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Qualcosa di già fatto. Da Gagosian a Roma Kathryn Andrews e Alex Israel

Kathryn Andrews, Lethal Weapon, 2012 (detail)
Kathryn Andrews, Lethal Weapon, 2012 (detail)

Roma, anno 1973. Nel nuovo parcheggio sotterraneo di Villa Borghese inaugura la mostra Contemporanea – ideata e curata da Achille Bonito Oliva e una equipe di esperti del settore – destinata a cambiare la storia espositiva dell’arte italiana e internazionale. In quell’occasioni, l’artista statunitense Robert Rauschenberg presentava una vecchia bicicletta che, con qualche piccola aggiunta, passava da essere un rottame ad essere celebrata come opera d’arte. Il pubblico presente ripensava al mitico ready made duchampiano, provando a ricercare nella mente quei riferimenti non tanto al già fatto, non tanto all’oggetto trovato, ma soprattutto alla famosa Ruota di bicicletta e alla solita lista di domande: “non potevo farlo anche io?”

In cosa consiste l’autorialità in un’opera del genere? Autorialità, questa – complicata – sconosciuta. O meglio, questa difficile inquilina onnipresente nell’opera d’arte contemporanea. Come a calmare gli animi, Arthur Coleman Danto risolveva la questione sostenendo che l’opera dovesse essere dotata di aboutness (doveva essere a proposito di qualcosa) e incarnare il proprio significato.

Alex Israel, Self Portraits Isbrytaren, 2013 (detail)
Alex Israel, Self Portraits Isbrytaren, 2013 (detail)

Roma, anno 2014. Non siamo più in un parcheggio, ma fra le pareti ovali e tipicamente white cube della galleria Gagosian. A dividersi la scena ci sono i due artisti Kathryn Andrews e Alex Israel. Oltre alla città di appartenenza (Los Angeles), ad accumunarli c’è l’oggetto di interesse della loro forma di espressione artistica: il ready made, per l’appunto. A un secolo di distanza, l’idea che qualsiasi cosa, anche la più comune, possa diventare arte – perché l’arte può essere dappertutto – continua ancora ad attirare l’attenzione degli artisti. È proprio di idea che si può parlare guardando al lavoro di Alex Israel: degli oggetti in mostra, la maggior parte sono oggetti in affitto dal deposito cinematografico di Cinecittà, dunque alla fine del periodo di noleggio torneranno ad occupare la loro posizione in un vecchio magazzino. Cosa ancor più importante, alla fine del periodo, non saranno vendibili ai possibili acquirenti. Sky Backdrop (2013) – una pittura su tela allestita in mostra assieme ad altre opere ma unica in vendita – è un cielo realizzato da un pittore di scena della Warner Bros. Dall’altra parte, i lavori della Andrews, seppur prodotti artigianalmente in serie e non oggetti noleggiati, ripropongono elementi tipici della vita losangelina su scala ingrandita e rifiniti nel loro acciaio lucente e riflettente. Un altro elemento che i due artisti hanno in comune è sicuramente l’influenza da parte del mondo cinematografico, ricorrente nei loro lavori: in Die Another Day (2013), Katrhyn Andrews riutilizza il proiettile d’oro dell’omonimo film con James Bond per incastonarlo in uno di quelle specchiere illuminate da camerino delle star; in Maltese Falcon (2013), Israel si riappropria del protagonista inanimato dell’omonimo film del 1941.

La connotazione duchampiana risulta, dunque, superata e reinterpretata in una chiave contemporanea: indagando e riflettendo il confine tra materia prima e talento, Andrews e Israel considerano oggetti apparentemente privi di riferimenti auratici e – sempre apparentemente secondo gli artisti – per i quali il concetto di paternità e autorialità entra in discussione.

Info mostra

  • Kathryn Andrews | Alex Israel
  • 16 gennaio – 15 marzo 2014
  • Gagosian Gallery
  • Via Francesco Crispi, 16 – 00187 Roma
  • martedì – sabato 10.30-19.00 e su appuntamento
  • t 06.4208.6498
  • roma@gagosian.com; www.gagosian.com

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