primi bozzetti e gli appunti derivati dalle riflessioni di ognuno degli artisti. Dall’annuncio immobiliare di una casa presa in affitto a Labico, ad un video a camera fissa sugli animali della fattoria dal titolo “perché mangiamo gli animali”, e poi ancora disegni, pietre ad incorniciare parole su fogli volanti e fotografie. Il gruppo compatto formatosi in questa settimana di socializzazione temporanea si manterrà in contatto nel corso dei prossimi mesi per costruire, insieme ai curatori, l’idea della mostra prossima.

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