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Street Art a Bari, replica di Doppelgaenger: solo politica. Con intervista a Vittorio Parisi

Dopo il nostro pezzo di approfondimento sulle polemiche seguite agli interventi di arte urbana a Bari, in occasione della mostra Fresh Flâneurs della galleria Doppelgaenger, abbiamo chiesto al curatore Vittorio Parisi di rispondere ad alcune domande, per confrontarci su alcune tematiche emerse e farci raccontare qualcosa di più di questo evento che ha portato importanti artisti italiani e stranieri a Bari, per realizzare una vera e propria mostra, interventi permanenti sui muri della galleria e superfici esterne in città.
Il mini-festival (ma non troppo mini, a dire il vero) di street art promosso da Doppelgaenger è la prosecuzione in esterno di un progetto di residenza d’artista e di lavoro sui muri della galleria da parte degli artisti invitati.

Vittorio Parisi, cercare per tali artisti dei muri in esterno risponde prevalentemente al soddisfacimento di un peculiare istinto comunicativo degli artisti o c’era stata una precisa volontà di parlare alla città attraverso il linguaggio dell’arte contemporanea?

“Io direi con una certa sicurezza entrambe le cose. Fresh Flâneurs si colloca a metà strada tra una mostra e un festival: non può dirsi una mostra convenzionale, perché la sua vocazione è stata sin da subito “invasiva”, ma non nasce con la pretesa di essere un festival, nonostante la sua portata. L’individuazione dei muri in esterno è stata la condizione di partenza per realizzare l’iniziativa. Avrebbe avuto poco senso l’invitare degli Street Artists senza farli lavorare sulle superfici cittadine: probabilmente non avrebbero partecipato, o comunque non l’avrebbero fatto con questo entusiasmo. L’istinto del dipingere sui muri in esterno si accompagna sempre, a mio avviso, all’obiettivo di parlare a un pubblico molto più vasto di quello di una galleria: non solo collezionisti, potenziali acquirenti, cultori e appassionati d’arte. L’arte urbana tenta – e il più delle volte ci riesce, illegalmente o legalmente – un avvicinamento ecumenico, utilizzando media e stili assai differenti gli uni dagli altri, e sfruttando determinati linguaggi, come la monumentalità, l’ironia, l’utilizzo creativo di superfici preesistenti.”

Che occasione è stata questa per Doppelgaenger e come si inserisce Fresh Flâneurs nella programmazione della galleria, al suo primo anno di vita?

“Come galleria, la nostra attenzione è rivolta a fenomeni espressivi contemporanei di varia estrazione, non vogliamo essere settoriali, dunque non è nelle nostre intenzioni specializzarci nell’arte urbana. Fatta questa premessa, apparteniamo a quella scuola di pensiero che vede nella Street Art l’ultimo grande movimento, in termini temporali, dell’arte contemporanea. Avevamo in mente un’iniziativa di questo genere già da diversi mesi, e il primo compleanno di Doppelgaenger ci sembrava un’ottima occasione per metterla in atto, anche facendo tesoro del clima estivo e dell’attrattiva di cui gode la Puglia. L’aspetto residenziale di Fresh Flâneurs è stato, non a caso, uno fra i più interessanti. Agli artisti (in particolare agli stranieri) Bari è piaciuta moltissimo, si sono integrati perfettamente nella vita del luogo e hanno anche avuto occasione di visitare un po’ la regione. Poterli ospitare in galleria è stata, oltretutto, un’esperienza molto bella.”

Fresh Flâneurs nasce ad un anno di distanza da CAP 70100, l’iniziativa di arte urbana promossa dal Comune e dall’associazione V-Roots con cui si affidava un muro legale ad uno street artist o writers, iscritto ad un albo appositamente creato. Dopo i graffiti arriva l’arte contemporanea in strada, come è arrivata la città di Bari a questo evento?

