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Mansio. Formello si apre all’accoglienza. Via Francigena e altre meraviglie

Formello, Palazzo Chigi, percorso emozionale lungo la scala (foto di Bruno Frangipani)
Formello, Palazzo Chigi, percorso emozionale lungo la scala (foto di Bruno Frangipani)

“Bisognerebbe trasformare il turista in viaggiatore, il viaggiatore in pellegrino ”.

Con queste parole Lidia Ravera, Assessore alla Cultura e Politiche Giovanili della Regione Lazio, ha partecipato il 3 marzo scorso a Formello (RM) all’inaugurazione di Mansio, un sistema integrato di accoglienza nell’ultima tappa della Via Francigena.

Percorsi lenti, in mezzo alla natura, antichi santuari, sentieri attrezzati: la via Francigena propone una dimensione di serenità spirituale non necessariamente legata alla religiosità, ma indubbiamente lontanissima dall’idea caotica e consumistica del turismo di massa. Il desiderio di riappropriarsi di luoghi e paesaggi masticati sempre in fretta in sbrigativi spostamenti, lavorativi o vacanzieri che siano, il recupero di una visione non artificiosamente accelerata del viaggio, inteso invece come scoperta, conoscenza, incontro, riflessione.

Il comune di Formello, con il sindaco Sergio Celestino in prima fila per impegno e partecipazione, ha fortemente voluto valorizzare il proprio ruolo di ultima tappa prima dell’Urbe della nota via Francigena, l’itinerario percorso nel 990 da Sigerico, arcivescovo di Canterbury, dall’Inghilterra a Roma e ritorno.

Questa volta la tanto abusata parola sinergia acquista senso: la Regione, (con il finanziamento Art.16 comma 1 L.7 agosto 1997, n.266 – Fondo per il cofinanziamento di interventi regionali nei settori del Commercio e del Turismo) il Comune di Formello e l’associazionismo di qualità di Civita, hanno contribuito insieme, nel tempo, a trasformare in realtà uno dei progetti di valorizzazione del territorio, i quali, il più delle volte restano purtroppo soltanto sulla carta.

Si è parlato anche di fondi messi a disposizione dalla Comunità Europea, come ha riferito la parlamentare Silvia Costa, altra grande sostenitrice della Via Francigena, il che dimostra quanto il progetto sia trasversalmente apprezzato e di grande respiro, coinvolgendo, attraverso Civita, il mondo delle imprese, quelle più sensibili alla salvaguardia del patrimonio culturale e del paesaggio, e la politica di Bruxelles, quella più attenta a individuare percorsi comuni di tutela, di sviluppo e di potenzialità turistiche e occupazionali.

Ma cos’è Mansio? Un luogo dove chi accoglie ha già condiviso l’esperienza del camminatore e offre una pausa di meditazione, di ristoro, un momento per riflettere su ciò che si è visto, sul percorso che si sta concludendo. Postazioni interattive dove ripercorrere le tappe dell’itinerario e lasciare un video-messaggio della propria esperienza di viaggio, un ostello e un menù del pellegrino a prezzi contenuti, il tutto in uno spazio dove le antichità etrusche dell’area veientana dialogano con la contemporaneità della torre dell’architetto torinese Andrea Bruno.

L’allestimento, su progettazione di Civita e del Consorzio Stabile Glossa, è stato realizzato a cura dell’architetto Sandro Polci, con la preziosa collaborazione di Iefke J. van Kampen, direttrice del Museo dell’Agro Veientano. Nell’attraversare gli spazi ci si accorge che tutto si mescola in modo armonioso: la storia etrusca con quella medievale, quella rinascimentale e seicentesca, in un contesto architettonico che ingloba l’antica torre di guardia di palazzo Chigi, un tempo dimora degli Orsini; la torre di avvistamento non è stata soltanto incorporata nello storico edificio dove hanno sede Comune, museo e biblioteca, ma è stata ulteriormente innalzata all’altezza originale e rivestita esternamente in acciaio corten. Un “percorso emozionale” così è stato definito, quello che si intraprende andando su per la scala interna, in acciaio e cristallo; su ciascun gradino è riportata una tappa della via Francigena: un omaggio per il pellegrino che rivedrà, salendo, luoghi e volti, riascolterà i suoni e i silenzi degli uomini e della natura. Nell’installazione è stata data particolare attenzione anche al linguaggio: le lettere della scrittura etrusca e quelle del nostro alfabeto oscillano come foglie nel silenzio della torre, interrotto debolmente da voci in sottofondo e dall’acqua che scende da un gocciolatoio collocato nelle ultime rampe della scala; in un grande catino sono conservati dei piccoli sassi, quelli che il pellegrino lascia come testimonianza. In cima alla torre un panorama suggestivo, nel quale è possibile individuare un tratto della via Francigena e il profilo di Roma che si staglia in lontananza.

“Spero che si moltiplichi il numero di possibili pellegrini in questa terra di turisti distratti”:

possiamo concludere nuovamente con le parole dell’assessore Ravera, un auspicio condivisibile per spingere ciascuno di noi ad assaporare con un ritmo più lento quei sentieri, alcuni dei quali hanno mantenuto intatto nei secoli un singolare fascino in grado di riempire gli occhi e, volendo, anche lo spirito.

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