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Materia primaria di Emanuela Ascari. Per una bibliografia del territorio

La continua trasformazione del paesaggio ad opera degli eventi fenomenici dovuti al tempo, alla natura dei materiali o all’intervento dell’uomo, costringe a riesaminare ripetutamente la relazione tra uomo e ambiente per una nuova mappatura del territorio. È un processo normale, un fatto mentale, perché se il luogo geografico cambia, cambia la prospettiva con cui noi lo percepiamo e lo abitiamo.

In sostanza, si ricostituisce il nostro essere al mondo.

Il procedimento non è così semplice. I mutamenti ambientali in atto ostacolano la libera ricezione dell’abitare e lo sviluppo delle nuove tecnologie non fa che peggiorare la situazione, distraendo l’uomo dalla possibilità concreta di vivere il proprio territorio, di interagire con esso.

Il sentimento di appartenenza al luogo vissuto e abitato non ha arrestato tuttavia una politica di sviluppo sostenibile dell’ambiente, contribuendo così a creare il revival di una cultura di tipo ecocentrica.

Il ruolo dell’arte contemporanea, nell’interrelazione tra l’individuo e il territorio, sta nel condurre il gioco. In esso, trovano spazio numerose opere di arte pubblica – meglio descritta come ‘partecipativa’ – in cui l’artista interviene direttamente sullo spazio pubblico, nella veste di usurpatore della quiete apparente, ma talvolta svolge il ruolo di semplice ‘mediatore’ invitando il visitatore a rileggere il significato stesso dell’abitare il paesaggio in relazione al luogo che lo circonda.

L’installazione Materia primaria di Emanuela Ascari – laureata al DAMS, Arti Visive, dell’Università di Bologna e successivamente ha conseguito il Master Paesaggi Straordinari del Politecnico di Milano – ne è un esempio.

Il progetto è stato realizzato nel 2011 – in occasione del Festival della Filosofia – per Area Progetto OFF, e prodotto dalla Galleria Civica e Giovani D’Arte, Comune di Modena.

L’opera trovava spazio all’interno della area tematica ecosofia della Biblioteca Civica Antonio Delfini di Modena – sezione temporanea e istituita ad hoc dall’artista stessa.

Da allora, Materia primaria trova spazio negli scaffali delle biblioteche del territorio della provincia modenese; l’ultima ma non la meno importante è stata la tappa alla Biblioteca Campori di Soliera.

La natura itinerante del progetto si lega agli elementi che la compongono: dei contenitori di plexiglas trasparente – in una forma equivalente a quella del libro – colmi delle diverse combinazioni di materiale terroso prelevato da varie zone della provincia.

L’oggetto-libro, strumento per la conoscenza, è qui inteso come forma contenitrice di una ricerca identitaria, dove il vissuto personale è legato al luogo d’origine, lo spazio abitato o abbandonato.

Il materiale recuperato e ricatalogato interroga la nostra conoscenza del territorio, attingendo direttamente alla fonte naturale: è la terra ad essere materia base del progetto, nelle diverse combinazioni litogeologiche presenti nel territorio modenese.

Ogni libro, siglato dall’artista secondo la zona di provenienza – in linea con la codifica generica assegnata ai libri delle biblioteche, utilizzando le prime lettere dell’autore – indica la natura geologica del posto, descritta metodicamente sul dépliant messo a disposizione del visitatore.

I campioni di materiale terroso possono variare in base alla presenza di rocce, di calcare, di fossili, la distanza tra l’una e le altre varia anch’essa e, tra la fila di recipienti in plexiglas, l’artista non esita a mettere in relazione un campione di terra prelevato direttamente sotto casa (Maranl, identificativo con la località di Maranello) accanto ad un secondo recipiente contenente un pugno di hummus raccolto nel bosco di roverelle a Maserno (Masern). A questo proposito, la siglatura scelta per i libri di terra introduce un lirismo dovuto all’intenzione, voluta o meno, di creare una nuova nominazione, un nuovo codice di linguaggio per riconoscere e segnare nuovamente il territorio, riconsegnato in una forma personalizzata.

Si recupera così l’atto di catalogare e documentare elementi organici creando una cultura bibliografica del territorio locale, su luoghi vissuti o dimenticati.

A questo processo metodico, si aggiunge una parte fondamentale del progetto, che approfondisce le tematiche dell’interrelazione uomo-territorio, ovvero una tavola rotonda che accompagna il progetto ad ogni evento espositivo. Essa contribuisce, attraverso la mediazione dell’artista e la partecipazione di specialisti e agricoltori locali, ad aggiungere la componente fondamentale del confronto e l’aspetto partecipativo dell’opera.

Verrebbe da pensare – o sperare, in effetti – che Materia primaria non sia tanto una microazione a carattere enciclopedico, quanto un atto di rimarginazione che contribuisce nel suo piccolo ad abbreviare la distanza tra amministrazione e cittadino, tra territorio e Stato, ma ancora di più tra individuo e ambiente de-personalizzato.

Quello che è certo è che i libri di terra di Emanuela Ascari vanno a costituire una ricerca sul territorio che l’artista così come i visitatori abituali delle biblioteche abitano e vivono, in un’indagine che intende ricollocare la terra come dispositivo naturale del sapere, al’interno del suo contenitore-libro.

I libri, del resto, sono da sempre materia primaria per la conoscenza.

 

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