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La Chiena. I segni dell’acqua nella città di Campagna

Mappa di Campagna
Mappa di Campagna

Il fiume Tenza si getta verso il Sele ad acque piene. E’ un fiume breve, ma nel suo percorso, fin dalla sorgente sul Monte Polveracchio, tocca gole, ponti, santuari, riceve le acque di altri torrenti, passa fra i boschi rinverdendo le sponde fino ad arrivare nella città di Campagna, il primo paese che s’incontra dopo Eboli quel luogo del quale, circa settant’anni fa, Carlo Levi ci raccontava che lì si fermavano strade e ferrovie, prima di inoltrarsi nelle terre aride, desolate e dimenticate da Dio.

Eppure Campagna, posta su uno dei tanti percorsi della Via Francigena verso la Terrasanta, ha una storia antica e piena di cultura: fino al XVII, secolo vi prosperarono, infatti, università, ospedali, tipografie, chiese e industrie, tutte strettamente legate all’acqua.
Perchè Campagna e l’acqua sembrano essere un tutt’uno fin dalle più remote origini, proprio grazie alle acque del fiume Tenza e dei suoi affluenti attorno ai quali è fiorita la civiltà e le aggregazioni sociali.

Il rapporto più evidente con l’elemento rigeneratore e purificatore è oggi costituito dalla Chiena, ovvero il rituale di deviare il corso del fiume lasciando che invada le strade del centro storico: un evento eccezionale di antica origine, forse unico, sospeso tra mitologia, storia e realtà che affonda le sue radici nell’usanza economica, naturale ed ecologica di pulire le vie della città. Un “lusso” sconosciuto agli altri paesi vicini.

Quando, dopo il terremoto dell’Irpinia che ha raso al suolo la Città di Campagna, si volle dare un segno che il futuro sarebbe potuto essere bellissimo, si pensò di riproporre il rituale dell’acqua in stretta connessione con l’espressione artistica. Indimenticabile la tela lunga quanto tutto il Corso principale della città antica, sulla quale lavorarono contemporaneamente artisti venuti da tutto il mondo, ospitati dai campagnesi che volevano rimpossessarsi della bellezza.Unico anche lo spazio espositivo creato all’interno del Convento in cui aveva fatto il noviziato Giordano Bruno, nuovi gli spettacoli di teatro di strada e teatro popolare che s’integravano con le performances artistiche, ma soprattutto divertente e liberatoria la Chiena con l’acqua fredda che scivolava tra i polpacci e si gettava giù per la discesa mentre tutti gli abitanti, armati di secchi, davano vita alla secchiata un vero e proprio carnevale estivo.

Nonostante l’evoluzione non più spontanea della manifestazione, ogni anno la Chiena ritorna sia come recupero di una memoria individuale e collettiva, sia come momento spettacolare ed anche un po’ modaiolo.

Anche quest’anno, ovviamente. E qui potete trovare le date e gli appuntamenti.

Da non perdere sono le giornate dedicate alla secchiata (che da tempo è stata limitata a tre soli pomeriggi più per paura di apparire “selvaggi” agli occhi del turista, che per gli effettivi pericoli), mentre da guardare con attenzione e stupore, è invece la partecipazione degli abitanti di tutte le età che, con una sinfonia di energie diverse, si lasciano trasportare da quest’ondata di allegria che rappresenta anche uno degli aspetti più intensi della familiarità di questa città con l’elemento acqua. Solo così si comprende come, nei secoli,  a Campagna l’acqua sia stata usata come vera vita e crescita; si comprende perché ci sono così tante fontane, pozzi e lavatoi; solo così si intuisce il perché degli antichi molini, dei frantoi, delle cartiere e di tutti gli altri utilizzi dell’acqua che si sono avvicendati nei secoli a livello agricolo, industriale e culturale.

Guardando Campagna sulla cartina geografica, salta evidentemente agli occhi che la città ha la forma di un utero generatore capace di contenere e mantenere la vita (acqua), di proteggere e nutrire, di celare e racchiudere al suo interno qualcosa di invisibile e misterioso.
Seguendo questo percorso simbolico il fascino di questa città si fa sacro e, cercando ancora più a fondo, si trova realmente una fortissima connessione fra l’acqua e le tradizioni spirituali e religiose della città. Soprattutto nella memoria conservata dalle numerose Confraternite che spesso custodiscono le vestigia di un culto dei morti profondamente legato all’acqua (come ad esempio la Confraternita di S. Maria del Soccorso nella cui cripta scorrono tre piccoli fiumi sotterranei o la Confraternita del Monte dei Morti che custodisce un antico cimitero sulle acque del fiume).

E poi, quando Campagna finisce (ma prima dovrete aver visitato le molteplici chiese, la colonna di S. Antonino dove venivano legati gli indemoniati prima di ricevere l’esorcismo, i palazzi, le numerosissime fontane ed i cortili che sembrano nascondere segreti e storie di vite, il Castello Gerione, il Santuario della Madonna di Avigliano, il Parco Naturale del Monte Polveracchio…), il mare non è lontano, meno di 35 km e si è a Paestum sulle cui spiagge il mare è pulito, mentre nel sito archeologico  i templi della Magna Grecia ancora conservano tutta l’energia sacra dei secoli. E se ancora non basta c’è la Certosa di Padula patrimonio dell’umanità (di cui parleremo in un altra Landscape Map), le Grotte di Pertosa e, spostandosi ancora un po’ più a sud, si raggiunge il Cilento dove oltre il mare, il Parco Nazionale e il Vallo di Diano, ci sono ancora una trentina musei etnografici dove scoprire tutto delle civiltà che hanno abitato questo pezzo di Italia dagli Osci in poi.

Il cursore diretto sulle immagini visualizzerà le didascalie; cliccare sulle stesse per ingrandire.

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