di

Festival Internazionale del Film di Roma 2013. Si rompe il ghiaccio, letteralmente

Ha ufficialmente preso il via l’8^ edizione del Festival Internazionale del Film di Roma  (8-17 novembre 2013), anche quest’anno ospitato presso l’Auditorium Parco della Musica, per la seconda volta sotto la sapiente direzione di Marco Müller.

Ad aprire la serata ci hanno pensato L’ultima ruota del carro di Giovanni Veronesi (FC) -designato, tra l’altro, come film di apertura- Snowpiercer di Joon-ho Bong (FC) e I am not him di Tayfun Pirselimoglu (C).

Tanta Italia in questa edizione, ottimamente rappresentata dall’opera di Veronesi. Ma è forse il Fuori Concorso Snowpiercer a disegnare al meglio il sentimento di questo Festival.

Scorrendo le trame, infatti, non è difficile imbattersi in film che guardano oltre o indietro, divisi tra passato e futuro (d’altra parte, lo stesso L’ultima ruota del carro è ambientato tra gli anni Sessanta e Novanta), come se fosse più difficile raccontare l’oggi nella sua umana fragilità e instabilità che immaginare un treno in movimento perenne attraverso l’intero globo da 17 anni, da quando, cioè, la Terra è stata colpita da una terribile glaciazione “indotta”. Una glaciazione che ha sterminato tutta la popolazione eccetto quella a bordo della Sacra Locomotiva, all’interno dei cui vagoni si ricreano le dinamiche sociali dell’esterno: i più poveri e miserabili nei vagoni in fondo, i più agiati e sconsiderati in quelli di testa.
Ciclicamente sono nate rivolte intestine, certo. Tuttavia, non sono servite ad altro che a ristabilire gli equilibri all’interno del treno, al contempo prigione e salvezza per i suoi passeggeri, circondati, nel loro eterno viaggio, da neve e ghiaccio e solitudine. Ma nel 2031, quasi allo scoccare del Capodanno, qualcosa cambierà definitivamente. Uno degli ultimi, il trentaquattrenne Curtis (Chris Evans) – che sente il peso della sua sopravvivenza, avvertita con vergogna per le atrocità di cui, questa sopravvivenza, si è dovuta macchiare – guiderà una rivoluzione degli oppressi destinata ad arrivare fino alla testa. Al cuore dello Snowpiercer, alla sua mente (diabolica, geniale e folle insieme).

Un film bello e potente, quello di Joon-ho Bong, con un cast eccezionale (tra gli altri, John Hurt nei panni di Gilliam) che racconta un futuro non troppo lontano, che ripercorre le tracce di un passato che è ancora una ferita aperta. L’annichilimento, il senso di colpa per essere ancora vivi, la follia, il desiderio di dimenticare o di ricordare, le barbarie, le ferite sulla pelle e la prigionia non sono poi immagini e racconti che non abbiamo già studiato sui libri di scuola e che invece, a qualcuno (troppi), è toccato vivere. “È accaduto una volta, può accadere ancora”, scriveva Primo Levi, sottolineando come l’Uomo rimanga sempre simile a se stesso.
E Joon-ho Bong, in definitiva, dà la sua visione di una Shoah futura. Non così lontana. Non così impossibile. Dove, al posto del fuoco, è il ghiaccio a bruciare la pelle e il cuore di un micromondo terribile. Non così lontano. Non così impossibile.
Ma la neve, forse, è finalmente pronta a sciogliersi…

Il Festival Internazionale del Film di Roma ha letteralmente “rotto il ghiaccio” e vi aspetta con una programmazione varia e vasta, che solo in questi giorni d’autunno romano riescono a convivere insieme così armoniosamente. Così plausibilmente. Magia, azione.

Commenta

clicca qui per inviare un commento

teniamo a bada lo spam * Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.

La frase della settimana…

Loading

Archivi PDF

Gli articoli non più online li trovi negli Archivi:
Articoli in PDF per mese