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Speak for yourself #1. intervista a Giuliana Tammaro immaginifica self publisher

Come già introdotto la volta precedente, Speak for yourself è una vetrina di scambio di idee e riflessione sull’etica del self-arranged del settore editoriale.
Il ciclo di interviste vede coinvolti publishers, curatori e critici in una discussione che offrirà anche l’opportunità di conoscere più nel dettaglio le loro esperienze personali.
Nell’esempio che propongo con questa prima intervista, l’autoeditore lavora a tutto campo nella realizzazione del progetto editoriale e anche nella promozione di attività laboratoriali che invita prima di tutto il partecipante a comprendere l’infinita libertà espressiva che l’autoproduzione garantisce, un aspetto indubbiamente positivo del self-publishing.

Giuliana Tammaro, graphic designer e curatrice indipendente, vive e lavora a Milano dove insieme a Marco Nicotra – uniti nel progetto Copy/copy – dal 2012 collabora all’organizzazione di Micro, festival di editoria indipendente dedicato alla grafica, alla fotografia e all’illustrazione a Milano.
Da questo autunno, Copy/copy cura il progetto attualmente in corso Abc – Abecedario del self-publishing, un ciclo di 7 lezioni pratiche per la progettazione e la realizzazione finale di un prodotto cartaceo, un abecedario illustrato secondo la tecnica che gli stessi Copy-copy praticano nella loro attività di publishers.
Giuliana è infatti anche autrice di pubblicazioni indipendenti per BOLO Paper (con Marco Nicotra) e Shelf Editions, piccola casa editrice da lei fondata e definita il side-project del side-project.

Giuliana, in qualità di editrice, graphic designer e organizzatrice di eventi hai la possibilità di tracciare bene e da diverse prospettive un quadro generale dell’editoria autoprodotta. Come ti spieghi il continuo incremento delle proposte di self-publishing?

Viviamo un momento sociale e culturale complesso in cui l’offerta è decisamente maggiore rispetto alla richiesta. Questa condizione, sommata ai costi più che abbordabili della stampa, ha favorito il proliferare di una serie multiforme di espressioni creative, non solo nell’ambito del self-publishing ma anche in quello del design e dell’artigianato. Autoprodursi significa rimanere sul mercato, proporsi e proporre la propria idea che, grazie al web, è facilmente divulgabile qualunque sia la qualità.

Ogni settore ha i suoi pro e contro. I vantaggi dell’autoproduzione sono noti e tra tutti spicca la grande libertà di scelta creativa e organizzativa. Si parla meno dei “lati oscuri”, degli aspetti negativi riguardanti la “bolla dell’autoproduzione”. Personalmente, ritengo che il peggio possa essere un eccessivo protagonismo dell’auto-editore che si allontana così dal pubblico-lettore e lo dico consapevole degli incontri diretti tra autore e fruitore nelle fiere di editoria autoprodotta indipendente. Cosa ne pensi?

Penso che sia una questione naturale e caratteriale. Come dici tu, il bello dell’autoprodursi è proprio quello di avere massima libertà espressiva. L’obiettivo finale è soddisfare se stessi e non gli altri.
In ogni caso è a mio parere importante provare la soddisfazione di essere apprezzati o di riuscire a vendere il proprio prodotto. Negli anni di lavoro, ci siamo accorti di quanto, per far sì che il progetto duri nel tempo, sia importante l’equilibrio tra l’aspetto personale che lo muove e quello relazionale che gli dà il “carburante” per procedere ed evolversi.

Parliamo del progetto Abc – Abecedario del self-publishing che tu e Marco state organizzando da questo autunno, coinvolgendo il pubblico partecipante ad un corso di lezioni pratiche sull’autoproduzione. Come lo avete impostato? O più nel dettaglio, quali sono gli aspetti fondamentali che avete voluto mettere in evidenza nella gestione del corso?

