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Esecuzione e Un ritorno come doppio autoritratto. Intervista ai fratelli Gianluca e Massimiliano De Serio

Gianluca e Massimiliano De Serio: movie director, sceneggiatori, ma soprattutto artisti. Nati a Torino nel 1978 i due gemelli iniziano la loro carriera artistica nel 1999 dando vita ad installazioni, film e documentari che hanno al centro della loro ricerca un unico obiettivo: indagare l’identità dell’individuo. Un’indagine sperimentata non solo sul mondo esterno, ma direttamente su loro stessi e sulla loro duplicità.
Argomento complesso quanto interessante quello dell’identità e per meglio comprendere le radici di tale enigma abbiamo intervistato i due giovani artisti (al MACRO di Roma sino al 4 maggio 2014  con la videoinstallazioe Esecuzione).

Una ricerca continua del proprio Io. Questo è quello che emerge dalla mostra Esecuzione. Cosa rappresenta per voi l’Io e perché è così importante all’interno del contesto sociale e culturale odierno?

“Per noi, gemelli in continua crisi artistica e identitaria, l’Io è il Noi. Un semplice gioco di specchi in cui ogni gesto si amplifica e si annulla, ogni pensiero si crea e si distrugge nell’incontro con l’Altro. Per ottenere sempre qualcosa di più, qualcosa di nuovo. Spesso l’artista descrive o parla di sé. Per noi si è trattato di una discesa profonda nel nostro intimo, nel gesto che ci rappresenta maggiormente (la fotografia) e nel loop continuo del nostro esistere. Realizziamo un’opera, ma ci annulliamo allo stesso tempo.”

Contemporaneamente ad Esecuzione avete avuto in mostra Un ritorno (a cura di Ludovico Pratesi e Angela Tecce, dal 6 novembre-8 dicembre 2013 al Castello di Rivoli e dal 9 dicembre 2013 al 26 gennaio 2014 al MAN_Museo d’Arte Provincia di Nuoro); il progetto ha avuto l’intento di portare lo spettatore a rivivere la fase delle gestazione. In che modo Un ritorno esplica questa capacità evocativa?

“Un ritorno è complementare a Esecuzione. Insieme i due lavori sono un doppio autoritratto, fisico e verbale. Un ritorno è innanzitutto un esperimento scientifico e artistico. Per la prima volta due gemelli sono ipnotizzati congiuntamente e regrediscono all’età pre-natale. Filmati, per di più, da cinque camere, come una dissezione scientifica, operata con i nostri strumenti.”

Sempre in riferimento a Un ritorno, perché avete sentito la necessità di realizzare un’opera capace di indagare le origini della vita? Il progetto può essere inteso come una volontà atta a modificare il corso della propria vita ripartendo dall’inizio?

“Ogni gesto modifica la vita e il suo corso. Con Un ritorno abbiamo semplicemente cercato di ricomporre, con i mezzi che ci sono propri e con l’aiuto dell’ipnosi – e della tecnica RAP (ratifica appena possibile) del dott. Regaldo – una separazione che ci interessa fin dalla nostra nascita.”

Durante un’intervista rilasciata per una nota rivista d’arte contemporanea avete dichiarato che il vostro non è un lavoro di coppia, ma collettivo. Potete spiegarci questa netta differenza terminologica e perché è stata adottata?

 “Collettivo perché il cinema vive grazie al contributo di tanti, da una comunità, di volta in volta effimera. Di volta in volta attraversata e unita da sentimenti, amicizia, amore, affetto. Non è solo una questione privata o tra me e mio fratello. Per fortuna.”

Qual è il filo conduttore dei vostri lavori?

“L’essere umano.”

Numerosi riconoscimenti attestano il vostro prestigio. Onoreficenze a parte, a quale dei vostri lavori vi sentite maggiormente legati e quale rappresenta meglio di altri la vostra visione del mondo?

 “Il prossimo.”

Il piccolo cinema, “società di mutuo soccorso cinematografico” – come l’avete definita – è una fucina di idee nata a Torino senza fini di lucro. In cosa consiste questo spazio da voi ideato e quali strumenti mette a disposizione di amatori e cinefili ?

“È un luogo dove si proiettano film, si incontrano gli autori, si fanno laboratori,il tutto in un’ottica orizzontale, anti-gerarchica e aperta a tutti. Aperta a generazioni diverse, al quartiere (periferia nord di Torino), dove ci si aiuta reciprocamente e dove chi ha delle competenze le mette a disposizione degli altri.”

Quali progetti avete in serbo per il futuro?

“Tra i tanti un film lungometraggio per le sale, un documentario e una nuova installazione (una specie di raccolta dei reperti della nostra morte).”

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