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People and the city #2. La bellezza di ricevere parole, preziosi e inediti regali donati da sconosciuti

E’ nato il progetto grazie a DEd’A Edizioni: è una piccola bolla che tutti guardano con un po’ di sospetto, la trovano bella e iridescente ma non sanno cosa farci. Le pareti che lo racchiudono attraggono l’attenzione, sono morbide, permeabili, sembrano poter accogliere pensieri, immagini, emozioni ma la domanda che sento nascosta nella paura a parteciparvi è: “riuscirà a contenerle tutte, potrà proteggerle? O esploderà lanciando nello spazio interattivo tutto il contenuto che allora vivrà di una vita propria fuori dal controllo internauta”?

Questo social book sconosciuto è ancora un germe, un piccolo pensiero che rimbalza cercando consensi e coinvolgimenti. La prima emozione che suscita è interesse ma poi, quando la richiesta è di andare sotto i riflettori, i membri della comunità interattiva dei social, abituati a dare in pasto al pubblico voyeur post su “come mi sento oggi” e tweet cinguettanti di stati d’animo, si bloccano. Come se il loro contributo da influencer assumesse troppa ostentazione, timorosi di entrare in relazione virtuale, sporcarsi delle ispirazione di altri navigatori.

Come ogni cosa che nasce ha bisogno di essere osservata, sondata, riconosciuta negli interstizi, riportata a schemi conosciuti. Ma il social book non si fa cogliere completamente, vive nell’etere degli scambi e delle contaminazioni ed è in costante mutamento. E questa continua evoluzione suscita un pizzico di spavento. Chi si esprime sul web cerca un contenitore dove poter abbandonare e ritrovare le sue espressioni intatte come le ha lasciate. Troppo semplice e scontato. People and the city dona la possibilità di un’evoluzione. Lasciare il proprio contributo sulla piattaforma sociale significa seminare un seme di emozione nella terra fertile dello scambio, niente di più facile che al proprio ritorno sul web si possa trovare l’accenno della nascita di uno stelo in crescita. Sementi posizionate e tenute con tutto il riguardo possibile in questo primo mese di vita ci sono state: contributi di ospiti d’onore come Emiliano Reali o Giuditta Gaudioso, ma anche partecipazioni amatoriali che hanno postato frammenti di città colti sia in viaggio di piacere, da una New York in visione personalissima, che in viaggio di vita, e frammenti di pensieri donati da influencer pieni di rabbia metropolitana come Matteo Iammarrone.

E c’è stato il primo strappo coraggioso, un bussare quieto e esclusivo di un blogger viandante che ha voluto intrecciare narrazioni. Il primo contributo da coteller che ha ispirato l’ultima uscita del social book da un autore italiano, che ora vive a New York, entrato in contatto col progetto prima attraverso Linkedin e poi attraverso Facebook, che ha voluto proseguire la storia dell’uomo con la borsa di tela.
Ma la rivelazione più grande ed emozionante di questo mese, per me, è stata scoprire quanto sia bello ricevere parole, anche da una persona sconosciuta, conoscerla un po’ meglio anche grazie a loro, aprire la pagina di Facebook e trovare un regalo prezioso, un seme da porre in terra per essere annaffiato e nutrito da altre emozioni, da maneggiare con cura, scriverci sopra con tutto l’energia che ha fatto scaturire e rileggere poi, trarre un sospiro di sollievo, essere felice di aver rispettato la sua natura. Grazie F Guzzardi.

Gli altri personaggi aspettano con trepidazione chi vorrà dare qualcosa di sé per proseguire il cammino, sento che scalpitano dalle pagine delle storie di People and the City. Il viaggio è iniziato e la sua prima tappa è stata fruttuosa.

Il cursore diretto sulle immagini visualizzerà le didascalie; cliccare sulle stesse per ingrandire.

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