Abbiamo fortemente desiderato di organizzare un corso di questo genere. Fino ad Abc, abbiamo realizzato workshop di uno o due giorni, momenti intensi sia a livello creativo che di utilizzo delle energie ma dalla caratteristica temporale estremamente limitata. Ci piace rinnovarci, cambiare e sperimentare e per questo abbiamo pensato ad un corso che si estendesse in 3 mesi di tempo per 7 appuntamenti di due ore l’uno. Ospiti della splendida Cascina Cuccagna, in zona Porta Romana a Milano, con i 10 partecipanti stiamo affrontando le varie complessità dell’autoproduzione attraverso le modalità da noi proposte, ovvero quelle analogiche del collage. Dopo la pausa natalizia ci si ritroverà carichi di nuove energie. A metà gennaio 2014 ricominceremo con una visita in tipografia e chiuderemo l’esperienza con altre 3 lezioni pratiche che ci porteranno a finalizzare i 10 abecedari, ognuno con un tema diverso e attraverso cui i partecipanti avranno affrontato intensamente l’oggetto editoriale.

Copy/copy è un progetto che vede coinvolto in prima linea il prodotto cartaceo e dunque appartiene ad un campo ancora più ristretto dell’editoria indipendente che predilige un processo di sviluppo e di stampa analogico. La scelta di lavorare il materiale cartaceo può coesistere con l’enorme supporto del mezzo tecnologico o è solo melencolia?

Per noi è passione, da quella si origina tutto. Copy/copy è un progetto che si genera per soddisfare la nostra ambizione creativa, così come per la questione dell’autoproduzione di cui sopra quindi, è fondamentale che ci sia una componente elevata di divertimento e soddisfazione personale. Dall’altra parte mettiamo a disposizione del cliente che apprezza il nostro approccio, il Know How Copy/copy che non può trovare da nessun altra parte. Anche qui è una questione di mediazione tra ciò che ci piace fare e ciò che soddisfa il cliente, con l’obiettivo di rimanere coerenti con noi stessi e mantenere l’approccio etico che abbiamo in ogni progetto.

Di recente, hai fondato la casa editrice Shelf Editions con cui pubblichi fanzine dedicate ad un tema che ti ispira particolarmente, delle ‘micro-impressioni’ su carta. Scegli una fanzine. Ce la descrivi?

Scelgo l’ultima! Le farfalle sono insetti. Un giorno ho trovato il mio gatto sul letto: un’espressione colpevole, c’era qualcosa di strano. Mi avvicino e scopro che stava letteralmente sbranando una gigantesca farfalla. Per me è stato sconvolgente perché sono sensibile verso gli animali e verso le piante in generale oltre che per il fatto che le farfalle per me hanno un grande significato. La poverina tra l’altro non era nemmeno morta e ho quindi dovuto espellerla tramite WC perché smettesse di soffrire, deludendo molto il mio gatto ovviamente.
Insomma, ci sono rimasta davvero male e dopo lo shock iniziale mi sono detta che da lì a breve avrei realizzato una pubblicazione dedicata a questi affascinanti insetti. Le farfalle sono insetti è stampata in fotocopia e per ogni copia ho inserito degli elementi a colori ritagliati da libri scientifici sulle farfalle, per questo ogni esemplare è unico e ne esistono 30, tutte numerate. È possibile vedere un’anteprima sul sito di Shelf Editions, così per tutte le altre mie produzioni.

Qual è il tuo prossimo progetto?

Il prossimo progetto è imminente e si chiama MICROpiù Olimpiadi. Sì, noi non ce ne stiamo mai fermi! Si terrà da Chantillo, un temporary store in zona Porta Genova, a Milano. Un weekend a gennaio, il 18 e 19, dedicato all’editoria che amiamo, alla musica e con la collaborazione di altre 5 realtà indipendenti che organizzeranno 5 mini-workshop nella giornata del 19, susseguendosi l’una all’altra. Avremo con noi CorpoC, Filigranem, Libri Finti Clandestini, Studio Fludd e Twentytrees. Ognuno di loro, seguendo il filo conduttore della carta, proporrà un’attività speciale! Per chi è interessato le info verranno pubblicate a breve sul sito di MICRO.
Grazie Mariacarla!

Grazie a te Giuliana e buon lavoro.

 

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