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Prima del silenzio. Il naufragio delle parole al Teatro Eliseo

Leo Gullotta - foto Le Pera
Leo Gullotta – foto Le Pera

Una barca-divano. Due uomini. Un giovane ventenne ed un ultracinquantenne si danno il cambio ai remi in un tecnologico virtuale mare in tempesta. E’ l’incontro di due sconosciuti, due dropouts, che si sono messi fuori dalla società, dalle convenzioni, dalle convenienze, senza futuro.
L’antico, il poeta, è un intellettuale loquace che con la parola può e vuole fare tutto, soprattutto sopravvivere al voluto fallimento della sua vita. Il giovane, il pratico, che ancora ha la vita davanti, è abituato a vivere senza pensieri sotto le stelle alla ricerca di se stesso. Sono simili perché in fondo senza speranze, ma tanto dissimili per il significato personale che danno al ‘verbo’ parola.
L’intellettuale è cinefilo perché parla estasiato di film interpretati da Gary Cooper, è filosofo perché racconta la vita degli altri in una critica pessimistica della ricca ed astrusa società che ha lasciato. Il giovane è assorto, assente. Approdati su un’isola i due si aiutano a vicenda in una solidarietà di sopravvivenza. L’uomo vissuto intrattiene l’altro con storie di colonie di nudisti ridicoli e ridicolizzati. Sembra quasi ci sia confidenza tra i due, estranei a se stessi ed uno all’altro.

Ma nel passaggio ad una normale vita a due il giovane, girovago per natura, si accorge dello scomodo letto di Procuste nel quale giace con il suo insinuante compagno, di altra età e dimensione. Il parlare di morte ha diversi valori per ognuno e diversi sono i ricordi, gli oblii, le aspirazioni e speranze. Due masturbazioni presenti in scena, quella vera del giovane su un libro porno, quella tutta mentale ed elucubrata del poeta sul senso della vita e dell’uomo.

Affascinante la parte digitale, su teli animati di video, con la moglie del poeta, il maggiordomo ed il figlio che danno vita ad un teatrino della società nelle sue tipologie universali. La moglie di ceto sociale elevato, interpretata da Paola Gassman, bravissima nella sua rabbia di essere stata usata dal poeta per effettuare la sua scalata sociale e poi abbandonata con i figli, per una ricerca di libertà che ha portato l’uomo (a detta di chi lo ha visto) ad una vergognosa povertà e ad un rapporto anomalo (un altro uomo). C’è nelle accuse di questa moglie borghese il rancore di non veder realizzati i dettami di una società molto convenzionale e conservatrice: schiuma la bocca della interprete in un frasario offensivo sull’incapacità e il fallimento del poeta, piena di livore per l’indifferenza da lui mostrata nei confronti della famiglia e presaga di ritorsioni e condanne.

Nel grigiore della tela animata di immagini, il servo sciocco della famiglia aristocratica (il misurato Sergio Mascherpa) rimprovera mellifluamente il poeta perché non ha capito quanto sia bello frequentare il lusso, le feste e le persone illustri, in un’apologia della ricca e bella gente e nel disprezzo per chi è povero ed indegno come il poeta. Emerge ancora dai video su tela l’immagine oleografica del figlio del poeta (il puntuale Andrea Giuliano), che rimprovera il padre di distacco ed abbandono ma poi lo blandisce con un libro di sue poesie che ha raccolto, pubblicato e ‘fatto premiare’, ma anche questa dimostrazione di ammirazione ed affetto per il padre altro non è che l’esemplificazione di formalismi ed ipocrisie di un integrato piccolo borghese.

E mentre i ricordi si affollano e l’uomo tenta di esorcizzarli negandoli, non riconoscendo chi lo conosce e lo critica, inizia un conflitto generazionale con il giovane, che non accetta le strategie occulte di plagio, fatte di giochi di parole, per far breccia nelle sue deboli difese. E’ la parte più vivace con il plastico Eugenio Franceschini, che dopo aver mostrato un nudo integrale frontale, asciugamano attorno alla vita, porta avanti una vigorosa reazione alle argomentate persuasioni del vecchio, condannando il suo eloquio troppo razionale e senza sensibilità.

Leo Gullotta dà, per un atto unico di circa un’ora e mezza, una prova di esercitazione della parola nelle sue accezioni più significative. La parola che crea l’eternità dei ricordi di ogni esistenza – esperienza. La parola che vince la morte, sempre presente nel testo, che fa superare le sconfitte e le perdite, che fa andare avanti la futile vita. La parola, citando l’autore del testo, Giuseppe Patroni Griffi, “espressione, comunicazione, creatività, possibilità infinita di rimuovere l’oblio dei ricordi, per far rivivere il passato o meglio vivificarlo in un eterno presente.

Per il poeta che ha vissuto non esiste differenza tra la realtà ed il racconto della realtà, mentre per il giovane la vita è una realtà da scoprire, non da intellettualizzare.
Entrambi sono senza troppe speranze come nella nostra attualità.
Alla fine il giovane fugge per evitare il pericolo di quelle parole inaridite e rifiuta la loro magia con il silenzio, mentre il poeta chiede perdono, in un meraviglioso monologo su un video di parole che si frantumano in sillabe, per il naufragio delle parole, per tutti gli errori, le falsità, gli usi distorti, le turpitudini che con esse si mettono in atto.

Testo attuale in un momento storico in cui il significato delle parole è diventato equivoco, manipolato. Dove il distacco della lingua dalle cose del mondo è un esercizio fuorviante quotidiano ormai politicizzato. La regia di Fabio Grosso ha creato un pregevole allestimento tecnologico (gestito da Fuxia contesti di immagini) con teli trasparenti e proiezioni video che fanno quasi congiungere recitazioni reali e virtuali, il cui raccordo è tenuto in mano con grande professionalità dall’ottimo interprete Leo Gullotta.

PRIMA DEL SILENZIO
di Giuseppe Patroni Griffi
con Leo Gullotta
regia Fabio Grossi
fino al 17 novembre 2013
mar, gio, ven h 20.45 | mer, dom h 17 (mer 13 nov h 20.45) |
sab h 16.30 e 20.45 (sabato 26 ottobre solo h 20.45)

info: Teatro Eliseo
Via Nazionale 183 – 00184 Roma
Tel. 0648872222 – 064882114

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