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Shohei Takasaki, un Giapponese a Melbourne. Focus-on Australia

Melbourne fin dalla sua fondazione si è distinta come un punto di incontro tra culture diverse.

La cosa più interessante della città non sono infatti gli australiani ubriachi che vomitano per strada il venerdì sera, ma gli artisti venuti da diverse parti del mondo che arricchiscono la vivacissima scena dell’arte contemporanea.

Allora quale campione più esemplificativo che il giovane artista giapponese Shohei Takasaki, residente a Portland, il cui stile pittorico attinge al repertorio modernista europeo.

A dirla tutta, è stato proprio il titolo della sua ultima personale a Melbourne ad attirarmi nei vicoletti scuri di Collingwood la sera dell’inaugurazione: Take me to your leader. La mostra si è tenuta alla Backwoods gallery, celebre nella scena artistica di Melbourne per esporre i più celebri nomi della street art come Twoone e Lush. Se il titolo della sua mostra già di per sé sembra uscito da un fumetto di gangster, Shoehei lo sembra ancora di più: un bullo giapponese tatuato in giacca di pelle e con la cresta.

Shohei ha cominciato a fare arte da bambino, 25 anni fa. Essendo quel tipo di marmocchio che non riusciva mai a stare fermo, sentiva la necessità di fare qualcosa in continuazione: “Non ho fatto studi artistici, e la mia vera e propria carriera di artista è cominciata solo 3 anni fa. Ora però l’arte è tutta la mia vita!”

In questo senso è interessante vedere il suo stile pittorico di sia pesantemente influenzato dal modernismo l’espressionismo europeo e gli artisti graffitari degli anni ’80, Basquiat in particolare.

“Senz’altro riconosco le influenze del modernismo e dell’espressionismo. Adoro gli artisti di questi movimenti, a dire la verità mi piacerebbe moltissimo fare una chiacchierata con loro! Non saprei invece se sono stato influenzato dagli artisti graffitari… comunque grazie della tua osservazione eh, ma serio!”

Shohei mi spiega poi, con tono ieratico, che il suo processo pittorico consiste nello star seduto ad aspettare l’ispirazione. Una volta che il messo inspiratorio finalmente bussa alla sua porta, l’artista cerca di farla finita il prima possibile e in quattro e quattr’otto realizza il dipinto. Questa attesa per lui è la vera abilità tecnica, un po’ come quei maestri giapponesi dalle lunghe sottili barbe che (nei film) fissano per ore della carta bianca e poi risolvono la composizione con rapidi fendenti di inchiostro, tornado seduti nella stessa identica posizione di partenza.

Questa sua tecnica era stata però messa alla prova durante l’opening della mostra “Take me to your leader”, dove Shohei aveva dipinto dal vivo.

“Ammetto che il tempo limitato e il fatto di essere osservato da tutti mi ha un po’ innervosito. In fin dei conti però questa pressione è positiva perché mi da l’occasione di realizzare lavori differenti dal solito”

Nella mostra Take me to your leader erano esposti sia lavori astratti che figurativi. Shohei racconta che il suo approccio a questi tipi di pittura è diverso, ma il tema è sempre lo stesso.

“Per me questa mostra è una grande avventura sul tema del corpo femminile. Il leader in questione per me è proprio una donna, da attraversare come un paesaggio, sai com’è, montagne, cieli neri, foreste e blah blah blah”.

L’artista di dichiara fiero della scena artistica giapponese emergente, trovandola molto originale. Secondo lui ci sono molti punti di similitudine tra la scena artistica di Tokio, la sua città natale, e quella di Melbourne, in primo luogo il fatto che entrambi sono recenti e giovanili e si sviluppano in maniera indipendente e Do It Yourself. La maggiore differenza tra le due scene artistiche è che però a Tokio non si può bere alcool in strada, il che, dice lui, è una bella differenza.

shoheitakasaki.net

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