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L’Obelisco di E.M. Forster. Come ritrovare le emozioni perdute

l'obeliscoPer la prima volta in Italia viene rappresentato L’Obelisco, la commedia diretta da Luca De Bei e interpretata da Gianna Paola Scaffidi e Antonio Serrano con la partecipazione di Alessandro Rugnone e Michele Lisi, appena conclusosi al Teatro dei Conciatori a Roma.

La storia, liberamente tratta dal racconto dello scrittore inglese Edward M. Forster, ruota intorno a una coppia borghese sconfitta dalla routine quotidiana che, per evadere dalla noia e dai rancori di una convivenza matrimoniale ormai monotona, decide di partire alla scoperta di un noto obelisco (simbolo fallico per eccellenza) come ultimo tentativo per provare a recuperare un matrimonio appeso al filo dell’abitudine.

Ma sarà proprio durante il tragitto del viaggio alla ricerca di questo fantomatico obelisco, accompagnato da un continuo e divertente gioco di doppi sensi, che la coppia si imbatterà in un insolito incontro con due giovani e sfrontati marinai appena sbarcati sulla riva al mare alla ricerca di forti emozioni, prima che lo scoppio della seconda guerra mondiale (ormai imminente) li riporti a contatto con la triste realtà.
Un incontro che stravolgerà i loro piani e soprattutto le loro certezze, ma allo stesso tempo farà vivere alla coppia un momento di brivido e di eccitazione tra bugie e trasgressioni, facendo così cadere le loro “maschere borghesi” senza le quali, alla fine, riusciranno a sentirsi anche più vicini.
Ecco quindi che l’ironia, che a tratti caratterizza questa storia, si intreccia con la profonda amarezza e malinconia che trapela dai personaggi, protagonisti solitari che, incontrandosi e scontrandosi, si completano l’uno con l’altro.

A far da sfondo a questa storia, un assordante rumore di aerei militari che ricorda, assieme ai racconti dei giovani marinai, l’arrivo della guerra e tutto il male che ne seguirà.

Uno spettacolo particolare nel suo genere con una trama per nulla banale, che se da un lato fa divertire e emozionare il pubblico in sala, dall’altro lo porta a riflettere su quel senso di profonda solitudine che troppo spesso fa da cornice a molte relazioni a cui, invece, a volte basterebbe soltanto fingere di meno e ascoltarsi di più.

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