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Bologna la dotta decadente rialza la testa. Tra l’arrivo di Vermeer virtù d’Olanda e Artefiera 2014

A Bologna si è chiusa da qualche giorno la 38esima edizione di ARTEFIERA, la più storicizzata tra le kermesse italiane d’arte moderna e contemporanea, e resta visitabile in città una parte di Art City, l’articolato programma espositivo civico ed istituzionale (www.artefiera.bolognafiere.it) che la accompagna in Musei pubblici ed Istituti privati.

Dalle dimensioni anche imponenti, tra cui spicca stavolta il MAST (Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia, www.mast.org), neonata creatura frutto della lungimiranza e ambizione del gruppo COESIA della famiglia Seràgnoli. Un impressionante centro polivalente che offrirà servizi e spazi di sperimentazione multidisciplinare sia all’azienda adiacente, specializzata in meccanica per il packaging, che alla città. Fino al 30 marzo ospita Mondi Industriali 014, una selezione dalla bella Corporate Collection di fotografia su industria e lavoro iniziata da appena 2 anni. Ma si tratta, nelle intenzioni, di un laboratorio tecno-didattico e sperimentale, con galleria, auditorium, academy, centro wellness, nido aziendale -curato dal rinomato Reggio Children Team (www.reggiochildren.it)- e una mensa di eccellenza, aperta ai cittadini sabato e domenica. Dopo gli Hospice per le cure palliative, con questo progetto la Fondazione Seràgnoli – che ne è motore propulsivo – perviene ad una sorta di evoluzione della specie di quello stimolante mecenatismo moderno che ha nella poco distante Collezione Maramotti di Reggio Emilia un esempio tenace ed originale; presente – quest’ ultima – nel programma di Art City tra i prestatori di Il Pedistallo vuoto. Fantasmi dall’Est Europa, allestita al Museo Archeologico (curatore Marco Scotini), in collaborazione con molte Collezioni e Fondazioni private (tra cui La Gaia, Righi, Sandretto Re Rebaudengo, Testa, Trussardi, Unicredit), con 100 opere di artisti dell’ Europa orientale, testimoni attuali di una variante antropologico-culturale della sensibilità artistica euroasiatica già presente nell’Avanguardia storica russa, come si è potuto vedere nella recente mostra fiorentina sull’Avanguardia russa, la Siberia e l’ Oriente, (www.palazzostrozzi.org/SezioneAvanguardiaRussa e www.artapartofculture.net/2013/04/08/eugeny-antufiev-alla-collezione-maramotti-dalla-tartaria-alla-conquista-deuropa).

Aderenti al mandato statutario, ma non prive di originalità, le iniziative sostenute dalle Fondazioni di origine bancaria (Fob) presenti a Bologna, Fondazione del Monte, Fondazione Carisbo, Unicredit, curiosamente centrate sul tema del Magico. Allo strano incontro tra due mondi capaci entrambe di numeri magici e illusionismi paiono alludere i curatori, anche se le più moderne Fob pare pensino ad investire sulla cultura e sui territori più che ai miracoli, almeno speriamo. La prima – in particolare – ha finanziato il progetto di Christian Jankowski Magic Numbers, la cui pungente novità sta in un video sottile e a tratti esilarante, nel quale vertici e membri del Consiglio di amministrazione si sono “assoggettati” -talvolta di malavoglia- ad interpretare, in un invisibile scambio di ruoli i maghi-prestigiatori e i loro giochini, cari all’ artista. Unicredit invece ha sconfinato in un orizzonte vastissimo, riprendendo l’indimenticabile Eduardo nel titolo “La Grande Magia” ed estraendo -parrebbe- quanto del loro patrimonio artistico tramanda meglio allusioni magiche, ovvero 90 delle 60.000 opere delle Collezioni Corporate d’ Italia, Austria e Germania. Cosicché nel catalogo Walter Guadagnini, Gianfranco Maraniello e i colleghi d’oltralpe ricamano una curiosa e iniziatica trama, non sempre facile da decifrare.

