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Il cinema di installazione. Mutamenti e nuovi percorsi nell’arte contemporanea

Una nuova frontiera del prodotto cinematografico artistico (e non solo) si presenta all’orizzonte del panorama dell’arte contemporanea: il cinema di installazione.

Cosa sia e da cosa derivi non è difficile capire: l’idea di base è una divisione del film in vari spezzoni proiettati in varie parti di un luogo unico o composto da vari luoghi. La grande diffusione dei nuovi strumenti tecnologici e delle reti di comunicazione, prima fra tutte internet, i collegamenti tra computer e strumenti di comunicazione mobili, la diffusione del digitale, anche nel nostro paese nonostante una classe dirigente vecchia e ignorante, pone interrogativi definitivi nel rapporto tra autore e fruitore dell’opera, tra opera e spazio di fruizione ponendo in essere nuovi rapporti tra autore, opera, fruitore e spazio di fruizione.

Un nuovo pubblico nato dall’uso di tali tecnologie ha reso obsoleto il concetto di scelta per mettere in campo sempre più comportamenti legati strettamente alla partecipazione. Questo concetto che determina la bidirezionalità di ogni interazione mette in discussione i canoni di progettazione e produzione di qualsiasi opera e in special modo di quelle cinematografiche.

Il film di installazione nasce tenendo presente che il pubblico vuole partecipare e vuole vedere e rivedere durante la proiezione determinate sequenze, potrebbe voler saltare al finale e poi rivedere come si é giunti ad esso, vorrebbe entrare nel film e vedersi insieme al protagonista, vorrebbe infine fare domande o inserirsi nei dialoghi. Dunque ecco che il primo problema che si pone all’autore é quello di considerare una divisione fisica del film tale da poter essere proiettato lungo un itinerario presente in un luogo come un museo, o una costruzione provvista di vari spazi di proiezione. Il film potrebbe avere già nella fase di creazione elementi che corrispondano al luogo di proiezione, come invece essere distaccato dal luogo e avere la possibilità di essere proiettato in vari luoghi.

É chiaro che diverse saranno le sceneggiature per la realizzazione del film. Lo spazio stesso potrebbe essere reale o virtuale a seconda che esso sia uno spazio fisico (architettonico o naturale) o uno spazio come quello del web, o addirittura uno spazio ibrido composto da parti reali e parti cosiddette virtuali. Lo spazio ibrido si apre a possibilità di interazioni partecipative dello spettatore attraverso non solo i Social Network, ma anche attraverso la possibilità data da collegamenti in diretta streaming, chat e video-chat. Opportuni software potranno rendere possibili partecipazioni più sofisticate fino a giungere a vedersi nel film e partecipare alle azioni in maniera fisica come succede per certi video giochi nei quali il movimento del corpo induce trasformazioni al video in atto. L’uso di telecamere opportunamente piazzate negli spazi dell’installazione e di video proiettori potranno dare l’illusione di essere nel film a tutti gli effetti.

Si capisce subito che tali soluzioni mettono in discussione le leggi della scrittura creativa attuale e di tutta la metodologia della sceneggiatura tradizionale. Nuovi modi di scrivere il film si affacciano alla ribalta in questa nuova forma di cinematografia.

Se noi pensiamo ai cambiamenti delle tecniche cinematografiche avvenuti nel passato abbiamo una chiara visione di quanto potrà oggi accadere alla luce delle nuove scoperte tecnologiche. Al tempo del muto nessuno pensava si potesse avere il film con audio e la registrazione del parlato con i relativi dialoghi. Poi si é passati dal bianco-nero al colore e anche questo passaggio ha stravolto il modo di pensare e vedere il film. Il 3D ha ancor più radicalizzato la tendenza a nuovi modi di progettazione e fruizione del prodotto cinematografico.

Oggi possiamo pensare a situazioni nelle quali ad un dato punto di un film di installazione lo spettatore possa vedersi attorniato dai personaggi del film tanto da credere veramente di essere all’interno dello spazio cinematografico. Anche questa evenienza mette in discussione le forme di scrittura, di produzione e realizzazione dei film tanto da far prevedere rivoluzioni teoriche che travolgeranno i vecchi schemi di insegnamento nelle scuole di cinematografia.
Gli stessi attori saranno tenuti a conoscere nuovi modi di interpretazione dei testi, essere pronti attraverso una profonda conoscenza del film all’improvvisazione e alla risposta immediata ai cambiamenti che la partecipazione dello spettatore potrebbe richiedere. Gli spettatori avranno una maggiore conoscenza di questi sistemi di produzione e il racconto del film potrebbe ritornare secondario rispetto alla realizzazione come lo era stato nel teatro greco. La differenza tra teatro e cinema si ridurrà fino a far coincidere le due discipline.

La scrittura di un film di installazione prevede la presenza all’interno della sceneggiatura di indicazioni planimetriche, di link sul web, di listati di programmazione necessari là dove un software dovrà rendere possibili certi effetti o certe aperture all’interazione del pubblico. La stessa sceneggiatura dovrà avere nuovi modi di creare plot, flash back, flash forward, turning points, ecc.

La regia assume nuovi modi di intervento che si coniugano tra quelli del cinema, del teatro e della televisione, tenendo presente il multimediale, cioè tutti quegli elementi legati all’uso delle nuove tecnologie. Il regista del film di installazione deve tener presente le variazioni che si hanno nelle riprese e nella proiezione dello stesso.

Dunque ecco cosa è e ci si aspetta dal cinema di installazione. Esso risulta essere una delle forme della Letteratura Elettronica.

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