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Palazzo Lucarini – Galleria Cinica #7. PARA KLASIS: Profilo Dinamico Interno. Con intervista a Nicole Voltan

Bianco e nero, natura ed essere umano, dinamicità e staticità. Elementi opposti e caratterizzanti PARA KLASIS. Profilo Dinamico Interno, l’ultima mostra presentata negli spazi di Palazzo Lucarini Contemporary per il progetto Galleria Cinica.

L’esposizione, a cura di Carla Capodimonti e Simona Merra, è un focus sulla ricerca artistica di Nicole Voltan (Mestre, VE, 1984 – vive e lavora a Roma) orientata verso il mondo e suddivisa in tre filoni principali: cielo, terra e vita.

Laureata in decorazione all’Accademia di Belle Arti di Venezia, Nicole lavora principalmente con l’installazione, ma anche con pittura, scultura e video. Un’indagine particolare, la sua, poiché prende spunto da fenomeni geologici e da leggi fisiche per elaborare una sorta di scienza alternativa con lo scopo ultimo di affermare l’impossibilità dell’uomo di forgiare concetti e postulati eternamente vigenti. Una premessa indispensabile per capire il lavoro dell’artista e che ricorda la famosa frase del padre della chimica Antoine-Laurent Lavoisier «Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma» (in Histoire et Dictionnaire de la Révolution Française, Parigi, Éditions Robert Laffont, 1998).

La nascita del suo interessamento nei confronti di questo campo, apparentemente distante da quello dell’arte, è spiegata dalla stessa Voltan con queste parole:

«la consapevolezza del mio interesse è arrivata solo due o tre anni fa, quando sono cresciuta ed ho iniziato a conoscermi in maniera più approfondita».

Una passione recondita, scaturita già da bambina grazie alle numerose gite scolastiche al Planetario o al Museo di Scienze Naturali locali, con:

«la curiosità di capire come funziona il mondo».

Tale curiosità di cui ci parla è stata veicolata anche per merito del padre, da lei definito come «un piccolo scienziato», il quale le ha trasmesso l’amore verso i minerali.

«É stato proprio lui che mi ha trasmesso questa passione e mi ha regalato il primo telescopio».

In quest’occasione la veneta riflette sull’antropologico bisogno e desiderio dell’individuo di comprendere l’equilibrio intrinseco delle cose attraverso un approccio scientifico, esaminando il micro e il macro e le relazioni fra genere umano e natura attraverso i mezzi espressivi dell’arte visiva.

Tuttavia, ciò che rende affascinante il lavoro di Nicole è il costante desiderio di sperimentare, parola chiave con cui è possibile sintetizzare la propria prassi operativa. Qualità, questa, percepibile già entrando nella prima sala, posta in penombra, con Robot disegnatore (2013): un congegno inventato appositamente per l‘evento in corso. Composto da un motorino meccanico, una lunga asta e un pennino a inchiostro, il macchinario è in grado di creare un disegno a china ogni volta differente su un foglio di carta collocato sul pavimento. Il dispositivo vive di vita propria, tuttavia l’artista interviene nel suo elaborato generando una collaborazione tra le due parti come visibile nel video http://www.youtube.com/watch?v=1_a8AuoNWH8&feature=youtu.be.

Afferma la Voltan:

«Per collaborazione con il robot  intendo questo: lasciare a lui la libertà di decidere quando scrivere e quando non scrivere, mentre io creo la composizione spostando l’asta del macchinario».

L’ideazione di tale opera deriva dall’osservazione dell’apparecchiatura HPLC, protagonista dell’omonimo video. Tuttavia, Nicole ribadisce in questi termini l’inconciliabilità tra macchina e uomo ovvero la differenza tra mezzi artistici e quelli scientifici:

«l’unicità del disegno prodotto dal robot da me creato deriva dalle sue imperfette fattezze. Infatti, mentre il concetto d’imperfezione si ricongiunge direttamente all’uomo, quello di perfezione è attribuibile alla sola macchina».

Inoltre, la ciclicità dell’automatismo e il tracciato risultante uniscono installazione e proiezione. Mentre nella prima esiste solo la possibilità di registrare un segno che rimarrà eternamente; nella seconda è rivelato il processo utopistico di scrittura e conseguente cancellazione della traccia indelebile. Lo spostamento del pennino, legato alle vibrazioni sonore che avvolgono la stanza, diviene illusorio nel corto HPLC (Hidden Particles Lose Community) poiché in esso nulla di definitivo è tracciato e tutto sembra assolutamente casuale. Il disegno elaborato dal robot simboleggia il limite o il bisogno umano di dover ordinare per categorie ogni cosa esistente nell’universo.