La Fondazione Carisbo (www.fondazionecarisbo.it), dopo le storiche riaperture dei Palazzi Pepoli e Fava (2012 e 2011,www.genusbononiae.it) ad opera della gestione di re Fabio Roversi Monaco (www.giornaledell’arte.com 14/1/2013) la cui attività risulta al cronista apprezzata dai bolognesi, ospita ora in continuità con essa (neopresidente Sibani) l’epocale trasferta di 37 magnifici dipinti del Seicento olandese, tra cui l’iconica Fanciulla con l’orecchino di perla di Vermeer (dall’ 8 febbraio). Anche dopo Artefiera mostra, nella bella Casa Saraceni, le importanti e financo monumentali acquisizioni recenti, da Wildt a Sironi, a Nunzio ed Arturo Martini. Di quest’ultimo è stata allestita una mostra imperdibile dal MIC di Faenza. In quello che è forse il più importante Museo della Ceramica del mondo è aperta fino al 30 marzo una grande mostra sulla sua scultura in terracotta, costruita con passione e serietà esemplari.

Tornando agli investitori privati, che malgrado i tempi resistono e meritano gratitudine, va segnalata un’ ulteriore diversificazione dell’impegno di Art Defender (www.artdefender.it), che per l’ occasione ha aperto il suo caveau bolognese a 10 Giovani Talenti Internazionali, selezionati da un’ambiziosa Start-Up (curatrice Laura Petrillo) che li ha perigliosamente pescati… a Bologna e Londra, assegnando un premio al video dell’ anatolica Fatma Bucak, già vincitrice dell’Illy Prize.

Al MAMBO sono presenti con due modalità di analisi ed esplorazione contemporanea dell’ opera di Giorgio Morandi le inglesi Rachel Whiteread e Tacita Dean. Artiste notissime, si sono confrontate con la grande raccolta di sue opere concentrate al Mambo ( 85 provengono dal magnifico Palazzo d’Accursio di Piazza Maggiore, fino al 2012 loro sede in base al legato testamentario Morandi). Un altro esempio di patrimonio creativo da valorizzare. Dopo l’apprezzata mostra di New York (2008) e le buone aggiudicazioni in aste internazionali, il maestro bolognese è uno degli italiani più noti all’ artworld globale. L’operazione concertata al Mambo appare legittima ed efficace, dato che la lettura di Morandi attraverso le forme scultoree di Rachel, da un lato, e il film di Tacita dall’altro (Day for Night, 2009 Fondazione Trussardi), inducono a guardare con occhi nuovi il suo processo creativo. In particolare emergono, in modo documentato, i meticolosi disegni preparatori, analitici schemi della geometria di volumi, luci e ombre, che ha fatto della sua natura morta dipinta, quella sorta di paesaggio naturale -interno e interiore- per cui Morandi è unico e (ri)conosciuto ovunque.

Una delle più piacevoli sorprese bolognesi è alla Pinacoteca, un museo importante ma inspiegabilmente trascurato dagli stessi cittadini, dove sono riusciti in tempo record ad allestire una mostra sull’ Ottocento (www.pinacotecabologna.beniculturali.it) al posto di quella progettata su Guerzoni, tirando fuori dai depositi una selezione di dipinti tra cui spiccano, oltre a molti dipinti inediti, opere di Giovanni Barbieri, Ottavio Campedelli, Pelagio Palagi, Francesco Hayez, Mosè Bianchi. E molto altro.

Arriviamo finalmente alla Fiera, chiusasi con 47.500 visitatori, un forte aumento anche tra i followers digitali, e -pare-30 milioni di venduto.

Contrassegnata da ulteriori tentativi del duo Spadoni-Verzotti di movimentare e diversificare l’ importante appuntamento di Bologna. Dai 110 del 2013, sono arrivati a 172 espositori, quasi interamente italiani, con nuovi comparti per la Fotografia e l’Ottocento. Raccoglie buoni risultati il primo, potenziando le già crescenti soddisfazioni degli ultimi anni, coll’ apporto del MIA Fair (curatore Fabio Castelli, con 20 gallerie). La scelta -di per se logica ed inclusiva- di aprire all’ Ottocento malgrado le forti resistenze dei più accesi contemporaneisti, ha portato ad invitare 9 gallerie le cui solide -ed anche eccellenti- proposte, necessiterebbero un rafforzamento numerico in futuro. Le stelle polari delle fiere dell’arte mondiale, Art Basel, Frieze Masters e TEFAF-Maastricht, integrano sempre più alla qualità museale dell’ offerta un mix dinamico e ben dosato -grazie al costante lavoro dei galleristi- se non di antico, almeno di moderno e contemporaneo.

