di

Fiorella Rizzo, InOltre

La vera essenza è l’Io: all’interno, oltre. Non un Io egoico, ma l’essenza dell’essere. Quell’Io indagato sin dalla seconda metà degli anni ’70, in una ricerca tesa alla riflessione sul mistero della vita stessa. I concetti e le idee si mescolano ai materiali, ricercati, conosciuti, scelti, quali terra, semi, vetri, plexiglass, fino a video e fotografie. Il museo Bilotti dall’11 novembre al 5 gennaio 2014 ospita InOltre, il nuovo percorso di Fiorella Rizzo, a cura di Amnon Barzel.

Si tratta di un viaggio fatto di dialogo tra lavori storici e quelli di recente produzione, per celebrare l’Io mediante l’atto creativo. Una riflessione sull’identità, sulle problematiche esistenziali dell’esistenza. Assemblaggio di oggetti, materiali di utilizzo quotidiano scardinati nella loro natura, in un’indagine della percezione e del concetto di relativo. La visione di una realtà oltre il visibile. Come scrive il curatore nel testo di presentazione:

“Solo l’arte, con la sua capacità di “dar forma a ciò che non ha forma”è capace di analizzare lucidamente la realtà fin dentro quelle componenti misteriche che l’occhio non sa vedere”

E’ un attraversamento di luoghi mentali per cercare quelle certezze interiori che a volte mancano, è un voler trattenere ciò che non ha consistenza fisica, inafferabile con le mani, ma comprensibile con lo sguardo e col sentire. Un camminare (rac)chiusi dentro a una stanza,“La stanza dell’Io”  -istallazione in mostra sintesi perfetta del percorso – per cercare, per osservare, per ritrovare quei simboli necessari alla comprensione del nostro Io, dell’Io altrui, dell’Io come forma universale.
Sulla mostra, sull’Io, sul visibile nell’arte: un breve dialogo con l’artista.

La mostra InOltre sarà un excursus della sua ricerca. Le opere storiche saranno coi lavori più recenti. Quale dialogo tra questi lavori che rappresentano fasi diverse della sua produzione? E quale elemento è sempre presente negli anni

 “C’è un filo conduttore nel mio lavoro che va oltre le materie e le tecniche, provo a sintetizzarlo con una frase di un mio scritto: L’atto creativo si coniuga con il processo auto-creativo, la memoria valica i confini della Storia. Interrogarsi, dunque, sull’arte, la vita e la storia, questo il mio percorso, ed è il percorso di uno sguardo che si sposta continuamente dal visibile all’invisibile e dall’invisibile al visibile. La conoscenza e non il sapere è la vera tensione che unifica e fa dialogare opere lontane nel tempo; ho scritto di recente: (…) si consuma solo ciò che appartiene al tempo, il tempo nell’arte è solo nel suo farsi linguaggio“.

L’Io rappresentato e racchiuso nella stanza dove svariati oggetti lo “raccontano”, vuole essere un Io determinato dalla realtà che lo circonda, o determinante la realtà?

“Il titolo scelto per questa mostra InOltre è già esplicativo del percorso che conduce all’Io, alla sua essenza, un processo che partendo dall’Io è biblico e attraversa l’evoluzione umana. Dalla consapevolezza rinascimentale della centralità di uno sguardo che misura, si giunge all’IO cosciente della nostra epoca, ma occorre che gli specchi ridiventino vetri.
L’accumulo di oggetti modificati con la parola IO è simile ad un deposito, un sorta di ripostiglio in cui le cose nel tempo si sovrappongono e dicono ciò che eravamo, ciò che siamo e, forse, anche ciò che potremmo essere. Di questa installazione fa parte anche Macth 1995-02, una variazione del gioco del calciobalilla che denuncia l’automatizzazione del pensiero con le sue teste conficcate in aste d’acciaio.Per concludere, senza peraltro poter concludere, per la complessità dell’argomento, è necessario distinguere l’ego dall’Io, l’ego tende all’individualismo, l’Io, invece, pur nella solitudine della sua unicità, all’individualità.
Aggiungo un episodio che risale al 2010 durante la realizzazione di un opera per l’anniversario di Matteo Ricci, avevo pensato di scrivere accanto all’IO in italiano l’IO in cinese. Andai da un cinese di mia conoscenza per imparare a scriverlo, appena iniziato a riprodurre i segni fui bloccata e mi fu detto: Non devi andare dall’esterno all’interno, ma dall’interno all’esterno quando scrivi Io.”

Per Paul Klee la realtà non è visibile. Come – secondo lei – l’opera d’arte dona una visione più limpida, fino a renderla visibile? E, considerando il linguaggio contemporaneo a volte esteticamente e concettualmente ostico ai non addetti ai lavori, cosa dovrebbe ricercare l’artista oggi per essere davvero comunicativo?

“L’arte vuole sempre realtà invisibili e irrealtà visibili” è il titolo di una mia installazione del 1978. L’artista vive più con l’invisibile che con il visibile, e sa cogliere l’invisibile anche nel visibile, vi è strana velocità nel suo sguardo, vede dove altri non vedono. Quando realizzai Kaledoiscope, un’opera fotografica nella metropolitana londinese, esposta poi nel 2002 a Londra alla Essor Gallery, mi fu chiesto, proprio per la particolarità delle immagini, se erano dei montaggi fotografici, nessuno delle persone con cui parlai avevano viste quelle immagini che scorrevano veloci ogni giorno sotto gli occhi di tutti. A questo proposito cito una frase di Bachelard: Esser presenti all’immagine nell’istante dell’immagine; e aggiungo: ma non sempre sappiamo da dove provenga.
Credo fermamente nella potenza dell’arte, e so per esperienza che ciò che è vero è bello e impressiona positivamente anche chi non ha i nostri strumenti di lettura.”

Il cursore diretto sulle immagini visualizzerà le didascalie; cliccare sulle stesse per ingrandire.

Info

  • Fiorella Rizzo – InOltre
  • A cura di Amnon Barzel
  • 11 novembre 2013 – 5 gennaio 2014
  • Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese, Roma

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