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Public and Confidential: Dan Witz alla WUNDERKAMMERN

Porte, grate e sbarre scure. Dietro ad esse sagome di uomini e donne mi osservano con occhi desiderosi di un riscatto atteso da tempo. Sono i soggetti delle opere di Dan Witz, tele lugubri che popolano le pareti della romana WUNDERKAMMERN trasformandola in un tetro luogo abitato da oscure presenze. La mostra, aperta al pubblico fino al 17 Novembre, dà inizio al progetto internazionale Public and Confidential che porterà nella capitale – nel corso della stagione 2013-14 – importanti artisti di Street Art: dal parigino Rero ad Agostino Iacurci, dal newyorkese Aakash Nijalani a Jef Aerosol. Il titolo dell’intero programma espositivo prende spunto dalla dicitura “Public and Confidential”, impiegata per classificare documenti destinati a rimanere riservati, col fine ultimo di indagare l’individualità della singola persona sia nello spazio pubblico sia in quello privato e la sottile frontiera che li separa. In questo modo l’arte urbana, la quale possiede l’intrinseca qualità di essere facilmente raggiungibile ai fruitori delle strade e quindi alla massa, diventa promotrice di un’analisi che oltrepassa i confini esistenti tra l’intimità, la capacità recettiva del singolo e lo spazio ‘aperto’ nel quale sono effettuati gli interventi.

Classe 1957, nato a Chicago, Dan Witz ha realizzato per l’occasione la serie Natural History, lavori site-specific, in cui continua la sua riflessione sul significato dell’elemento fisico della “porta”, intesa come luogo di passaggio, simbolo di quel limite che separa il mondo esterno/esteriore da quello interno/interiore. Dipinti elaborati con lo scopo di convogliare il pubblico a meditare sull’intreccio tra ‘Pubblic and Confidential’ appunto. Nuovi lavori creati in continuità con i progetti del 2012 Wailing Walls e Doing, in cui presenta opere della serie Prisoner and FREE PUSSY (riot) prodotte in collaborazione con Amnesty International.

Attualmente considerato uno dei pionieri della Street Art, Dan ha iniziato la sua carriera artistica ben trentacinque anni fa, ovvero nel 1978, formandosi sia nel campo delle Belle Arti sia nel Design. Tra i numerosi riconoscimenti e borse di studio ottenute durante la sua carriera ricordiamo il New York Foundation for the Arts e il National Endowment for the Arts. Inoltre, ha esposto in importanti mostre svolte presso gallerie internazionali da New York a Los Angeles, da Parigi a Londra.

La sua tecnica pittorica, inizialmente influenzata dall’iperrealismo, si è progressivamente evoluta verso uno stile personale caratterizzato dall’impiego d’immagini digitali sulle quali dipinge in tempi brevissimi. Una pratica, questa, scaturita sia dall’esigenza di eseguire rapidamente gli interventi in strada, sia dall’opportunità – offerta dalla pittura – di ottenere contrasti di luce che accentuano l’effetto realizzato della rappresentazione. Oltre a ciò, nelle tele presentate è rintracciabile il suo debito nei confronti della cultura punk e pop con particolare riferimento al concetto di stile di Andy Warhol e dei Sex Pistols, rifiutando così il minimalismo di Carl Andre e Donald Judd, allora imperante in USA come in Europa.

Lontana dagli standard tipici della Street-Art, l’arte di Dan si caratterizza anche per un originale ritorno al passato, grazie ad un remake dei canoni della tradizione artistica occidentale, abbandonati da tempo a causa delle innovazioni apportate dalle avanguardie di fine Ottocento e Novecento. Esemplare è Dogs Fighting (Diptych) (2004) in cui la moltitudine di cani rappresentati ricorda sia le innumerevoli battaglie raccontate nei quadri dei nostri connazionali del Quattrocento e Cinquecento – come La Battaglia di San Romano di Paolo Uccello (1438, Uffizi, Firenze) o la Battaglia di Anghiari di Leonardo (1503, Salone dei Cinquecento, Palazzo Vecchio, Firenze) – sia la miriade di figurine raffigurate dai pittori fiamminghi del Seicento. Mentre l’illuminazione a notturno dei ritratti delle ragazze al cellulare – icone dell’attuale generazione in certa di sterili emozioni condivise attraverso il web – è debitrice della lezione del francese George de La Tour come anche dell’americano Edward Hopper. Ulteriori citazioni e reminescenze si rincorrono in ogni dipinto. Dalla teatralizzazione del soggetto tipica di Caravaggio in Tony Bound, (2012) alla ripresa, in Sarah F Yellow Windows (2011), del tema iconografico della bagnante raffigurata di schiena di Jean Auguste Dominique Ingres in La Grande Odalisca (1814, Museo del Louvre, Parigi) o La Bagnante di Valpinçon (1808, Museo del Louvre, Parigi), debitore a sua volta della Venere di Urbino di Tiziano (1538, Uffizi, Firenze). Tratti goticizzanti e romantici vicini per certi versi alle immagini visionarie di Johann Heinrich Füssli sono visibili in Necropolis door: 2 prisoners (2013), dove lo sdoppiamento e l’evanescenza della figura femminile, posta dietro una cancellata di ferro, invita l’osservatore a immedesimarsi nella condizione del soggetto ritratto. Inoltre, l’atmosfera buia e umida del grottino posto nel seminterrato della sede espositiva facilita lo spettatore a saggiare quel senso di claustrofobia e quella condizione di ‘limitazione’ che quotidianamente ogni carcerato respira nel proprio loculo. Non a caso, proprio qui sono allestite le opere più crepuscolari: dalle tele più piccole, da cui emergono mani insanguinate o volti disperati, a quelle longitudinali dove, dietro pesanti inferriate, scorgiamo corpi nudi che riportano immediatamente alla memoria il Cristo Morto di Hans Holbein il Giovane (1521, Kunstmusuem, Basilea).

Durante la sua permanenza a Roma, Dan ha appositamente ideato una serie d’interventi in strada, dispersi per le vie del quartiere capitolino. Piccoli inserti collocati su porte o muri di ogni sorta i cui protagonisti sembrano fuoriuscire dall’opera grazie all’utilizzo dell’iperrealismo. Lavori ideati per suscitare la curiosità del pubblico, stimolando sia la sua sensibilità sia il suo intelletto verso una riflessione e riconsiderazione di coloro che vivono ai margini della nostra società: dai disadattati ai delinquenti, dagli assassini a innocenti vagabondi. Infatti, l’americano, come affermato da Christian Omodeo nel testo critico che accompagna la mostra, può essere considerato come uno dei primi a “identificare la Street Art come il terreno ideale per trasporre in pittura quella violenza urbana che compare nei mass media sul finire degli anni ’60” ovvero quella capacità di trasporre su tela le tensioni insite nelle metropoli odierne.

Proprio in questi giorni un altro street artist ha appena concluso un’interessante incursione artistica nel contesto urbano di Tor Pignattara. Si tratta dell’italianissimo Agostino Iacurci (Foggia, 1986 – vive e lavora tra Roma e Norimberga) che, per il progetto Pubblic and Confidential ha dipinto la facciata cieca della scuola ITI. Lattanzio, sita in via Teano (angolo con via Aquilonia). Il lavoro è solo un assaggio della futura mostra dell’artista che inaugurerà presso la Wunderkammern l’8 Febbraio 2014.

Il cursore diretto sulle immagini visualizzerà le didascalie; cliccare sulle stesse per ingrandire.

Dan Witz, ‘Public and Confidential’

 

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