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Musei statali e siti archeologici italiani aperti di notte: una festa che sa di farsa

Sia chiaro: un plauso va all’iniziativa che dal 27 luglio 2013, e per ogni ultimo sabato del mese sino alla fine dell’anno, apre la sera –  dalle 20:00 alle 24:0038 luoghi della cultura tra musei e aree archeologiche statali. Per la verità, non a  tutto-tutto sarà dedicata quest’attenzione; infatti, come precisano dal MIBAC:

“le aperture saranno assicurate per i musei fino a dicembre 2013, mentre per i siti archeologici fino a settembre 2013.”

Una notte al museo, insomma, ideata dal Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo  – con la collaborazione della Direzione per la Valorizzazione –, e simile a tante iniziative internazionali e a Notti bianche attivate da altri in passato, parte con un distinguo. L’altro distinguo lo facciamo qui noi, e lo fanno da mesi e mesi direttori e impiegati di Musei e tanti cittadini, domandando: perché non concentrare soldi, personale e forze per aprire negli orari normali quello che dovrebbe andare a pieno regime e non ci va? Per esempio, solo a Roma, la Biblioteca del MAXXI, che ha un accesso a pagamento – lo è chiedere un tesseramento, se pur non esoso -, è chiusa dal 2 luglio al 6 settembre (per ferie? Per carenza dell’organico? Per una bislacca convinzione che il pubblico, nei mesi caldi, non la frequenterebbe, dimenticando quante persone restano nelle città e a studiare d’estate?); e molte sale del restaurato Palazzo Barberini, con una Galleria Nazionale d’Arte Antica tra le più ricche e visitate,  ad oggi restano a rotazione invisibili ai tantissimi fruitori, moltissimi dall’estero; stesso rischio alla Gnam, la Galleria Nazionale  d’Arte Moderna… In attesa che il Mibac vada avanti nello stanziamento milionario per la Reggia di Caserta e le sue facciate – in un progetto pilota del Ministero della Coesione territoriale “per coinvolgere il tessuto imprenditoriale locale” –, e che abbiano termine i tanti, eterni commissariamenti, con giochi al rimpiattino tra nomine e competenze, per esempio nei parchi regionali (vedi Appia Antica), ben vengano occasioni accattivanti come quelle di passeggiate al chiaro di luna tra i monumenti, le archeologie e le collezioni museali: ma a che serve, davvero, questa scelta temporanea se poi si permette che a Pompei i crolli si susseguano continui e irreparabili? Se non ci si occupa abbastanza del deterioramento delle Mura romane (solo per citare tra i casi più clamorosi) che non si ferma certo con qualche rattoppo e consolidamento qua e là…?

Caro Ministro Bray, questo suo progetto pilota – ecco che torna la parola! – che ha, come lei ci comunica, “l’obiettivo di diventare un appuntamento stabile per rendere la fruizione della cultura più ampia possibile e per offrire ai turisti che visitano il nostro Paese un’opportunità indimenticabile”, non è utile a nulla se non si mette mano al portafoglio e a un piano coordinato di serio e costante recupero della situazione-cultura; stia certo: “indimenticabile” lo è, eccome, trovare la Sala delle Colonne del Barberini chiusa, dopo ore di fila, o già senza la luce di un’illuminazione da non tanto progettata e fiore all’occhiello espositiva. O morire di caldo per condizionatori guasti in alcuni Musei, o per l’assedio di venditori abusivi in aree archeologiche, tra l’altro lambite da cartellonismo selvaggio…

Lei dice di volere, con questa iniziativa, avvicinare “i nostri musei agli standard europei”, ma proprio degli standard europei dovrebbe tener conto seriamente, correndo ai ripari e non a episodiche seppur benemerite scelte-placebo; sono, cioè, urgenti: una modernizzazione delle strutture e in generale della situazione museale italiana, il rifiuto dalla logica emergenziale per ripristinare quella della tutela ordinaria; un ragionamento condiviso che riporti la Cultura e le Arti visive – anche quelle Contemporanee – ad essere percepite e trattate come un Bene comune e un veicolo di indotto importante (lavoro, introiti statali, credibilità nazionale anche all’estero etc.); dulcis in fundo, serve un preciso e intervento fiscale ad hoc, risolutivo di tanto nero presente in un settore che non può essere vessato da gabelle burocratiche infinite né concepito e stimato dallo Stato come semplice attività commerciale.

