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La musica dalle paludi

Hieronymus Bosch, Garden of Earthly Delights tryptich, centre panel detail
Hieronymus Bosch, Garden of Earthly Delights tryptich,
centre panel detail

Un giovane volitivo e determinato a non lasciarsi intimorire da persone ed eventi, una palazzina di famiglia semi-abbandonata e solitaria tra boscaglie e paludi ed una folla di infidi questuanti da rendere occupati e inoffensivi. Da queste premesse nascono, dalle paludi a sud di Parigi, la “reggia” e la “colonna sonora”: un’enormità di denaro e di burocrazia e una meraviglia senza pari, sin dall’epoca delle grandi residenze imperiali romane. Ma con la novità della musica a punteggiare il quotidiano.

“Attenzione: il giovane volitivo si desta” e giù una fila di questuanti alle porte della camera da letto, che si accinge ad assistere al suo risveglio al suono d’un “Prélude-non-mésuré” su di uno dei vecchi clavicembali fiamminghi, appena adattati alle nuove esigenze dai sapienti artigiani francesi.

Alla minuziosa vestizione si cambia musica e pubblico: “Menuets et gavottes avèc ses doubles” e l’emozione e la concorrenza tra i questuanti si fa serrata. Il giovane volitivo premia le tolette più costose e le piaggierie più spudorate con inviti allo “spettacolo”: li tiene occupati e gli fa spendere il denaro futilmente… e li tiene sotto controllo!

Ma la rappresentazione prosegue: a colazione, a cena, ai dopocena, a messa, a teatro (la ex-palazzina adesso ha un grand-theatre!), le passeggiate a piedi nei giardini (e in carretta, quando la gotta lo avrebbe impedito nel camminare)… con i posti assegnati sulla base delle tolette e delle piaggierie. Ed ancora “Suites”, “Concerts”, “Petits et Grands Motets”, “Symphonies pour les Soupers du Roy”. E niente inni nazionali, non se ne parla proprio: è lui la nazione, lo stato. E quindi soltanto il “Domine, salvum fac Regem” d’ordinanza al termine della musica sacra: testo ufficiale e musica variamente ideata dai suoi dipendenti.

Il piano è riuscito: i questuanti, impegnati a litigarsi i posti migliori, a spenderci denari … e di fronde e rivolte non se ne parla proprio più. Ma alla musica uscita dalle paludi va riconosciuto il suo ruolo e, vista l’importanza che ha nello stordire e stupire le orecchie degli astanti, bisogna che essa sia organizzata senza spazi per errori, casualità e personalismi. Clavicembalista di corte e suo vice, organista della Chapelle Royale, compositore di corte, suoi vice, direttore e direttori, contratti a tempo indeterminato, contratti semestrali, trimestrali. E a regnare su tutto, finchè è rimasto in vita, il suo adorato Jean-Baptiste, creatore (lui, italiano) della “musica francese”: colto, intelligente, parimenti volitivo, e grande amico. Il giovane, oramai Roy-Soleil, danza, suona la chitarra (grazie al retaggio spagnolo di maman) e mostra ai questuanti, in prima persona, quanto la musica rappresenti la colonna sonora unificante della vita nelle paludi.

E da ultima arriva la provincia, e Parigi: non possono fare a meno di adeguarsi. A Pasqua, tutti a Longchamp, al rito delle Tenebre: i saggi monaci hanno spostato, con grande successo, i riti dalla notte al pomeriggio. I gesuiti dell’abbazia di Port-Royale e la potente Duchessa di Guisa si contendono il giovane e prolifico Marc-Antoine che, dopo il suo apprendistato italiano, è osteggiato dalla corte guidata dall’apostata Jean-Baptiste, che di lui non ne vuole proprio sapere. E l’ospizio delle giovani-di-buona-famiglia che la sposa segreta dell’oramai-non-più-giovane- volitivo organizza con musica e compositori di altissimo livello.

E i successori del giovane volitivo avranno ancora 70 anni di vita alla sua ombra, con la musica venuta dalle paludi.

Parole chiave, nascoste ma-non-tanto, in ordine di apparizione: Louis XIV, le Roi Soleil; la corte di Francia; la Fronde; Château de Versailles; clavicembali con ravaillement, Jean-Baptiste Lully (Gianbattista Lulli), Anne d’Autriche, Abbaye de Longchamps, Abbaye de Port-Royale, Marc-Antoine Charpentier, Maison Royale de St. Louis à St. Cyr, Mme de Maintenon, Rivoluzione Francese.

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