Leonardo Petrucci, Antropofagia Simbiotica. L’intervista

Animaletti verdi dalle lunghe zampe anteriori invadono il mio campo visivo mentre accedo nei bianchi ambienti della galleria romana Operativa Arte Contemporanea (via del Consolato 10 a Roma – www.operativa-arte.com) per la personale di Leonardo Petrucci Antropofagia Simbiotica.
Protagonista assoluta è la Mantide Religiosa, uno dei simboli alchemici che tornano ossessivamente nella ricerca dell’artista toscano (Grosseto, 1986 – vive e lavora a Roma).

Passando dal primo al secondo vano dello spazio espositivo della galleria si attua una sorta di materializzazione dell’insetto. Dalla rappresentazione bidimensionale dell’animale, realizzata attraverso due disegni di grandi dimensioni, passo ad osservare la figurazione tridimensionale della testa della Mantide Religiosa, ubicata su un piedistallo al centro della stanza ed eseguita tramite l’utilizzo dell’innovativa tecnica della stampa 3D. Tuttavia, l’effettiva concretizzazione dell’essere avverrà solo nella sala successiva, in cui è collocata un’installazione vivente: un’ambientazione creata ad hoc per accogliere sette esemplari, di genere misto, dell’insetto.
Per approfondire abbiamo parlato direttamente con l’artista, Leonardo Petrucci.

Osservando il lavoro allestito presso Operativa (fino al 15 giugno 2014), mi è subito balzato nella mente il ricordo di un’altra tua opera incentrata sulla Mantide Religiosa ovvero 351986 omega (stampa su plexiglass, 2011) esposto allo studio di Pino Casagrande. In quest’ultima mostra l’insetto diventa protagonista assoluto dell’ambiente espositivo. Come e quando nasce l’idea di indagare sull’insolito comportamento dell’esemplare femmina della Mantide Religiosa?

“La figura della Mantide Religiosa risale a qualche anno fa, circa 2010, quando per puro caso entrai in contatto con un esemplare, allevandolo, e studiando e analizzando i suoi comportamenti, vidi che c’era molto in comune con alcune delle tematiche occulte dell’Alchimia, proprio sul mondo degli opposti.”

Il titolo della mostra Antropofagia Simbiotica fa riferimento a un comportamento umano, piuttosto che animale, ovvero al ‘cannibalismo’ umano, usanza molto diffusa e normalmente praticata nel Nuovo continente scoperto nel 1492 da Cristoforo Colombo. Tra le prime popolazioni che il genovese incontrò vi furono quelle dei Caraibi, dai quali derivò il termine di cannibali. A che cosa alludi facendo riferimento a tale vocabolo?

“Quando parlo di Antropofagia, riguardante questa mostra, m’interessa porre sullo stesso piano il mondo cannibale umano con quello animale. Antropofagia ovviamente si riferisce alla figura umana, ma se guardiamo attentamente le caratteristiche fisiche di una mantide religiosa, ci rendiamo conto che assomigliano molto alle posizioni che l’uomo assume durante la preghiera, e da qui mantide “religiosa” o “Praying” mantis. Molti conoscono l’atto divoratore della femmina dell’insetto nei confronti del maschio durante l’accoppiamento, ma pochi sanno che questo avviene per uno scopo biologico ben preciso. Si parla di morte, di sacrificio e di vita, esattamente come nel mondo umano.”

Dando risalto al comportamento di carnefice dell’esemplare femmina della Mantide Religiosa vuoi forse alludere a certi atteggiamenti tenuti da alcune donne della razza umana? Se sì perché?

“In senso molto più ampio, intendo alludere al comportamento che le persone in generale hanno nei confronti di chi le circonda. Siamo tutti un po’ cannibali, ma finché ci accontentiamo di divorare in modo sano le virtù di chi ci sta vicino, questo può anche essere positivo, ma quando fagocitiamo ininterrottamente senza risputare fuori nulla, allora diventa un sistema malato e perverso.”

