di

Goupil. Arte, storia e mercato dove emerge anche il successo italiano

Storia del mercato dell’ arte. Apre con questo trasparente incipit il catalogo della mostra aperta fino al 2 febbraio a Bordeaux, ma proveniente dal rinato Palazzo Roverella di Rovigo, prodotta col sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Intitolata La Maison Goupil. Il successo italiano a Parigi negli anni dell’impressionismo storico, è trasmigrata in Francia col titolo La Maison Goupil et l’Italie e lo stesso sottotitolo. Il curatore, lo storico dell’ arte Paolo Serafini, dopo anni di ricerche nei trascurati Archivi della Galleria parigina (divisi tra il Musée d’ Aquitaine-Fonds Goupil di Bordeaux ed il Getty Research Institute di Los Angeles), ha ritessuto una trama logorata dal tempo, riportandola in evidenza in modo brillante. Gli artisti italiani sotto contratto – anche in esclusiva – erano ben 98, e sono almeno 1000 le loro opere transitate nella celebre Maison. Altri furono intermediati o aiutati in particolari occasioni espositive.

Il fondatore Adolphe Goupil cominciò trattando incisioni e litografie dall’arte antica fin dal 1829, ed è stato calcolato che alla fine della sua epopea, nel 1919, la premiata ditta Goupil aveva intermediato circa 31.000 opere. La crescita della Galleria fu costante, malgrado l’imprevista perdita di due successivi contitolari (Rittner et Vibert), e si può ben dire che egli seppe riconoscere e gestire imprenditorialmente le trasformazioni e le opportunità del suo tempo, l’Ottocento della Rivoluzione Industriale, alle prese con il passaggio tra romanticismo storico e rivoluzione impressionista.

Grazie alla originale ricerca archivistica (1846-1919) e alla ricostruzione critica scaturitane è facile oggi aderire all’idea che “…ogni momento storico non è mai tessuto in modo uniforme, è articolato e complesso, e ci sono in campo molte forze a contendersi il primato” (Serafini), ma non va dimenticato che nella manualistica è stato invece frequente che il nome di Goupil non apparisse affatto o fosse associato alla pittura pompier, ovvero ad un genere passatista – per dirla coi futuristi – disancorato dalla realtà delle grandi trasformazioni in incubazione negli stessi decenni. In realtà Goupil fu un geniale anticipatore, che seppe coniugare la diffusione borghese e popolare delle immagini con la promozione di artisti e opere sempre nuovi, pronto a scommettere e porre sotto contratto talenti di ogni nazionalità: francesi, italiani, spagnoli, ungheresi. Dopo l’apertura di una sede a Londra (1841) varcò rapidamente l’Oceano Atlantico, contribuendo significativamente a creare il gusto e il modello collezionistico americano. Tanto da mandare a New York già nel 1845 il figlio Leon, che vi rimase fino alla prematura morte (1855). Coltivò nel tempo legami con mercanti olandesi (tra cui lo zio di Van Gogh), inglesi, tedeschi e americani. La vetrina principale della sua attività parigina, con sede davanti all’ Opéra, dopo gli inizi a Montmartre, erano soprattutto i noti Salons, che attiravano una folla smisurata (10.000 persone paganti al giorno, 50.000 la domenica), in cui la Goupil & Cie presentò fino al 1884 le opere originali, che andava sostenendo attraverso una grande e attivissima scuderia. Lui e la sua Maison ebbero mercato e clientela internazionali, pur centralizzando a Parigi la gestione dei dipinti, così come i laboratori di fotografia e stampa, che realizzavano fotopitture e fotoincisioni e, in seguito, anche riviste e libri illustrati (con foto-acquetinte e typogravures) tra 1884 e 1921, anno di chiusura definitiva della Galleria.

