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Palazzo Lucarini – Galleria Cinica # 5. Intervista a Melissa Giacchi

Pittura, suoni, disegni, video ed installazioni architettoniche. Pratiche artistiche diverse che finora hanno allestito gli spazi di GALLERIA CINICA, progetto ideato da Maurizio Coccia e Mara Predicatori per Palazzo Lucarini Contemporary – ex Flash Art Museum di Trevi (PG).
L’intensa programmazione, arrivata al quarto appuntamento, propone per l’estate OPERARI Lavoro di Forme, un interessante progetto di Melissa Giacchi in collaborazione con l’Associazione Culturale Dancity, a cura di Carla Capodimonti.

OPERARI scaturisce dalla collaborazione di sinergie differenti ma affini per intenti: un architetto, un’associazione culturale locale nata dal desiderio di esplorare il panorama artistico e musicale in continuo movimento/mutamento della provincia perugina, e una danzatrice. Tre realtà che hanno dato vita ad un’opera innovativa e coinvolgente, lontana dai soliti cliché espositivi. Obiettivo ultimo è coinvolgere totalmente lo spettatore grazie al connubio di molteplici pratiche: da quella visivo-architettonica a quella musicale, dal video al movimento corporeo restituito a passi di danza contemporanea.

Un’indagine che prende le mosse dallo stesso titolo della mostra: un termine che attinge dal latino ŏpĕro ovvero lavoro, per svilupparsi attraverso una struttura composta da forme di matrice geometrica, ognuna delle quali, appunto, opera e/oagisce con la sua adiacente per dar vita ad un linguaggio volumetrico che si concretizza nella terza dimensione.

Il lavoro, già esposto nel 2012 all’interno del Dancity Festival di Foligno, è stato riadattato agli spazi di Palazzo Lucarini. Infatti, per Galleria Cinica l’analisi strutturale originaria è stata ampliata grazie ad una riflessione sui concetti di micro e macro architettura affrontati in riferimento sia all’ambiente sia al rapporto con l’astante.

Melissa Giacchi – classe ’84, architetto d’interni, designer e curatrice di allestimenti e scenografie, nonché parte attiva del collettivo Dancity – ha trasformato le due sale dello spazio espositivo attraverso un intervento multidisciplinare. Oltrepassato un velo scuro, si accede nella prima stanza, dove la performer Lucia Guarino interagisce con il complesso organismo nero che, come una seconda pelle, si aggrappa alle pareti circostanti, come documentato nel video della performance: http://youtu.be/IHlV2ZU6hP8. Riferimento della conformazione di OPERARI, e dei suoi singoli solidi volumetrici, sono le strutture degli organismi multicellulari, nelle quali le varie cellule differenziate assumono fattezze molto diverse, che rispondono a funzioni altamente specializzate. Nel secondo ambiente un micro – OPERARI fa da contraltare al video di Paolo Pinaglia, imperniato sul tema della percezione, dove è posta in primo piano la vita della materia attraverso una serie d’immagini macroscopiche che mostrano la composizione modulare di essa, come un tessuto cellulare vivo ed in continuo movimento (http://youtu.be/VkIcZ3ttklI). Il tutto accompagnato dal suggestivo sottofondo musicale elaborato dal duo Schroders e diffuso in entrambi gli ambienti. Un’esposizione studiata nei minimi dettagli in cui immagini, suoni, forme e movimenti risultano in perfetta armonia. Ne deriva un itinerario verso i labili confini che dividono l’arte visiva dall’architettura. Fine ultimo dell’intervento è proporre una riflessione sul come il pubblico odierno percepisce l’arte contemporanea ovvero su quelle consuete domande che l’utente si pone, ri-proponendo un dibattito ancora oggi attuale.

Di seguito, abbiamo intervistato l’architetto d’interni, designer e curatrice di allestimenti e scenografie, nonché parte attiva del collettivo Dancity, Melissa Giacchi.

OPERARI. Lavoro di Forme è un progetto basato su una struttura geometrica dove ogni singola parte collabora e/o lavora con l’altra attraverso un linguaggio volumetrico da cui si origina un’installazione ambientale. Come nasce l’idea di questo progetto?

“Il progetto OPERARI è nato lo scorso anno in occasione della mostra RETROACTIVE dell’artista e graphic-designer Trevor Jackson per il Dancity Festival, festival di musica elettronica e arti digitali. Il tema del festival 2012 era “Labour of love”, l’amore e la passione per il proprio lavoro. Dal concept prende forma una personale riflessione circa le strutture reticolari ad impianto geometrico, sistemi che necessitano di collaborazione tra ogni singolo elemento che le compone e al loro forte rimando all’aggregazione degli organismi multicellulari. Due concetti che accomunano il lavoro e la matrice geometrica propria di molti dei miei progetti personali.”

L’installazione site-specific, consistente in una successione di poliedri formati dall’assemblaggio manuale di poligoni di cartone precedentemente tagliati al laser, oggi ospitata presso Palazzo Lucarini Contemporary, è stata già presentata nel 2012 a Foligno per il Dancity Festival, festival di musica elettronica ed arti digitali. Spazi diversi e ambienti differenti che hanno sicuramente comportato un riadattamento dell’opera alle due stanze della GALLERIA CINICA. In che modo hai proceduto?

