di

Addio all’inverno. Campagna accende i suoi fucanoli

Campagna, la città del fuoco (SA)
Campagna, la città del fuoco (SA)

Il 17 gennaio è la festa di S. Antonio Abate, un asceta taumaturgo il cui culto ha origine nelle simbologie dei culti precristiani legati alle feste del periodo che dal solstizio d’inverno porta all’equinozio di primavera, ritualità vivissime sia nella cultura religiosa romana, sia in quella celtica che servivano a purificare gli uomini, gli animali, i campi e a propiziarsi gli dei affinché permettessero il regolare rinnovamento delle stagioni.

Queste simbologie pagane, ai tempi delle prime evangelizzazioni, trasmigrarono nella figura di Sant’Antonio Abate: il santo del fuoco e degli animali, il santo capace di guarire da terribili malattie e di ingannare i diavoli dell’inferno.

Nella cultura popolare il giorno della festa di Sant’Antonio Abate è quello che segna la fine del freddo. A questo giorno, secondo alcuni proverbi, appartengono le ultime gelate, è dunque arrivato il tempo di bruciare la legna messa da parte per affrontare le notti lunghe ed i giorni ghiacciati ed accendere grandi falò nelle piazze e nelle strade.

Come succede a Campagna, Città del Fuoco, dove il 17 gennaio, mentre il freddo taglia la montagna, impregnandosi delle luci che punteggiano qua e là le pendici e le gole, l’inverno mostra il suo cuore e Campagna accende la sua tradizione più arcaica, moltiplicando in tutte le strade il rito del fuoco  propiziatorio, capace di esorcizzare l’assalto del maligno.

Sono i Fucanoli, rito antichissimo dalle origini pagane che si sposa con la processione di Sant’Antonio Abate lungo le strade e nei rioni della citta.
Il percorso è segnato da tanti falò, grandi cataste di legna, vecchi tronchi d’olivo ormai secchi, ramoscelli e ciocchi che generano e si fanno accarezzare da un fuoco rosso e giallo che scoppia e sale e vortica, e sale ancora e sbanda, s’inchina ai passanti avvolgendoli in una folata di calore insopportabile, lotta con forza ed allegria contro il vento gelato.

Le strade sono piene, la Cattedrale s’illumina e lascia le porte spalancate tutta la notte mentre, ai piedi della scalinata s’innalza il fucanolo più grande della città. E’ la notte della luce che rappresenta anche l’inizio del carnevale, un momento di immaginazione collettiva e di condivisione quasi irreale della città.

Ogni rione ha la sua scultura di luce e calore: palazzi, chiese e conventi, portali e fontane, mascheroni, stemmi, capitelli, tutti s’accendono di riflessi arancio caldo.

Perfino l’acqua s’accende, con quei falò che attraversano il fume montati su ponti che appaiono magicamente proprio lì dove il fiume si lancia con un breve salto in una discesa spumosa e frastornante.

Fuoco che si rispecchia nell’acqua, esorcizza e purifica, illumina e disseta.

Ed accanto ai fuochi, appena la statua del Santo anacoreta torna al suo altare, esplode finalmente la festa: si imbandiscono tavolate e “fraschette”, vengono serviti piatti fumanti di matass’ e fasul, una pasta fatta in casa con fagioli e tanto, tanto aglio e poi polenta, salsicce paesane, braciole e croccanti contorni di broccoli, patate fritte e peperoni conditi. Ed il vino: quello buono, rosso, così scuro che sembra spillato dal cuore della terra.

Ed ancora la musica, le tammorre, le chitarre, le canzoni e le danze della gente e della memoria, musica che s’affaccia dalle porte, che s’annida presso le spallette del ponte, che s’apre e si moltiplica lungo il selciato di antica pietra lavica del Corso.

I fucanoli illuminano tutta la notte. I più grandi tracciano figure alate, ancora, nella mattina nebbiosa.

1 commento

clicca qui per inviare un commento

teniamo a bada lo spam * Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.

  • Questa è vera tradizione, basata su uno degli elementi primordiali, quando la legna era importante per il calore. Mentre ogni giorno assistiamo alla nascita di fredde tradizioni solo consumistiche.

Rubriche

ArtApartEvents 2016

Dona ora!