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Pionieri # 9. Haroun Tazieff, il poeta del fuoco

La nostra penisola oltre ad essere storicamente un paese a forte rischio sismico, ospita 10 vulcani o sistemi vulcanici ancora attivi, ossia che hanno dato vita, negli ultimi 10.000 anni (un tempo brevissimo se si considera l’età del pianeta), a manifestazioni di attività vulcanica.

Anche dietro a nomi che evocano gite fuori porta o mete turistiche estive si nascondono vulcani capaci di provocare eruzioni devastanti con una profonda modificazione del paesaggio e della morfologia del territorio. Nell’ordine troviamo il sistema vulcanico dei Colli Albani e dei i Campi Flegrei, il Vesuvio, Ischia, lo Stromboli, Lipari, Vulcano, l’Etna, Pantelleria e l’Isola Ferdinandea, che rappresenta un caso molto particolare. In realtà solo lo Stromboli e l’Etna presentano un’attività persistente, ovvero danno eruzioni continue o separate da brevi periodi di riposo, dell’ordine di mesi o di pochi anni. Ma questi vulcani possono produrre eruzioni in tempi corti o medi. Tutto questo per ricordare ai lettori che viviamo solo sulla superficie, sulla “pelle” di un pianeta vivo e capace di liberare energia dal suo interno di centinaia di megatoni che potrebbero rendere improvvisamente inabitabile quelle che sono considerate la meta delle nostre vacanze o i centri abitati dove avvengono le nostre abituali attività quotidiane.

In Italia, sin dall’antichità, l’uomo ha dovuto fare i conti con questa realtà. L’eruzione storica più celebre è quella che distrusse nel 79 d. C. le città di Pompei, di Ercolano e di Stabia dove lo stesso scrittore romano Plinio il Vecchio trovò la morte per le esalazioni sulfuree dell’eruzione del Vesuvio mentre cercava di osservare il fenomeno vulcanico più da vicino. Per questo venne riconosciuto come primo vulcanologo della storia. In suo onore viene usato il termine di eruzione pliniana per definire una forte eruzione esplosiva, simile appunto a quella del Vesuvio in cui perse la vita. Sorte diversa toccò a suo nipote lo scrittore e senatore Plinio il Giovane che riuscì a sopravvivere alla eruzione del Vesuvio osservando il fenomeno dal lato opposto con il vento favorevole che gli risparmiò la mortale nube sulfurea. Anch’egli è considerato quindi uno dei pionieri della vulcanologia. Ma eccetto i due antichi romani, bisogna aspettare Giuseppe Mercalli (ideatore dell’omonima Scala a suo nome, di misurazione degli eventi simici) prima di trovare un illustre italiano tra i vulcanologi più famosi di sempre in un elenco fatto principalmente di francesi e britannici. Ciò è singolare, per un Paese che vive in così stretto rapporto con questa realtà.

Scorrendo questo elenco sicuramente uno dei personaggi più interessanti affascinanti resta Hauroun Tazieff che il grande poeta francese Jean Cocteau soprannominò “Poeta del fuoco”.

Haroun nasce a Varsavia in Polonia nel 1914 sotto la Russia di Nicola II Romanov da padre tartaro, dottore in medicina e da una madre russa, chimica e dottoressa in scienze politiche. Un mix etnico che accostato ad un nome mussulmano conferiva al giovane russo una certa originalità; ma più di tutto, a colpire era il temperamento e il carattere del giovane, giudicato a dir poco “esplosivo”, proprio come saranno i vulcani oggetto dei suoi studi futuri.

Si formò prima in Russia e poi, dopo la morte del padre nel primo conflitto mondiale, si trasferì con la madre in Belgio passando per San Pietroburgo, poi Tbilisi e Parigi. Successivamente si diplomò come ingegnere agronomo presso la facoltà di scienze di Gembloux nel 1938: all’orizzonte non c’erano ancora i vulcani ad interessarlo e a segnarli la via.

Affiancò alla sua vita di studioso una carriera originale per un erudito: fu pugile professionista, potendo vantare una sola sconfitta in 52 incontri e fu quindi selezionato per i Giochi olimpici di Berlino del 1936 dove decise, però, di non partecipare. Lo sport, comunque, restò sempre una sua passione: fu anche un buon alpinista, giocatore di rubgy e calciatore essendo tesserato con i rosso-neri del Royal Daring Club Molenbeek di Bruxelles.

Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, Tazieff fu richiamato alle armi. Ferito, fu catturato dai tedeschi, ma riuscì a fuggire e a raggiungere le formazioni partigiane. Divenne così membro attivo della Resistenza frequentando i Partigiani comunisti armati.

La rivelazione per la vulcanologia arrivò molto più tardi, all’età di 34 anni, quando nel 1948 fu testimone dell’eruzione del vulcano Kitouro nell’allora Congo Belga. Quindi nell’immediato dopo guerra concluse i suoi studi laureandosi come ingegnere geologo presso l’Università di Liègi. Da allora iniziò ad esplorare tutti i vulcani attivi del mondo accostando ai suoi sopralluoghi una ricchissima carriera scientifica presso Università ed Istituti.

Noto per il suo temperamento, quindi per il suo “caratteraccio”, era un uomo diretto e schietto e quindi ebbe anche molti nemici nel campo scientifico, ma fu anche un uomo molto generoso e caparbio, capace di grandi collere se per qualche motivo un vulcanologo avesse raggiunto prima di lui un’eruzione sul luogo. Durante le sue esplorazioni girò numerosi documentari scientifici. Egli era particolarmente affezionato allo Stromboli e all’Etna. Molto interessanti furono le pellicole sui crateri siciliani nel 1949: Stromboli, Réveil de l’Etna (Risveglio dell’Etna), Grêle de feu (Grandine di fuoco). Nel 1961, insieme allo svizzero Alfred Rittmann, ideatore della vulcanologia moderna in Europa, fondò e fu presidente dell’Istituto Internazionale di Vulcanologia di Catania, destinato alla sorveglianza dei crateri Eoliani ed Etnei e dei movimenti sismici intensi in zona dello Stretto di Messina. Sempre in Italia fu presidente del Consiglio scientifico dell’Istituto di vulcanologia di Roma, e di quello di Pisa. Nel 1957, Eaux souterraines (Acque sotterranee) vinse il primo premio del Festival di Venezia che lo rese famoso. Nel 1966, Le Volcan interdit (il Vulcano proibito) gli valse il Grande Premio del cinema per la gioventù.

Naturalmente, oltre che di documentari egli fu autore di numerosi libri di vulcanologia, scritti in lingua francese, tra cui citiamo: Cratères en feu (Crateri in fuoco), Histoire des volcans (Storia dei vulcani), L’Eau et le Feu (L’Acqua ed il Fuoco), Rendez-vous avec le diable (Incontri con il diavolo), Quand la terre tremble (Quando la terra trema), Les volcans (I vulcani), ecc. Collaborò con Jacques-Yves Cousteau, come geologo e vulcanologo sul battello Calypso nelle varie ricerche oceanografiche dagli anni 50 in poi. Nel 1967, divenne direttore della ricerca scientifica del CNRS (Centro Nazionale per la Ricerca Scientifica). Nel 1971 ottiene la cittadinanza francese e due anni dopo fu fondato per lui l’Institut de Physique du Globe de Paris. Nel 1981 il presidente François Mitterrand lo nominò commissario allo studio e alla prevenzione dei rischi maggiori e infine, nel 1984, divenne segretario di stato ai rischi naturali e tecnologici maggiori.

I governi del mondo intero lo chiamarono per sentire il suo parere quando un vulcano sembrava minacciare vite umane. Il caso più noto fu quello dell’eruzione del Soufrière sull’ isola caraibica di Guadalupa del 1976 che vide opposti in una violenta polemica Haroun Tazieff a Michel Feuillard, direttore dell’osservatorio vulcanologico di Guadalupa e a Claude Allègre, allora suo superiore all’Institut de Physique du Globe de Paris. Questi, insieme al professor Brousse, si fondavano su delle analisi allarmanti mostranti la presenza di magma fresco nelle zone circostanti il vulcano, consigliando l’evacuazione di 70000 abitanti vicini, mentre Tazieff, di ritorno da un viaggio all’equatore, fondandosi su una personale esperienza sul campo, affermò che non c’era pericolo e che il l’allarme sarebbe rientrato senza alcun rischio di esplosioni piroclastiche. Dopo aspre contese e duri confronti finalmente si capì da che parte fosse la ragione: il Soufrière non esplose e non provocò alcun danno.