“L’Associazione V-Roots ha gettato per prima le basi per porre all’attenzione della città (intesa sia come governo sia come cittadinanza) diversi aspetti e tendenze dell’arte urbana, in chiave locale e globale. Negli Anni Novanta Bari ha goduto di una scena Writing molto interessante, paradossalmente conosciuta più all’estero che in Italia. A partire dal 2010 è stato intrapreso un cammino che ha portato all’organizzazione di diversi eventi in città e in Puglia (uno su tutti: Scenario Project, ad Altamura, che ha visto la partecipazione di Shoe, Zedz e Petro) e, soprattutto, all’istituzione dell’albo dei Writers e all’assegnazione dei muri legali a Bari, iniziativa conosciuta con il titolo CAP 70100. L’operazione di Doppelgaenger è arrivata, ritengo, nel momento più opportuno. Il Sindaco, assieme a buona parte dei suoi collaboratori, ci ha creduto e l’ha sostenuta sin dall’inizio: il Comune ha concesso superfici urbane di sua proprietà (differenti rispetto a quelle previste da CAP 70100, che sono per lo più muri bassi e molto lunghi), adatte ad accogliere interventi di fattezze monumentali.”

L’intervento di Sten&Lex sul Palazzo dell’Economia è stato quello più contestato. Tu stesso lo definisci “bene architettonico” e, per la sua collocazione nel centro storico della città, l’attenzione della Soprintendenza sembra scontata. Ci hai raccontato la storia dell’edificio e il grande lavoro degli artisti, apprezzato da eredi e cittadinanza. Quanto è stato importante per voi averlo tra i muri del festival?

“Il Palazzo dell’Economia è stato a lungo un bene architettonico, e portava la firma di uno dei più importanti architetti baresi, Vito Sangirardi. Purtroppo, non è più un bene architettonico da quando, nel 2000, l’amministrazione comunale di allora autorizzò una ristrutturazione che ne trasformò pesantemente e in maniera scriteriata la facciata. La polemica esplosa sull’utilizzo di questo edificio ha natura politica: non è partita dalla Soprintendenza (che era stata messa al corrente dell’intervento circa venti giorni prima del suo inizio, attraverso un’informativa del Comune), ma da alcuni consiglieri dell’opposizione. L’edificio è, a mio avviso, importantissimo per l’iniziativa: accoglie l’intervento più imponente mai realizzato, ad oggi, da Sten & Lex. Parliamo di due artisti italiani di fama mondiale, che hanno lavorato gratuitamente per due settimane e per più di dodici ore al giorno, investendo di un valore nuovo un bene che era stato sfigurato.”

Ritieni che la cittadinanza sia convinta dell’importanza di accogliere un lavoro così grande e così intenso come quello dei due artisti italiani, famosi in tutto il mondo?

“Nei giorni in cui è esplosa la polemica, le edizioni locali dei quotidiani “Corriere della Sera” e di “La Repubblica” hanno lanciato un sondaggio on-line per testare l’indice di gradimento dell’iniziativa da parte dei lettori. In media, l’85% dei partecipanti ha risposto positivamente. Naturalmente, questo non è un dato scientifico, ma mi sembra comunque molto incoraggiante. Sono, tuttavia, dell’idea che la discussione del gradimento non debba limitarsi a una mera questione estetica.
Trovo del tutto normale che un intervento così imponente possa aver destato perplessità in alcuni, però questa non è un’operazione di decoro urbano, c’è molto alto dietro: Bari deve convincersi della duplice opportunità che un’iniziativa come questa rappresenta. La prima: avere in casa, a costo zero, l’opera di artisti conosciuti, invitati e gratificati in tutto il mondo. La seconda, conseguente: contribuire alla visibilità di Bari nel Mondo, attraverso un canale culturale inedito in città, quello dell’arte urbana internazionale. Le resistenze maggiori, come sempre, non provengono tanto dai cittadini, quanto da una certa parte politico-amministrativa locale ancora molto conservatrice.”

Con Fresh Flâneurs avete proposto una sorta di compendio di stile dell’arte contemporanea street. Ci fai viaggiare con la fantasia attraverso questi lavori?