Ritieni che anche nella razza umana ci sia un rapporto di sopraffazione tra i due sessi? Secondo te da cosa scaturisce?

“Credo che per la razza umana il discorso sia più complesso rispetto alla natura della Mantide Religiosa. È per questo che nella mostra la sovrapposizione dei due mondi così diversi viaggia principalmente su un piano strettamente simbolico.”

La prevaricazione reciproca tra individui di sessi opposti, e quindi di sopraffazione dell’uno sull’altro, è letta nella disciplina alchemica secondo un’accezione di tipo positivo ovvero come momento di rigenerazione e mutazione. In cosa consiste questa rinascita?

“Nell’Alchimia quando si parla di purificazione della materia, si allude ad un passaggio successivo al primo stadio della trasmutazione, cioè la putrefazione.
In questo prima fase la materia deve essere portata ad uno stadio apparente di morte, mortificazione, se il procedimento è realizzato con conoscenza e con la giusta tecnica, allora si può passare allo stadio successivo, ed è proprio da qui che s’inizia a percepire una speranza, una luce candida che porta alla rinascita.
L’accoppiamento delle mantidi rappresenta perfettamente il simbolo della morte e della rinascita.”

Ti aspetti che nel corso della mostra i sette esemplari (4 maschi e 3 femmine), lasciati liberi all’interno dell’ambiente appositamente predisposto, si modificheranno grazie alla loro natura?

“Attualmente le mantidi rimaste sono 5. Due maschi sono stati mangiati e assimilati dalle femmine. Uno dei due momenti sono riuscito fortunatamente ad immortalarlo sia con delle foto che con dei video.
Sinceramente avevo la speranza che questo accadesse, ma non credevo così rapidamente. Posso così dire che la mostra si è completata nel suo vero significato cannibalico.”

Trasformeranno anche l’ambiente circostante? In che modo?

“L’unica trasformazione che subirà la mostra, sarà quella d’interazione tra mantidi e mantidi e tra essere umano e insetti. Sarà solo un cambiamento di sottrazione nel momento in cui le femmine divoreranno i maschi, per il resto non cambierà nulla.

Attraverso questa mostra si evidenzia il carattere scientifico che a volte caratterizza l’arte attuale, abbandonando domande maggiormente affini all’attività strettamente artistica (mi riferisco soprattutto alle domande di carattere formale). L’artista, sempre più spesso, arriva a porsi interrogativi come fosse un ‘filosofo naturalista’, indagando la natura e i suoi elementi. Non a caso le tue ricerche artistiche s’imperniano sull’antica dottrina dell’alchimia e sulle differenti sostanze/materiali/simboli su cui essa riflette. Ti senti parte di questa categoria di artisti?

“Non so dirti se mi sento parte di questa categoria di artisti, diciamo che mi limito a seguire ciò che mi affascina e m’incuriosisce e quindi a partire dal mondo scientifico, arrivando alle scienze occulte ed esoteriche, creo la mia ricerca.
Se poi questa ricerca è molto attuale o di tendenza non mi interessa affatto, è una circostanza fortuita ed inconsapevole.”

Maila Buglioni

Maila Buglioni

Buglioni Maila è storico dell’arte e curatore di mostre. Fin da piccola ha manifestato un innato interesse verso ogni forma d’arte: dalle arti visive alla danza, dal teatro all’architettura. Dopo il diploma presso l’Istituto d’Arte Sacra Roma II, ha proseguito gli studi all’Università ‘La Sapienza’ di Roma, dove ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’arte contemporanea. Ha collaborato con l’associazione turistica Genti&Paesi in qualità di guida turistica nella città di Roma. Collabora attivamente con altre riviste specializzate del settore artistico. Nel 2013 ha collaborato alla realizzazione di Memorie Urbane - Street Art Festival a Gaeta e Terracina.

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