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Ricostruire la moda italiana, il libro di Nicole White a Roma: Isola Gallery_Lab

Venerdì 20 dicembre 2013, ore 18,30 si terrà, nell’ambito delle attività di Isola Gallery_Lab all’Isola Tiberina (Roma) una delle prime Conversazioni ad arte intorno al libro: Ricostruire la moda italiana. Il ruolo chiave degli Stati Uniti d’America nello sviluppo del sistema industriale del Made in Italy, di Nicola White (Deleyva edit.).

L’iniziativa, a cura di Barbara Martusciello e con la Mediapartnership di art a part of culture, rientra nel fitto programma culturale dello spazio polifunzionale Isola Gallery _Lab all’Isola Tiberina (Roma)

Partecipano: Alessia Rinaldi; Marco Vagnini; Nichelle Cole; Marco Rossini; Sonia Patrizia Catena; Fabiola Cinque; Emmanuele J. Pilia

L’appuntamento propone la presentazione di un innovativo progetto di collana editoriale dell’Associazione Culturale Deleyva (Roma/Milano) dedicato alla divulgazione di opere di saggistica contemporanee sul fashion, che in questa sede introdurrà il libro dell’autrice Nicola White (Central Saint Martins, Londra) Ricostruire la moda italiana. Il ruolo chiave degli Stati Uniti d’America nello sviluppo del sistema industriale del Made in Italy. L’edizione italiana del libro è curata da Alessia Paola Roberta Rinaldi socio fondatore della Deleyva Editore, una nuova realtà culturale che indaga frontiere di sperimentazione innovativa nelle visual art anche a livello internazionale.

Il libro analizza il ruolo svolto dagli Stati Uniti nella genesi della moda italiana e fornisce una chiave di lettura transnazionale per comprendere le ragioni intrinseche del suo sviluppo nel dopoguerra. Il settore tessile fu l’unico comparto industriale rimasto indenne in Italia dopo la guerra, e divenne il beneficiario privilegiato del piano di investimento americano Marshall, nel periodo di ricostruzione post bellica. L’apporto di nuove metodologie e tecnologie di produzione in serie applicate all’industria, insieme all’apertura di un grande mercato di consumo, costituirono il ruolo chiave degli USA nello sviluppo del tessile e della moda italiana. Secondo la tesi dell’autrice Nicola White lo stile italiano della moda realizzò la sua identità precipua, esprimendo soprattutto la domanda di mercato della classe media americana. Tra gli anni ’50 e ’60 i cambiamenti di costume negli Stati Uniti orientarono il gusto del pubblico americano verso la ricerca di uno stile elegante ma sobrio, lontano dai precetti formali dell’eleganza francese. Le collezioni da boutique, i tessuti italiani, la maglieria, la pelletteria, l’abbigliamento sportivo, l’alta moda furono letteralmente scoperti da riviste americane come “Vogue” che permisero sia l’esplosione del fenomeno della moda italiana negli USA, che la rappresentazione ideale dell’italianità nell’immaginario collettivo dei cittadini statunitensi, che videro l’Italia come la meta privilegiata di un bellissimo viaggio di educazione sentimentale verso l’arte, la cultura, i luoghi ameni turistici. Il 12 febbraio 1951 la grande esposizione della moda e del tessile organizzata da Giovanni Battista Giorgini a Firenze, segnò la nascita della moda italiana, e liberò per sempre lo stile italiano dalla sudditanza secolare della moda di Parigi, aprendo le porte del mercato americano ai produttori del tessile e al design degli stilisti italiani.

Tra gli anni ’50 e ’60 tutti in America ricercarono lo stile della moda italiano: la classe media, le stelle del cinema, i produttori, i grandi magazzini. Spodestando in breve tempo lo stile francese del New Look di Christian Dior, la moda italiana inventò letteralmente il prêt-à-porter d’alta gamma per la fascia di mercato della middle-class americana. I creatori italiani del dopoguerra seppero interpretare lo stile di vita casual americano con estrema scioltezza e varietà: l’abbigliamento sportivo di Emilio Pucci, l’alta moda delle Sorelle Fontana, la pelletteria di Salvatore Ferragamo, il pronto moda di Achille Maramotti. L’apertura di un mercato enorme come quello degli USA creò possibilità di crescita esponenziali per lo slancio creativo degli stilisti di moda e per gli stessi produttori del tessile. Questo fatto permise all’Italia di capitalizzare una fama a livello internazionale legata sia alla italianità precipua dell’inconfondibile stile italiano, rappresentata dall’enorme patrimonio artistico e culturale del paese, che dal Made In Italy, ossia l’insieme delle competenze legate alla cultura della costruzione del prodotto locale (artigianato, design, e industria tessile) imprescindibili dallo stile creativo della moda.

Concludendo con le parole della White:

“All’inizio di un nuovo millennio, in un‘epoca in cui le nazioni stanno lottando per conservare e sviluppare la loro identità culturale, è importante che le radici della moda italiana (un settore che ora è una rappresentativa icona di identità nazionale italiana) siano infine adeguatamente riconosciute e comprese.”

Nicola White è stata docente e capo di dipartimento alla Central Saint Martins di Londra. Oltre a Recostructing Italian Fashion. America and the Development of the Italian Fashion Industry (Berg Publishers, 2000) ha pubblicato con Ian Griffiths (Consulente Creativo di MaxMara e professore al Fashion Design Research Center della Kensigton University di Londra) The Fashion Business: Theory, Practice, Image (Berg Publishers, 2000) e il libro Giorgio Armani (Carlton Books, 2000).

Il cursore diretto sulle immagini visualizzerà le didascalie; cliccare sulle stesse per ingrandire.

PROGRAMMA

  • Ore 18,30: drink di benvenuto
  • Ore 19,00: inizio Conversazione

Moderatori

  • Barbara Martusciello (critico e storico dell’arte)
  • Emmanuele Jonathan Pilia (storico dell’architettura e socio fondatore di Deleyva Editore, Roma)

Relatori:

  • Alessia Paola Roberta Rinaldi (curatrice del progetto di collana e socio fondatore di Deleyva Editore, Milano)
  • Marco Vagnini (vice-direttore Isia Roma, industrial designer);
  • Nichelle Cole (editor di Rough Italia, Rough Magazine USA);
  • Marco Rossini (direttore artistico Galleria Rossini, gioiello contemporaneo, Milano);
  • Sonia Patrizia Catena (curatore e ricercatore ed esperto di Design del Gioiello, Milano);
  • Fabiola Cinque (docente di Teorie e Tecniche della Pubblicità Università LUMSA ed esperta di settore)

art a part of culture è Mediapartner dell’iniziativa

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