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Che succede nelle gallerie di Kuala Lumpur? Focus-on Malesia # 1

Che succede nelle gallerie di Kuala Lumpur in Malesia ? Certo l’occhio indiscreto e smaliziato dell’occidente s’accorge senza dubbio dello scarto concettuale ma non si può esimere dal costatare come l’attenzione per il dettaglio e la sofisticazione dell’immagine siano le due componenti essenziali di un’arte che emerge dal boom economico del sud est asiatico. Insomma nelle gallerie di una metropoli equatoriale come Kuala Lumpur si nota più che mai lo scorrere e il mescolamento dei linguaggi artistici della nuova generazione di artisti.

Alla Patronas Galeri, che sta proprio all’ombra di quelle due grandi ogive che sono le Twin Towers malesiane, si può vedere una sfilata di ritratti dedicati al Premio Merdeka per la scienza che dialogano con il lavoro fotografico di Volker Steger dal titolo: Sketches on Science. Il fotografo tedesco ha scattato 50 ritratti a premi nobel invitandoli a disegnare su un grande bristol bianco la loro scoperta scientifica con uno schizzo colorato. Nell’allestimento ogni immagine formato 1:1 era accompagnata da un audio guida che raccontava l’approccio telefonico tra il fotografo e lo scienziato. Messa al confronto con la galleria di ritratti del premio malese per la scienza, questa mostra rende l’idea dei differenti approcci, se, infatti, Steger ritrae il personaggio dietro la formula prodotta dal pensiero, i pittori malesi dedicano all’immagine del pensatore un lavoro di minuziosa affermazione della pittura, insomma rendono omaggio al prestigio del soggetto tramite la costruzione dell’immagine che celebra sia il volto del modello, sia il lavoro del pittore.

L’idea è completamente interposta tra il referente e la copia, ossia muovendosi nelle varianti dell’interpretazione si fa espressione. Lo vediamo, in un certo senso, anche nelle 12 proposte per il premio Furla della Wei Ling Gallery (n. d. R.: originariamente conosciuta come Townhouse Gallery nella sua precedente sede a Bangsar ) che sono: Ivan Lam, Anurendra Jegadeva, Choy Chun Wei, Yau Bee Ling, Wong Chee Meng, Hamid Hadi, Azliza Ayob, Ilham Fadlym, Zulkilfi Yuosff, Sean Lean, Cheng Yen Pheng, Kim Ng. Tutti alle prese con il tema della borsa del noto marchio italiano interpretato in chiave narcisista ma con una grande libertà. L’aggancio con i codici decorativi della moda (si legga qui) che ha reso popolari artisti come Murakami e Koons, qui ha un sapore più ludico che elude l’impronta strategica del lancio pubblicitario sebbene sia una motivazione latente, in alcuni casi è persino motivo di paragoni insoliti mediazione tra improvvisazione e simulazione.

Altra aria si respira alla galleria Ode to Art al Pavilion Center con la personale di Lee Jung Woong. Pittore iper- realista, non rinuncia a ironizzare sulla tradizione orientale dell’equivalenza tra pittura e scrittura ponendo in evidenza quanto il meta – linguaggio della pittura possa prendersi beffe della duplice natura del segno. Dipingendo tipici pennelli orientali lanciati su una superficie a mantenere la freschezza dell’approccio immediato con la superficie della tela, il coreano (classe 1963) non si limita alla celebrazione dell’illusionismo, della trappola retinica, ma la estremizza ragionando sull’effetto dinamico della macchia raccontandola tramite l’artificio della riproduzione. L’immediatezza, per Lee Jung Woong convive con la più lenta restituzione dell’immagine, che pertanto racconta l’impatto di pennello e tela attraverso veri schizzi e macchie vere pennellate veloci e roride date con un vero pennello, quasi a dichiarare la decadenza di quest’ultimo attraverso una sua perfetta riproduzione funeraria. Ecco che il gioco è fatto, da un lato l’effettiva irruenza del segno dall’altra la destituzione dello strumento dalla misura emotiva per via di una magistrale riproduzione che, però è anche questa dipinta.

Il cursore diretto sulle immagini visualizzerà le didascalie; cliccare sulle stesse per ingrandire.

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