Tazieff fu anche uno dei pionieri della teoria della tettonica a placche. A partire dal 1967 le sue spedizioni in Etiopia hanno dimostrato l’origine oceanica dei sistemi vulcanici attivi nella regione. Egli può comunque essere considerato tra i precursori della moderna vulcanologia anche per l’impegno e la divulgazione della materia: il suo contributo risiede pure nell’aver reso accessibili i vulcani al grande pubblico tramite immagini, film e numerose opere di volgarizzazione. Il livello di popolarità fu suggellato dalla celebre partita a rugby che il Tazieff disputò sui crateri in eruzione dell’Etna con altri vulcanologi tutti vestiti con tute di amianto.

Inoltre, egli – in tempi non sospetti – era sensibile all’Ecologia: era infatti contrario all’uso dell’energia nucleare, che voleva sostituire con la geotermia, un’energia più naturale e meno pericolosa per le popolazioni (sensibilizzò i governi mondiali verso i problemi di prevenzione in caso di eruzioni parossistiche in zone di popolamento elevato) . Quando poi si parlava dei problemi dell’ozono e del prossimo riscaldamento della Terra, egli andava in collera e a tal proposito, una volta affermò:

“Sbagliano quotidianamente le previsioni del tempo e si permettono di annunciare lo sciogliersi dei ghiacciai entro due secoli!”.

E come dargli torto?

Il poeta del fuoco si spense a Parigi il 2 febbraio del 1998 all’età di 83 anni. Gli anni novanta si chiusero anche con un’altra dipartita: la precedente, tragica scomparsa di due validissimi colleghi di Tazieff che morirono in seguito ad una colata piroclastica durante l’eruzione del Monte Unzen, in Giappone (1991); si trattava dei coniugi francesi vulcanologi Katia e Maurice Krafft, noti per essere stati anch’essi degli antesignani: nel filmare, fotografare e registrare i vulcani, spesso tenendo i loro stessi piedi nelle colate laviche.

Con la scomparsa di questi immensi personaggi – Haroun Tazieff, i Krafft e, vale anche la pena di ricordarlo, dello statunitense David Alexander Johnston – si può dire che si è conclusa definitivamente l’era della vulcanologia pionieristica.

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4 commenti

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  • Davvero interessantissimo questo ritratto, ogni tanto si scopre davvero di non sapere nulla. Grazie

  • Molto interessante il pioniere Haroun Tazieff, ma soprattutto originale l’argomento, quasi mai trattato…

  • no centrali atomiche?
    bene bravi verdi 68ottini …
    per colpa vostra siamo il fanalino di coda….
    allora adesso beccatevi le bollette salate di gas e luce…

    non è stata una buona idea rifutare le centrali….visto e considerato che le scorie arrivano in italia comunque nei nostri piatti dall’europa grazie alla camorra e alla mafia…..

  • A volte ho l’impressione che i lettori leggano senza saper comprendere i contenuti lasciandosi andare di conseguenza a reazioni isteriche e scomposte, poco attinenti ai contenuti. Questo è uno dei casi più plastici. Qui sia chiaro non si cerca il consenso a tutti i costi ma ripeto che gli articoli vanno letti per quello che sono: testimonianze.
    Questo articolo non sostiene le idee di nessuno ma è solo una testimonianza delle idee e della vita di un uomo, di un grande scienziato. Quindi quello che pensava Tazieff e il suo modo di agire non è che sia necessariamente condivisibile da tutti e sul nucleare, faccia attenzione il sig. Fabio, in parte mi trova d’accordo con il suo pensiero. Purtroppo pare che ci sia ancora qualcuno in giro preoccupato ad etichettare con simboli desueti e luoghi comuni dei modi di pensare e di agire e questo rappresenta un grande limite per l’intelligenza umana. Forse è per questo che siamo il fanalino di coda….

    Paolo Di Pasquale

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