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La fondazione. L’appassionato bisogno di lasciare una traccia

Un poeta, un personaggio senza nome, un mondo da scoprire con la forza della parola. La fondazione – in scena a Padova per la rassegna di teatro contemporaneo “Arti Inferiori”, promossa dal Comune in collaborazione con Arteven – è frutto della profonda compenetrazione artistica tra il poeta romagnolo Raffaello Baldini e il suo conterraneo Ivano Marescotti, che da solo in scena conduce l’intero spettacolo. Un monologo, potrebbe dirsi, ma intorno a quel divano dal verde vivace sono molte le presenze invisibili. Ricordi ammassati e stipati in ogni angolo della casa, incapace quasi di contenerli eppure allo stesso tempo vuota di malinconia. Fuori c’è un mondo che brulica di vita, di presenze umane, quelle stesse presenze che un tempo si trovavano anche tra quelle mura in cui ora risuona solo una voce. Impossibile colmare questa solitudine, dialogare e condividere con qualcuno le amarezze e le piccole sfumature della quotidianità di un uomo ormai alla fine dei suoi anni.

L’angoscia più forte, lo sgomento che spegne l’acuta ironia – su cui si gioca il tono emotivo della pièce – è di non essere compreso, di non essere in grado di lasciare un segno forte della sua presenza dopo la morte. Quella traccia è già definita con chiarezza, è lì a ingombrare ogni angolo della sua dimora: oggetti, tantissimi oggetti dalle più improbabili funzioni e provenienze. Tappi di ogni tipo, chiavi, manifesti elettorali di trentennale memoria, tutto quello che la gente comune dopo un po’ butta via pensando che non serva più. Sono lì, il loro esistere è un prolungamento dell’identità di chi li possiede, di chi con cura ha scelto di farne un vessillo di immortalità.

La loro esistenza continuerà anche quando il nostro personaggio non ci sarà più, e qualcuno, magari i suoi parenti, entrerà in quelle stanze e vorrà subito mettere ordine. Come impedire che tutta quella roba diventi spazzatura, come spiegare qual è il suo significato? Una fondazione, un ente senza scopo di lucro con il sostegno delle istituzioni: questa è la soluzione per fare della materia una promessa di eternità. Un sogno infranto, consumato a denti stretti nel rimpianto, nel disperato attaccamento alla vita ormai consumata.

Impossibile distinguere nella messa in scena l’anima dell’interprete da quella del personaggio, per la fusione intima e la sintonia perfetta che nasce certamente dalla liaison professionale con l’autore, a partire dalla quale la regia si è “aggiunta”, in punta di piedi, definendo l’azione scenica insieme all’attore protagonista, elemento chiave della riuscita dello spettacolo. Il risultato è un affresco immaginifico, uno spazio fisicamente vuoto per accogliere la ricchezza della parola, il linguaggio segnato dalla connotazione dialettale eppure libero da qualunque forma di localismo culturale. L’appassionata interpretazione, i gesti netti e misurati intorno alla parola riempiono il vuoto scenografico senza il rischio di cadute nel didascalico, ricordando al pubblico, sempre più abituato a un teatro contagiato dal figurativo, che la scena è terra di sogno e invenzione, luogo del possibile oltre ogni certezza materiale.

“La fondazione” di Raffaello Baldini – Regia di Valerio Binasco. Con Ivano Marescotti. Scene: Carlo De Marino. Musiche: Arturo Annecchino. Luci: Vincenzo Bonaffini. Costumi: Elena Dal Pozzo. Suono: Giampiero Berti. Regista assistente: Roberto Turchetta. Prodotto da Nuova Scena – Arena del Sole Teatro Stabile di Bologna.

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