Non è un mistero per osservatori aperti e curiosi che varie importanti gallerie trattino almeno due di queste aree e non sarebbe ragionevole fare resistenze preconcette nel caso di Arte Fiera, che si distingue per l’alta percentuale e qualità del moderno storicizzato e non è assimilabile ad Artissima di Torino, di specificità più sperimentale. Forte la presenza della scultura, tanto per la produzione recente che per il Novecento: notati l’ installazione di Caroline Le Méhauté, Pablo Atchugarry, Armando Marrocco, Antonietta Raphael, Libero Andreotti, Mirko Basaldella, Arnaldo Pomodoro, Luigi Ontani, Shilpa Gupta e molti ancora. In generale però il contemporaneo sembra penalizzato da una certa prudenza e forse anche da un minimalismo che da cifra stilistica sembra diventato rinuncia striciante al rischio che il nuovo porta con sè. Ciononostante abbiamo ammirato e fotografato più Optical Art del solito, tra cui una bellissima opera di De Biasi, ma anche qualche Burri, Fontana, Hartung, Licini meno scontati e molto altro che trovate nella Photogallery. Si sono viste selettivamente belle opere di Appel, Baj, Boetti, Cucchi, Magnelli, Marini, Mirò, Reggiani, Rho, Santomaso, Sironi, Schutte, Tancredi, D’Orazio. Tra i pezzi dell’ Ottocento e del primo Novecento più belli c’erano vari Telemaco Signorini, e poi Carena, Casorati, Fattori, Mancini, Alfredo Muller, Luigi Nono, Pasini, Plinio Nomellini, Sironi, senza dimenticare il Bambino malato di Luigi Nono (1885) e una Spiaggia di Etretat di un Boldini diverso dal solito.

Il confronto con Art Basel, Frieze e TEFAF per i collezionisti italiani abituati all’ estero rischia di essere impietoso, malgrado il potenziale creativo degli artisti emergenti ed emersi e gli apprezzabili sforzi dei galleristi nazionali, grandi e soprattutto medi e piccoli. L’ odierna spesa culturale – pubblica e privata, che dovrebbe divenire Investimento in cultura – oltre che gravata di normative superate dai tempi, quali una mancata defiscalizzazione e una fiscalità iniqua che equipara il frigorifero al dipinto (IVA al 22%) è appesantita essa da un controllo estensivo e impraticabile dell’ esportazione di tutto quanto ha più di 50 anni. Come provato scientificamente per la percezione visiva, vediamo ciò cui prestiamo attenzione e -anche su questo tema- possono sfuggirci cose importanti. Così, a causa della nostra formazione universitaria, distante dalla realtà concreta della creazione artistica e della sua vendita, pochi si interessano realmente alle regole di questo settore. Per abitudine, chi tutela e protegge (e dunque vuole promuovere e facilitare lo sviluppo culturale ed artistico) senza saperlo (?!) taglia risorse naturali alla bio-dinamica del settore. La continua contrazione del mercato dell’ arte interno – per il quale opera un indotto di migliaia e migliaia di addetti specializzati, dagli artigiani ai restauratori fino agli artisti e ai curatori e consulenti d’arte – danneggia in modo grave una filiera di professionalità che all estero è più rispettata e meglio pagata.

A scandagliare frontiere giovanili ed aree cui costi e logiche di art-system non consentono per ora accesso in Fiera c’è Set Up, all’Autostazione (9.500 visitatori, www.setupcontemporaryart.com). Opere da 100 a 5000 euro, quasi 170.000 euro di venduto e 4 Premi per giovani emergenti: Artista+ Curatore, Curatoriale, Under 35, e Talent Scout. Quest’ultimo dall’Azienda La Molisana, che ha reso più ospitale l’opening offrendo un rinfresco agli appassionati. Tra le stimolanti spigolature sempre dietro l’ angolo, le belle opere di Ryan Mendoza, la presentazione del blog “Sauce & Life” (a c. di F. Savigni), e le opere di molti nomi meno noti.

Le gallerie di Bologna hanno creato innumerevoli opportunità di (ri)visitazione per i globe-trotter più tenaci aderendo ad Art City e Art White Night, varie delle quali sono ancora in loco per alcune settimane o mesi, come i notevoli “archeologie senza restauro” di Franco Guerzoni alla Otto Gallery/Studio G7 (anticipano la personale di primavera al Mambo), o le foto di Lou Reed e i Velvet Underground (www.onoarte.com)

Mondana e sconsacrata la Collection Privée di Studio Poleschi, in San Damiano-Visionnaire, soprattutto nel party finale, indirizzo da art-presenzialisti. Così forse altri eventi che non possiamo testimoniare per averli – dati i nostri limiti – mancati. Osservazione a latere: la calendarizzazione dei 160 eventi della Art White Night – se non sufficientemente studiata – rischia di penalizzare diverse iniziative.

