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La Letteratura ibrida. Breve viaggio verso una sua definizione

Si sta vivendo un’epoca di transizione.

Questi primi anni del nuovo millennio segnano in maniera netta e inequivocabile il passaggio delle tecnologie dall’analogico al digitale, catapultandoci definitivamente nell’era post-elettronica. La riproduzione del reale diventa numerica, e la sua descrizione non è lasciata solo alle lingue parlate e scritte, alle loro contaminazioni, ma anche e soprattutto alle ibridazioni tra esse e i nuovi media. E’ questo lo scenario in cui si delinea la nascita di un nuova categoria della Letteratura: la Letteratura ibrida. La “LI”[1] usa diverse lingue di diverse tradizioni miscelandole con linguaggi altri del contemporaneo.

L’italiano, il francese, l’inglese, lo spagnolo, tutte le lingue parlate e scritte e le loro letterature tradizionali stanno prendendo sempre più l’apparenza e la consistenza di lingue morte. Ciò specialmente tra le nuove generazioni più avvezze all’introduzione di nuovi linguaggi di provenienza elettronica, post-elettronica e digitale. Le lingue parlate stanno diventando per questi giovani come il latino e il greco di quando noi eravamo giovani: lingue morte.

Le grandi migrazioni di popoli stanno intrecciando culture e linguaggi che a loro volta si intrecciano con le lingue nazionali, regionali, locali producendo lingue ibride che danno vita a culture nuove, a nuovi modi di considerare e interpretare il mondo circostante. In questa trasformazione le culture tradizionali, anziché essere completamente soppiantate, si incuneano nei nuovi intrecci linguistici producendo ulteriori mutazioni. Il concetto di ibridismo diventa di uso comune in una società multietnica, multiculturale, multi religiosa. “Le arti figurative e la letteratura, la linguistica e l’antropologia, la sociologia e la religione, come pure le scienze naturali, denunciano la presenza emergente e l’influenza sempre maggiore dell’ibridismo nel discorso culturale del nostro tempo. Il fenomeno, in quanto tale è tutt’altro che nuovo, poiché l’ibridazione è un processo comune a tutte le culture umane, anche se è stato inizialmente osservato nel contesto della vita organica, animale e vegetale. Il termine indica una deviazione dalla norma della genealogia, una mescolanza, un incrocio, e quindi il risultato di un processo di ibridazione: insomma, una combinazione di elementi appartenenti a sistemi diversi, che, estrapolati dal contesto e mescolati, hanno generato un organismo o un prodotto, nuovi e “creolizzati”. Dalla biologia alla genetica il termine è stato esteso […] al linguaggio. Oggi esso copre un’ampia gamma di combinazioni che sono frutto dell’immaginazione umana[2]

Ciò accade anche nel linguaggio usato dai nostri giovani nella “messaggistica cellulare”, accade nell’estendersi della possibilità di produzione di immagini-segnale [3] che attraverso la rete, da Youtube ai social network come Facebook o myspace, diventano mezzi specifici di comunicazione e quindi fondano nuove grammatiche e nuove sintassi per nuovi linguaggi. Ciò accade ancora e da molto più tempo, con la pubblicità sui cartelloni dove l’ibridazione tra parola scritta e immagine è fortemente comunicante. Negli spot pubblicitari della televisione, che sebbene inneggino ad una deprecabile società dei consumi, rappresentano in molti casi il prodotto migliore della televisione stessa, e in cui la parola scritta questa volta si coniuga ibridandosi con quella parlata e con immagini fisse e in movimento, con suoni e musiche. Dunque la lingua parlata viene contaminata da linguaggi di provenienza elettronica e digitale. Infine le pagine web sono esse stesse delle forme di “ibridazione” tra parole e immagini fisse e in movimento, immagini che sono in tutti questi casi “frammenti di realtà in presa diretta, vis-à-vis, in modalità tale e quale, ovvero secondo il principio dell’analogon[4].

La fase che stiamo vivendo all’interno della nostra storia culturale, in movimento verso la globalizzazione totale in ogni angolo del pianeta, offre aspetti che di fatto appaiono attraenti anche esteticamente e culturalmente: e tra essi spicca l’ibridismo.[5]

Nel nostro viaggio attraverso una possibile definizione di “LI” nella cultura contemporanea, non possiamo non ritenere importante l’analisi delle tecniche tipografiche che hanno prodotto nei casi più avanzati di ricerca estetica gli esiti della poesia visiva, che può essere considerata a ragione una “ibridazione” tra testo letterario tradizionale e uso fantasioso e immaginifico delle tecniche di stampa. Né si può non citare il caso della Biblioteca ibrida, termine da qualche anno entrato nella letteratura professionale, e con cui s’intende una struttura in cui le nuove risorse informative digitali e le tradizionali risorse a stampa coesistono al fine di costituire un servizio di informazione integrato.

E’ in questo ambito che la “LI” propone prodotti che in molti casi mettono in campo nuovi modi dell’arte che ri-definiscono la ricerca contemporanea, aprendo nuove vie al cinema, al video, all’istallazione, alla scultura, alla pittura, alla musica, al teatro e alla poesia.

Il cursore diretto sulle immagini visualizzerà le didascalie; cliccare sulle stesse per ingrandire.

Note

1.  Da ora in poi col significato di Letteratura Ibrida.

2.  Itala Vivan, “Estetica e differenza”.

3.  Paolo Granata, Arte, estetica e nuovi media, Fausto Lupetti Editore, Bologna 2009

4.  Paolo Granata, ibid. pag 140.

5.  Itala Vivan, ibid.

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