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Il ritorno a casa: il primo (bellissimo) Pinter del maestro Peter Stein

Arriva direttamente dal Festival dei 2Mondi di Spoleto, che l’ha coprodotto insieme al Teatro Metastasio Stabile della Toscana, “Il ritorno a casa” di Peter Stein, alle prese per la prima volta nella sua carriera con un testo del premio Nobel Harold Pinter.
Lo spettacolo, dopo l’anteprima estiva a Spoleto56, è in tournèe in Italia e tocca la città di Vicenza per due serate regalando al numerosissimo pubblico una straordinaria prova d’attori.

La regia del maestro tedesco è infatti totalmente a servizio dei suoi interpreti la cui collaudata sintonia scenica, sorta dall’esperienza de “I demoni” dello stesso Stein, diventa pretesto per lavorare ancora insieme come gruppo creativo, con l’aggiunta della sola Arianna Scommegna.
La proposta di rappresentare Pinter trasporta Stein agli albori della sua carriera, quando riesce ad assistere a Londra alla prima mondiale di Homecoming e poi a collaborare alla sua messa in scena a Monaco: un ritorno a casa anche per lui, dunque, una felice occasione per ritrovare il rapporto con un testo amato e fondamentale nella produzione di Pinter, capace di suscitare scalpore nel 1965 e di mantenere cinquant’anni dopo la stessa forza drammaturgica.

Un interno londinese, quattro uomini ancorati alle parole per riempire un vuoto di senso che solo l’ascolto può rendere palpabile, perché in quel microcosmo familiare –giocato sull’equilibrio della figura dominante del vecchio padre dopo la morte dell’unica donna di casa– le relazioni si trascinano nello spazio angusto e nell’odore stantio di una coscienza riluttante alla consapevolezza, nascosta dietro un copione esistenziale dai toni fintamente retorici. Ecco che i ruoli e i nomi che servono a definirli si trasformano in campo di battaglia verbale – una prova impossibile da sostenere senza il grande lavoro sul testo e sulla vocalità tradizionalmente compiuto da Stein e condiviso con i suoi attori – celando dietro i “papà” e i “figliuolo” un veleno di soprusi accennati ma mai dichiarati apertamente.
Il non visto è leitmotiv della messa in scena, laddove al pubblico è concesso di entrare in sintonia con i personaggi solo attraverso i loro discorsi, il loro stesso racconto su quanto accade oltre lo sguardo: fuori dalla porta di quel soggiorno scenografia dell’intera piece, nelle camere da letto al piano superiore definito da una scalinata che si perde verso l’alto.

Un evento inatteso rompe la linearità del racconto ripiegato su se stesso: l’arrivo del figlio lontano, partito per l’America e tornato ora per presentare alla famiglia la moglie Ruth, capace quest’ultima di trasformarsi nel breve intervallo di qualche battuta nel contrario di se stessa: da compagna e madre amorevole, in pensiero per i figlioletti lasciati a casa, lentamente riflessa nelle premurose insistenze del marito, a selvaggia mantide risucchiata dal risentimento verso la vita e dall’insoddisfazione sua e dei suoi nuovi parenti. Molto poco è detto e molto resta da indagare, ripercorrendo fuori dal testo le coordinate ideologiche del teatro pinteriano, per definire questa Ruth trasformata in oggetto di piacere, spogliata del suo ruolo sociale per assumere nel privato una diversa forma di controllo, non più giocato sul linguaggio e sulla forza dell’intellettualismo – come accade con il marito professore di filosofia e con l’elite della vita americana – ma esercitato con il corpo. Il sesso arriva oltre la fumosità dell’eloquio, atterra ogni rivendicazione di possesso e abbassa con strisciante voluttà tutti quegli uomini che sembravano avere sempre l’ultima parola, zittiti e spodestati dal richiamo bestiale della carne.

L’ironia colora impietosamente il denso intreccio drammatico con un ritmo punteggiato di pause e silenzi – sempre riempiti con perfezione da un gesto o un’azione – restituendo alla platea lo spirito dell’autore, colto magistralmente da regista e interpreti con passione, dedizione e misura di talento.

IL RITORNO A CASA di Harold Pinter; Regia Peter Stein; Traduzione Alessandra Serra; Scenografia Ferdinand Woegerbauer; Costumi Anna Maria Heinreich; Luci Roberto Innocenti; Assistente alla regia Carlo Bellamio. Con Paolo Graziosi, Alessandro Averone, Elia Schilton, Rosario Lisma, Andrea Nicolini, Arianna Scommegna. Produzione Teatro Metastasio Stabile della Toscana – Spoleto56 Festival dei 2Mondi. Direttore dell’allestimento Roberto Innocenti; Assistente all’allestimento Giulia Giardi; Direttore di scena Marco Serafino Cecchi; Capo macchinista Marco Mencacci; Capo elettricista Massimo Galardini; Elettricista Gabriele Mazzara Bologna; Fonico Daniele Santi; Sarta Annamaria Clemente, Lanzillotta Chiara; Cura della produzione Francesca Bettalli; Progetto grafico ed editing Francesco Marini; Realizzazione scene Laboratorio del Teatro Metastasio; Capo macchinista costruttore Tobia Grassi; Macchinisti costruttori Furio Barbani, Tommaso De Donno; Attrezzista Enrico Capecchi; Video documentazione Bam Container Associazione Culturale (Nadia Baldi); Aiuto regia in stage Gilda Ciao.

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