Nazarena Poli Maramotti ha vinto il Premio Euromobil per gli Under 30, alimentato dai fratelli Lucchetta, che sono anche da 8 anni Main Sponsor di ArteFiera. L’opera premiata è Senza Titolo 2013, (Galleria A+B Contemporary-Brescia).

Bologna Fiere ha comprato 12 opere, per un totale di 100.000 euro. Come altre Fiere, sia italiane che internazionali, comincia anche ad esportare il suo know-how e sarà presente a Shanghai Contemporary dal prossimo settembre (11-14/9/2014, www.shcontemporary.info).

Qualche info in dettaglio:

L’OTTOCENTO A BOLOGNA NELLE COLLEZIONI DEL MAMbo E DELLA PINACOTECA NAZIONALE

  • A cura di Luigi Ficacci, Gianfranco Maraniello, Emanuela Fiori e Barbara Secci.
  • Con una selezione dalle collezioni del MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna e della Pinacoteca Nazionale di Bologna.
  • PINACOTECA NAZIONALE DI BOLOGNA. Via delle Belle Arti 56
  • tel: +39 051 4209411 Fino al 27 aprile.
  • Divisa in quattro sezioni (Accademia, Pittura di Storia, Ritratto e scena di genere, Paesaggio)

Collezionismi. Il Piedistallo vuoto. Fantasmi dall’ Est Europa

Arturo Martini. Armonie. Figure tra mito e realtà, a cura di Claudia Casali.

  • MIC Faenza
  • Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza
  • Fino al 30 marzo 2014
  • Viale Baccarini 19 – 48018 Faenza RA
  • www.micfaenza.org

Antico e Moderno. Acquisizioni e donazioni della Fondazione Carisbo per la storia di Bologna (2001-2013) – Il Novecento

  • Curatore: Angelo Mazza
  • Bologna, Casa Saraceni, via Farini 15
  • Fino al 1 giugno 2014 Info: 051 2754127
  • www.genusbononiae.it

Rachel Whiteread – Study for Room

  • fino al 4 maggio 2014
  • Tacita Dean – The Studio of Giorgio Morandi
  • fino al 9 febbraio 2014
  • Curatore delle mostre: Gianfranco Maraniello
  • MAMBO – MUSEO MORANDI
  • Via Don Minzoni 4
  • www.mambo-bologna.org

La Grande Magia. Opere scelte dalla Collezione UniCredit

  • Fino al 16 febbraio.
  • A cura di Gianfranco Maraniello, Walter Guadagnini e Bärbel Kopplin.
  • di Gianfranco Maraniello, Walter Guadagnini e Bärbel Kopplin.

L’ eredità dei Bastardini: dall’assistenza all’arte, Opere scelte dal patrimonio della Provincia di Bologna

2 commenti

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  • Bravissima, come al solito un esauriente reportage!
    Per quanto personalmente mi riguarda sottolineerei la forte valenza commerciale dell’intera kermesse. E’ stato segnalato che Bologna non è Londra, Maastricht o Basilea e che nessuno è contro il commercio, però io credo che anche gli empori commerciali possano essere classificati e penso che si possa dire che indulgere e rivolgersi verso un commercio (quasi) di massa sia poco coerente con un impianto qualitativo a cui l’arte, come forma di espressione più alta della creatività, dovrebbe comunque correlarsi. Diversamente si fa del sano artigianato (e non poche gallerie ne erano portatrici), che, beninteso, ha una sua dignità (ma poco a che fare, appunto, con l’arte).
    Mi permetterei anche di aggiungere che condivido appieno le notazioni fiscali ed economiche che pertengono al mondo dell’arte; rilevo peraltro che l’applicazione del 22% di IVA al commercio artistico danneggia gallerie e tanti altri settori dell’attività (dalla moda alla meccanica, alle professioni e via discorrendo) e che se curatori, restauratori ed artisti sono in Italia sottopagati, tali lo sono anche ingegneri, avvocati, operai, tecnici e maestranze. Il nostro è un intero sistema paese che si va disgregando e tutto necessiterebbe di un drastico (e più razionale) riordino. (E qui mi fermo perchè il discorso sarebbe troppo lungo).
    Cordialmente,
    Roberto Perugini.

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