Sinopsis Australis, dove Cile e Italia si incontrano.

Chiara Mambro mi accoglie nella sua casa di Bracciano, alle porte di Roma, poche ore prima del suo rientro in Cile. Una casa che ormai sempre più somiglia a una galleria d’arte eterogenea, quasi una copia conforme di quell’hostal di Valparaiso in Cile che prende il nome dall’associazione culturale di cui è co-fondatrice,  Mano de Monja. E per il terzo anno consecutivo la Mano de Monja ha portato in Italia, per la manifestazione Sinopsis Australis,  artisti cileni che rappresentano il nuovo che avanza oltreoceano. C’è un fermento culturale a artistico straordinario in Sudamerica, e in Cile nello specifico, e Chiara ogni anno ne porta un pezzetto in Italia. In realtà la sua associazione propone uno scambio: in estate il Cile viene da noi, in inverno noi andiamo in Cile. E in questo contesto così creativo le persone si incontrano e si arricchiscono delle singole esperienze, nascono collaborazioni empatiche e, come una catena sublime, ciascuno riporta qualcun altro con sé.

È questo il caso di Pamela Pintus, artista italiana, che lo scorso anno incontrò a Roma Nicolas Sato (pittore e scultore) proprio nell’ambito degli eventi della Mano de Monja, e che lo ha raggiunto a Valparaiso nei giorni del gigantesco incendio. Nella città cilena ha soggiornato per due settimane in un ex carcere recuperato, ora Parco Culturale (il Governo cileno è apertissimo al recupero urbano), dove le celle sono diventate laboratori di arte varia e dove par quasi di respirare l’atmosfera angosciosa di quando vi soggiornavano i detenuti politici antigolpisti. Da tutto questo Pamela ha tratto ispirazione, e le opere che ne sono derivate (la retrospettiva  “1974 Memoria del Cile”, in ricordo della biennale di Venezia che fu interamente dedicata al paese sudamericano) sono state portate a Roma ed esposte al Chiostro degli Agostiniani di Bracciano per tutto il mese di giugno.
Pamela ha portato con sé Carlos Vidal Carvacho, sempre in virtù di questa catena artistica solidale, un artista visuale geometrico nato a Santiago del Cile 32 anni fa e che utilizza prevalentemente il rame. Tutto per lui è partito dallo studio fatto su Luca Pacioli, monaco italiano del ‘500 che scrisse un manuale in cui si stabilivano i canoni di bellezza utilizzati durante tutto il periodo classico in architettura e in tutte le arti visive, (La divina proporzione). La divina proporzione è quella che esiste in natura, nelle cose di tutti i giorni, e questa relazione con la quotidianità Carlos la applica all’elemento rame, che è alla base della cultura cilena (viene utilizzato ad esempio nei cosmetici, nell’abbigliamento intimo, nell’edilizia). Le sue opere sono uno studio tridimensionale e replicano uno stesso modulo che si espande (come vuole la teoria di Pacioli) creando nuove forme che in qualche modo riprendono sia elementi usuali sia la geometria che si può incontrare negli spazi comuni (gli intarsi di un pavimento in parquet, le celle di un alveare, etc.) Con l’opera denominata Panal (alveare) ha partecipato all’esposizione Piensa en cobre al museo di arte contemporanea di Santiago del Cile. In Italia ha portato la mostra Modular, con la quale ha partecipato anche all’evento Caffeina (a Viterbo).

Chiara Mambro si è fermata solo due mesi quest’anno, ma è stato un periodo intenso e ricco di impegni.
Ciò che mi ha fatto riflettere parlando con lei, ascoltando i suoi racconti sulle molteplici attività che svolge in Cile dove si è trasferita da appena tre anni,  è come un paese artisticamente giovane se paragonato all’Italia possa trovare la capacità, la lungimiranza, la volontà di investire nella cultura “come se non ci fosse un domani”. Ho avuto modo di parlare anche con gli artisti cileni che sono venuti qui. Ho letto nei loro occhi lo stupore e l’eccitazione davanti all’enorme patrimonio culturale che l’Italia offre. Ho potuto percepire il momento in cui la loro creatività ne veniva ispirata per le loro opere, perché l’arte attira arte quando c’è passione e talento. E poi ho pensato a quanto noi siamo distratti, tanto da non curarci di ciò che abbiamo, anzi, siamo capaci di lasciare che il degrado si impossessi delle nostre ricchezze di cui non siamo padroni, ma solo custodi. Ecco, noi Italiani diamo tutto per scontato e non siamo capaci di custodire la nostra eredità artistica e culturale, un’eredità che tutto il mondo ci invidia, e non siamo neppure capaci di investire sul potenziale che le nuove generazioni rappresentano…

Chiara mi ha raccontato che in Cile il Governo stanzia ogni anno fondi importanti in ambito culturale, specie a favore degli esordienti e degli emergenti. Non a caso è stato bandito un concorso pubblico per il prossimo direttore del padiglione Cile alla prossima biennale di Venezia. Esattamente ciò che accade da noi.

 

 

 

Cetta De Luca

Cetta De Luca

Cetta De Luca, scrittrice, editor e blogger vive a Roma. Ha al suo attivo sei pubblicazioni tra romanzi e raccolte poetiche. Lavora nel campo dell'editing come free lance per la narrativa e collabora alla revisione di pubblicazioni di didattica nell'ambito letterario. Cura un blog personale http://www.cettadeluca.wordpress.com e spesso è ospite dei blog Inoltre e Svolgimento.
Nel poco tempo libero che le rimane tra lavoro e figli si impegna nell'organizzazione di eventi per il mondo letterario e, nello specifico, per gli scrittori.

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