Siamo felici e partecipiamo a questa “intenzione” – questo il verbo usato nel dispaccio ministeriale dato alla Stampa – che a suo, a vostro avviso potrà “richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sull’importanza di questi luoghi, quali riferimenti essenziali per la promozione dei territori e dunque significativi veicoli di sviluppo economico”:  ma gran parte dei cittadini e i turisti la conoscono, tale “importanza”, che in tanti anni solo le istituzione preposte hanno dato prova di ignorare. Con la Cultura, si disse stoltamente, “non si mangia” e se è vero – e non lo è -, ciò forse vale solo in un’Italia del bengodi a causa dell’ignavia di responsabili di Ministeri, Comuni, Regioni e Provincie. Tra parentesi: stia certo che non sarà la cartolarizzazione ad essere una soluzione, né una Notte dei Musei o Bianca che sia, seppure ciclica.

In attesa di notizie confortanti e decisive dal suo Ministero – che è anche il nostro -, auguriamo a tutti di godere di splendide serate museali la cui lista connessa, completa dei siti open e di dettagli, è consultabile online:
www.beniculturali.it e www.valorizzazione.beniculturali.it

Il cursore diretto sulle immagini visualizzerà le didascalie; cliccare sulle stesse per ingrandire.

 

3 commenti

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  • Negli ultimi mesi mi sono parecchio interessato alla museografia, e a questi sovracitati “standard europei”. Intanto, dobbiamo ricordarci che questi “standard europei” prevedono uno staff museale preparato e competente, continuamente aggiornato, ben disposto verso i visitatori, “formato” per svolgere quell’attività (non stagisti a tempo determinato e non pagati), oppure anche la capacità di gestire e di far entrare fondi dall’esterno tramite politiche di fundraising progettate su un ciclo pluriennale, con la capacità di riuscire ad entrare in contatto in maniera serio e sano con i privati in grado di investire (non un sistema museale cronicamente e generalmente agganciato all’unica risorsa ministeriale), o ancora la capacità di gestire una politica di rientro (in ambo le direzioni) del patrimonio artistico nella propria sede, senza considerare le capacità didattico-formative, che sono sempre o spesso all’appannaggio della divulgazione, e quasi mai dell’approfondimento, oppure l’incredibile chiusura delle istituzioni museali a proposte esterne ect ect.
    Insomma, le carenze sono così sistematiche da non permettere di vedere all’orizzonte il raggiungimento di qualsivoglia standard europeo, o anche solo quello fissato nazionalmente, che è puntualmente disilluso. E non mi si venga a commentare che il Maxxi o il Mart, o altri musei top level, li raggiungono questi standard: 1) perché non è vero, 2) perché se non li raggiungono i musei di prima fascia, stavamo proprio messi male. Infatti stiamo proprio messi male.

  • Condivido pienamente Barbara. In questi giorni ho visitato molti musei romani, ed ogni giorno ne notavo una: custodi in ferie, orari dimezzati, sale espositive ridotte ad uffici, con telefoni anteguerra e copie di Novella 2000 (ogni riferimento a Galleria Spada non è casuale). Possiamo mandare in pensione tutti i custodi sopra i 60 anni, che dormono nelle sale e assumere giovani anche laureati per fare i “custodi” fisici ma anche culturali (con promozione di iniziative, studi e ricerche)di questi luoghi arrivati incredibilmente intatti fino a noi?

La frase della settimana…

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