La riflessione sulla continua mutazione di ogni cosa, presente nel mondo e nell’opera appena illustrata, è al centro della riflessione dell’artista. Infatti, tutta la personale ruota attorno alla dottrina dei contrari di Eraclito – anche definita come logos indiviso – ossia la legge assoluta che governa la Natura. Secondo il filosofo greco, tutto nell’universo è subordinato a tale contrapposizione (bene e male, pace e guerra, caldo e freddo, etc.). Esemplare è il HPLC (Hidden Particles Lose Community) (video, 2013) http://vimeo.com/74471358 – realizzato nel laboratorio di Chimica Organica dell’Università La Sapienza di Roma – che inquadra il suddetto strumento, oggi sostituito dal computer. Un macchinario utilizzato in tale ambito per separare e riconoscere, sia qualitativamente che quantitativamente, i diversi componenti contenuti in una sostanza omogenea. L’inquadratura semi fissa e dettagliata permette di carpire i movimenti che il pennino meccanico traccia sulla carta millimetrata, a volte in modo lento, altre in maniera decisa. Le caratteristiche del tracciato risultante rappresentano il profilo del processo di separazione dei micro-elementi della china. Se nell’analisi scientifica domina la necessità di documentare il reale, in quella artistica governa il caso e l’utopia. Infatti, nella proiezione la disgiunzione tra le sostanze è annullata grazie all’inversione temporale: il segno trascritto è cancellato tramite il rewind del corto, evidenziando l’impossibilità di ri-costruire ciò che in precedenza è stato separato. Si genera così un conflitto tra creazione e distruzione, riunione e frattura risolvibile solo attraverso il dinamismo visivo.

L’essere umano non è Natura ma al contempo è parte di essa. Questa doppia condizione genera una riflessione antropocentrica, dove – come afferma il linguista francese Émile Benveniste – «la coscienza di sé è possibile solo per contrasto. Io non uso Io, se non rivolgendomi a qualcuno, che nella mia allocuzione sarà un tu» (Émile Benveniste, La soggettività del linguaggio, in Problemi di linguistica generale, Milano, Il Saggiatore, 1971, pag. 312). Un ragionamento che ben si presta a spiegare l’installazione ubicata nella saletta adiacente e composta da un grande dipinto e un monitor. Con Isostasia 1 (video, 2013) http://vimeo.com/59136244 Nicole riflette sul fenomeno di equilibrio gravitazionale che si verifica sulla Terra tra la litosfera e la sottostante astenosfera ovvero la tendenza della crosta terrestre a raggiungere una posizione di equilibrio attraverso il galleggiamento. Protagonista del video è il moto, o più precisamente l’equilibrio come stato continuamente ricercato sia dalla natura sia dall’uomo (da quest’ultimo cercati sia per trovare una stasi interiore sia come adattabilità precaria all’ambiente esterno). Come si evince dalle immagini, l’individuo è un elemento passivo di fronte alla potenza del contesto circostante. Una supremazia da noi spesso dimenticata, soprattutto in passato quando si pensava che la terra fosse ferma mentre il sole e i pianeti ruotavano attorno ad essa. Le riprese proposte richiamano alla memoria le escursioni effettuate dai primi geologi e scienziati che, a fine Ottocento, si avventuravano in tali contesti, fino ad allora considerati pericolosissimi e pieni d’insidie qui sottolineate con la ripresa della nebbia e del tenebroso rumore di sottofondo. Nicole si cala in prima persona nei panni di questi pionieri per evidenziare la posizione d’instabilità e di continuo divenire cui ogni creatura deve sottostare per ritrovare l’equilibrio con il tutto:

«La Natura è la grande entità che decide tutto. ‘Isostasia 1’ dimostra la possibile conciliazione tra le parti ovvero l’equilibrio tra uomo e natura. Il video si apre con una visione sul cielo, sull’universo per poi spostarsi sulla Terra, riprendendo le rocce e successivamente sulle tre ombre camminanti che rappresentano noi stessi in equilibrio con ciò che ci circonda e con la nostra interiorità».

Sovrasta lo schermo la pittura Isoipse Plastiche (tecnica mista su tela, 2013), in cui è raffigurato un grande paesaggio dolomitico, opera sintesi di tutto il discorso affrontato. Il monocromo sottolinea la situazione di stasi ritrovata tra i due opposti – uomo e natura – restituendo, da una parte, il dato reale osservato con gli occhi (le dolomiti) e, dall’altra, ciò che analizziamo con la mente (il plastico).

Partita da concetti e fenomeni scientifici, rielaborati e manipolati attraverso mezzi artistici, Nicole arriva a creare una scienza artistica in grado di ripristinare il dialogo tra due ambiti apparentemente inconciliabili.

Il cursore diretto sulle immagini visualizzerà le didascalie; cliccare sulle stesse per ingrandire.

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