“Correndo il rischio di apparire didascalici, l’idea è stata sin da subito quella di mostrare degli esempi piuttosto vari degli stili e delle tecniche che l’arte urbana ha potuto sperimentare, in Italia e in Europa, nell’ultimo decennio. Abbiamo volutamente evitato di individuare un tema, un fil rouge tra i vari interventi: gli artisti sono stati lasciati totalmente liberi di scegliere come e dove dipingere, e soprattutto cosa rappresentare. L’intera mostra è suddivisa in due aree: figurativo e astratto. Da un lato, una figurazione che, dal vagheggiare un gusto passatista (Ozmo), si fa via via più stilizzata (Sam III) e illustrativa (Hell’O Monsters), in alcuni casi strizzando l’occhio ad artisti, stili e iconografie del passato. Dall’altro lato, l’astrazione si fa geometrica e colorata con Eltono, informe e misteriosa con 108, per poi citare suggestioni optical o gribouillage puro con Sten & Lex.
In tutto questo, le tecniche utilizzate sono molteplici: dal disegno alla tela, dalla scultura-installazione allo stencil e al paper-cutting. È, come hai detto, un compendio, e forse soprattutto un’introduzione: mancano all’appello tante altre testimonianze e tante altre tecniche di cui l’arte urbana si è appropriata negli ultimi dieci anni (penso alla fotografia di JR, alla wall painted animation, alle sperimentazioni di Vhils o ai mosaici di Invader). Ritengo sia un ottimo ABC per un pubblico che voglia cominciare a conoscere la natura trans-mediale e trans-stilistica dell’arte urbana.”

Bari si è dimostrata ricettiva e appassionata, come tante città che ospitano l’arte urbana? Siete sorpresi? Lavorando in città, vi sareste aspettati un minore entusiasmo o addirittura indifferenza?

“L’indifferenza, una mancata reazione dei baresi, era l’ultima cosa sulla quale avrei scommesso. Bari è una città assai poco abituata a certi détournements, e le primissime reazioni sono sempre a cavallo tra la sorpresa e la preoccupazione. Mentre l’opera di Sam3 (la prima realizzata in ordine cronologico) si materializzava sul timpano della Caserma Rossani, in molti si fermavano meravigliati e si dicevano:

“Finalmente succede qualcosa su ‘sto rudere!”.

Alcuni si chiedevano:

“Ma perché nera? Non può farla colorata?”.

Altri si preoccupavano di quanto denaro pubblico fosse stato speso, per poi tirare un sospiro di sollievo nel sapere che l’operazione, pur avendo portata pubblica, fosse stata finanziata privatamente. Tutte reazioni fisiologiche e attese, penso, complice la scarsa salute finanziaria e culturale italiana; complice l’assenza, un po’ atavica a Bari, di particolari novità e di iniziative così invasive”.

Fresh Flâneurs è una mostra temporanea o diventerà un appuntamento fisso con l’arte urbana su cui Bari può contare per diventare ancora più bella e internazionale?

“Doppelgaenger continuerà a guardare all’arte urbana con grande attenzione e interesse anche in futuro, ma per ora non c’è il progetto di far diventare Fresh Flâneurs un appuntamento a cadenza fissa. È stata un’esperienza che umanamente ci ha arricchito molto, una novità in città e l’occasione di stringere un bel legame con degli artisti che, oltre ad essere dei lavoratori infaticabili, sono anche delle bellissime persone.
Il cammino dell’arte urbana a Bari avrà comunque un seguito: chiunque si dovesse impegnare in tal senso, Doppelgaenger o altri, dovrà cercare di raccontare altre novità, magari provenienti da Oltreoceano, e contemporaneamente creare un’interazione sempre più profonda tra queste e la realtà locale. Naturalmente, politica e burocrazia permettendo. Questo rimane l’unico, difficile scoglio da superare, in una città che merita e al tempo stesso può offrire tantissimo.”

Il cursore diretto sulle immagini visualizzerà le didascalie; cliccare sulle stesse per ingrandire.

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