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Dominio Pubblico. Due teatri, una stagione per ricostruire un sogno

La sala di Palazzo Incontro, una serra dal tetto di vetro su cui affacciano finestre e ballatoi, è stracolma. Una “anomalia”, trattandosi di una conferenza stampa.

Ed anche facendo la tara (fra la presenza delle compagnie, degli organizzatori e dei giornalisti) il risultato è davvero straordinario e, per chi è abituato al sonno quasi eterno del Teatro attuale soprattutto a Roma, è una vera e propria iniezione di energia.

Quel che ascolto non è da meno. Dominio Pubblico è il primo esperimento romano di programmazione congiunta tra due teatri. Il Teatro Argot e il Teatro dell’Orologio. Due spazi storici della ricerca e della sperimentazione teatrale, due teatri che hanno saputo proseguire il loro percorso anche in mezzo a difficoltà economiche e, forse, anche creative.

Quattro Direttori Artistici, (Tiziano Panici e Francesco Frangipane del Teatro Argot, Fabio Morgan del Teatro dell’Orologio in collaborazione con Luca Ricci, fondatore della Compagnia CapoTrave e del Kilowatt Festival di Sansepolcro), due teatri e 30 compagnie.

Una stagione teatrale densa e difficile che nasce -come racconta Fabio Morgan- dallo sforzo di professionisti del settore, di privati, ma soprattutto da quello di trenta compagnie che hanno accettato questa sfida.

Tutti privi di interlocutori istituzionali.
La situazione degli infiniti teatri e teatrini che abbondano a Roma è, ormai, quella di un “affittificio” gli artisti non solo non ricevono un cachet, ma devono pagare per poter mostrare il loro lavoro e queste condizioni fanno sempre  più perdere dignità al prodotto artistico.

Ed anche spessore. Aggiungo.

“Perché -provoca sempre Morgan- non staccare la spina alle situazioni che vegetano sulle risorse pubbliche? Perché non fare un atto di “eutanasia” e dare sostegno a chi è ancora in vita? Basterebbe il 10% di quanto è stato assegnato al Teatro dell’Opera per dar modo a tutto il sistema degli orfani del teatro e della cultura di rendere la città vivace e vitale e smettere di questuare un riconoscimento della propria attività”.

Due milioni di euro, dunque, e moltissime compagnie potrebbero riportare nel teatro la vitalità che si sta perdendo, incalza Francesco Frangipane, che sottolinea anche come con Dominio Pubblico si sia riusciti ad attuare realmente un progetto di rete e di unione fra contesti diversi che si stanno dimostrando fondamentali per la crescita e che hanno le potenzialità per diventare sempre più forti.

Non è stato facile fare tutto questo sapendo di non poter garantire risorse e ma i quattro direttori artistici ci sono riusciti grazie anche ai rapporti di fiducia ed il reciproco rispetto con le compagnie che hanno aderito.

Della struttura del progetto parla Luca Ricci: “E’ un progetto nato anche perche c’era molta voglia di metterci energia, passione e divertimento, tutti elementi che servono a cambiare prospettiva. Non a caso la stagione è basata su tre sfide: il formato, i linguaggi e la partecipazione”.

Il formato, dunque: si tratta di un progetto sperimentale che ha come obiettivo principale quello di offrire alla città, man mano sempre più priva di spazi pubblici una stagione di spettacoli multidisciplinari; un progetto che ha voluto investire anche sulla scelta di evitare che le compagnie debbano sostenere delle spese (e questo, dunque, è già uno stravolgimento degli usi attuali) e su una programmazione che si dipana su due teatri con staff, programmazioni, identità e spazi diversi.

“Un bagaglio difficile da gestire –sottolinea Ricci- ma anche una ricchezza da condividere”.

Per quanto riguarda i linguaggi la scelta è stata quella di scommettere su chi propone nuove strade, dedicando un’intera stagione ai linguaggi del contemporaneo ed ai suoi interpreti che da molti anni portano avanti, invisibilmente, questo lavoro.

Ma non è una rassegna di giovani ci tiene a dire Luca Ricci.

“E’ una stagione di quattro generazioni. Ci sono gli spettacoli dei “maestri”, quelli della generazione dei quarantenni che va consolidando un lavoro già sulle scene da vent’anni; ci sono gli emergenti, scovati nei concorsi o in altre rare situazioni ed infine i giovanissimi, attori che hanno vent’anni, compagnie che forse non sono mai state viste.”

Infine la partecipazione. Dominio Pubblico è immaginato come una possibilità di incroci molteplici dove possano incontrarsi giovani, famiglie e anziani, grazie anche alla politica di prezzi accessibili a tutti.

Per questa stagione si parla anche di “coinvolgimento attivo degli spettatori”, una specie di sogno lungo vent’anni che i piccoli teatri hanno sempre cercato di realizzare ritrovandosi, il più delle volte, con un pubblico di 15 spettatori, amici, parenti, conoscenti ed un paio di sperduti amatori del genere. Ma la comunicazione è cambiata ed in questo momento storico è talmente liquida da non poter essere codificata; le persone cominciano a provare disagio per l’invasione di notizie che sembrano fatte in copia carbone. Ed allora è  il momento di cambiare e ci interessa scoprire quali saranno i frutti dell’attività di promozione che Dominio Pubblico ha pensato per uscire fuori dalle abitudini e portare a teatro un pubblico reale, attento e interessato. Le premesse sono interessanti: la partnership con Teatro e Critica che organizzerà un laboratorio di critica teatrale di sette incontri per sei spettacoli in programma a Dominio Pubblico, oppure la collaborazione con la Casa dello Spettatore che ha inserito gli spettacoli di Orologio ed Argot nei suoi programmi “educativi”.

E poi c’è il progetto Under 25 che mira a creare un gruppo di 50 ragazzi dai 14 ai 25 anni che possano essere introdotti agli spettacoli in programma e che possano partecipare alla settimana di autogestione che li vedrà gestire in piena autonomia e (se ne avranno bisogno) con il supporto del team di Dominio Pubblico, la programmazione, l’organizzazione, l’ufficio stampa, la biglietteria, etc. di una settimana di spettacoli.

Non resta che andare a vedere gli spettacoli, alcuni veri e propri debutti: 150 giornate da scoprire e gustare e soprattutto sostenere perché è un sostegno che si dà al concetto di cultura popolare, ed un segnale che si manda alle istituzioni latitanti.
Ma in ascolto.

Come ha sottolineato Michela De Biase, Presidente della Commissione Cultura del Comune di Roma che ha assicurato l’impegno del Comune per cercare  il modo di sostenere questa esperienza ed ha richiesto di moltiplicare l’esperienza, di creare “focolai” di idee perché con le idee è possibile mettere in moto anche l’economia.

Ce lo auguriamo. Sarebbe importante che l’esperimento di Dominio Pubblico proseguisse la sua bella strada appena tracciata.

Il cursore diretto sulle immagini visualizzerà le didascalie; cliccare sulle stesse per ingrandire.

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