Parte integrante delle vicende della Ditta Goupil, e del gusto collezionistico della borghesia di due continenti, fu senz’ altro la pittura di Jean-Léon Gérôme, genero di Goupil, grande talento pittorico, spesso troppo assimilato a temi di facile lettura, che a partire dagli anni ’60-’70 del secolo viaggiò molto col cognato Albert, collezionista di opere del Rinascimento. Tra i molti artisti attivi per Goupil dagli anni ’70, devono essere ricordati, oltre a Giovanni Boldini (dal 1872), anche Giuseppe De Nittis (sotto contratto in esclusiva tra 1872-74), Francesco Paolo Michetti (conteso tra Goupil e Reutlinger), Domenico Morelli, Alberto Pasini e soprattutto Antonio Mancini (a contratto per pochi anni dal 1875, poi rientrato a Napoli), di cui sono esposti una stupefacente serie di capolavori giovanili quasi inediti per il pubblico, perché provenienti da collezioni private. In questo pregiato nucleo manciniano appaiono in nuce strade che saranno poi percorse da Cezanne e Picasso negli anni immediatamente precedenti le avanguardie storiche, come nelle diverse versioni di giovanissimi scolari e del Figlio del saltimbanco.

Tra le opere che non si dimenticano facilmente: Le istitutrici agli Champs Elisées di Vittorio Corcos (1892), diverse opere di Pasini, tra cui la Porta della Moschea di Yeni Djami a Costantinopoli ( Nantes, Musée des Beaux Arts), Adieu Paris! (The Customs) di Mancini (Londra, National Gallery) e – visti a Rovigo – La strada da Napoli a Brindisi di De Nittis (1872, Indianapolis Museum of Art – Collection of R. Eno), e la Strada maestra à Combes la Ville di Boldini (Philadelphia Museum of Art). Impressionante anche la qualità degli interni pompeiani di Raffaello Sorbi (a contratto dal 1872), gli smaglianti cieli e campagne di Alceste Campriani, Dal liutaio di Vincenzo Capobianchi e il tanto riprodotto Enfin… seuls! di Edoardo Tofano. A lui è dedicata a Bordeaux un’ apprezzata sala che ne ricostruisce accuratamente la fortuna grafica, attraverso ben 12 tipologie incisorie e le lastre create grazie a Goupil. Ma sarebbe ingiusto non ricordare che sono presenti con pezzi di eccezione anche Eugenio De Blaas, Giacomo Di Chirico, Teofilo Patini, Attilio Simonetti, Rubens Santoro e Federico Rossano.

La mostra consente di visionare, attraverso opere quasi tutte in collezioni private, quale varietà tematica e tecnica -dal paesaggio campestre ed orientalista fino alla scena d’ interno e alla tematica sociale- il celebre Goupil accogliesse nel suo alveo di raccolta, tanto che accostarne e confrontarne l’ operato coi percorsi dell’ impressionismo appare più che necessario e legittimo. Non vietava certo ai suoi di mettere in scena certi eccessi di decorativismo e mondanità: anche con questo i suoi pittori vivevano e guadagnavano, e con loro il mercante. Ma la verità storica comincia ad essere ristabilita e si ritrovano tra gli artisti della Galleria oltre ai dipinti di genere e ai pompiers anche molti Impressionisti e Barbizoniers. E’ l’ennesima consolazione intellettuale, di fronte ad un mercato interno italiano odierno che è tornato -complice la stagnazione economica e una legislazione appiattita dall’ignoranza delle interazioni tra cultura e mercato- a fracassare i valori del suo Ottocento in modo insensato. Ma forse qualcosa si sta muovendo (v. M. Pirrelli et al. “Sole24Ore” di domenica 10 gennaio 2014).

Info

  • La Maison Goupil et L’Italie.
    Le succès des peintres italiens à Paris au temps de l’impressionisme.
  • Bordeaux. Galerie des Beaux Arts
  •  Fino al 2 febbraio 2014.
  •  www.musba-bordeaux.fr
  •  Mostra a cura di Paolo Serafini
  • Promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo

Commenta

clicca qui per inviare un commento

teniamo a bada lo spam * Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.

Rubriche

ArtApartEvents 2016

Dona ora!