“La diversità dei due palazzi si contrappone alle loro somiglianze, date dalla forte connotazione storico-architettonica degli spazi altamente caratterizzante. In entrambi i casi l’installazione OPERARI si pone come un tessuto volumetrico che non vuole mascherare il contenitore ma aggrapparsi allo stesso come una seconda pelle.
In dettaglio, presso Galleria Cinica ho notato una forte linearità delle sale date, interrotta solo in un punto da una sporgenza di un pilastro portante posto lungo i muri perimetrali: proprio in quell’angolo s’innesca il movimento volumetrico che dal pavimento corre in altezza lungo lo spigolo per dispiegarsi poi nel soffitto.”

La riflessione sui concetti di macro e micro architettura, su cui rifletti in questa mostra, è una delle indagini-cardine intorno a cui s’impernia la ricerca di architetti che operano ponendo attenzione sia all’ambiente/luogo/paesaggio in cui il loro progettare s’inserisce, sia all’uomo in quanto individuo che usufruirà di tale struttura. Con l’organismo-OPERARI hai immesso un tuo lavoro all’interno di un contesto inusuale ovvero uno spazio museale e storico. Cosa significa per te estrapolare una struttura architettonica e riadattarla a tale contesto? E perché hai accettato questa sfida?

“Io mi occupo d’interni per cui ogni intervento che faccio è una sfida che accetto con me stessa per rispondere al meglio alle esigenze dell’uomo che ne usufruirà. In particolare, OPERARI fa parte di un progetto personale che ho avviato da un anno dal nome “ABITO”, che ha a che fare con l’architettura e che rimanda sia all’attenzione e la cura che il sarto dedica nel cucire su misura un abito per il proprio cliente, sia al tempo presente del verbo ABITARE, che riveste un ruolo importante nel mio lavoro, visto che noi abitiamo gli spazi. OPERARI nasce come un abito, essendo un’installazione site-specific progettata ed installata completamente in loco ed è quindi l’abito che io ho studiato per Galleria Cinica.”

L’opera presentata, in piccolo e in grande formato, genera una seconda pelle ovvero vuole essere una sorta di tessuto architettonico che si aggrappa alle pareti della Galleria Cinica per trasformarla, immettendo l’osservatore in un’architettura di solidi. Che ruolo ha lo spettatore all’interno della tua opera? Diventa il fulcro dell’opera oppure è solo un astante passivo che deve sottostare allo spazio da te modificato?

“Il concetto dello spettatore mi sta molto a cuore, perché io stessa una volta terminato un progetto, qualsiasi esso sia, sono spettatore. Colui che guarda è parte dello spazio e diventa il punto di riferimento e l’unità di misura per Operari in formato macro e micro, che ritroviamo appunto nelle due sale. Detto ciò il suo ruolo non può che essere attivo e partecipativo.”

Oltrepassata la performer e la macro struttura, si entra nella seconda stanza, dove un micro-OPERARI si contrappone a un video proiettato sulla parete di fronte. Che cosa vuole rappresentare il filmato? E perché opporre un micro-organismo a una proiezione video ovvero che relazione esiste tra loro?

“I due elementi sono strettamente connessi: un plastico sospeso di OPERARI, quindi una riproposizione in scala dell’allestimento presente nella prima stanza e la proiezione in scala di una serie di campionature di tessuti materiali, pelle umana e cellulosa fatta con un microscopio a telecamera digitale. Un video realizzato da Paolo Pinaglia che rende macro e quindi ben visibili strutture invisibili, quindi micro. Torna l’antitesi e si conferma la struttura a base geometrica di molti dei materiali con cui ogni giorno entriamo in contatto.”

In occasione del vernissage hai voluto che la danzatrice professionista Lucia Guarino eseguisse una performance, in modo da creare un dialogo attivo tra la performer, l’opera ed il pubblico. Un esperimento riuscito che ha coinvolto maggiormente lo spettatore rendendolo partecipe dell’installazione grazie ai movimenti eseguiti dalla danzatrice mascherata, semplice rappresentazione dell’osservatore. S’innesca così una riflessione sul come oggi il pubblico percepisce l’arte contemporanea e sulle difficoltà di poterla comprendere appieno da chi non è addetto ai lavori…

“Io credo che l’arte contemporanea viva delle difficoltà legate alla comprensione di alcune opere. Io vivo personalmente tale difficoltà ed ho voluto denunciare tale limite portando in sala lo spettatore ideale, quello che ogni artista vorrebbe di fronte alla propria opera, che comprende appieno il progetto tanto da entrarne a far parte e assumerne le sembianze. Lucia Guarino con la sua performance ha esaudito il mio desiderio: quello di vedere uno spettatore perfettamente catturato dall’opera nella sua interezza, compreso l’aspetto audio che non sarebbe stato possibile senza l’aiuto del duo Schroeders, di Niccolò Tramontana e Stefano Galli, anche loro della famiglia Dancity.

Il cursore diretto sulle immagini visualizzerà le didascalie; cliccare sulle stesse per ingrandire.
Foto di Diego Barletti e Maila Buglioni

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