La mostra che non abbiamo visto #64. Stefania Migliorati e Rebecca Agnes

Rebecca Agnes in un ritratto disegnato da Anita Burchardt
Rebecca Agnes in un ritratto disegnato da Anita Burchardt

Da Blois a Romorantin lungo la Potsdamer Strasse

Immaginiamo di accompagnare Aragon, Breton, Morise e Vitrac nella deambulazione in aperta campagna del 1924. Sappiamo che vogliono partire da Blois e l’hanno scelto a sorte sulla carta. A caso sarà anche il tragitto. Il viaggio previsto è di una decina di giorni. Gli altri partono da Parigi e ci raggiungeranno in treno. Da Blois continueremo a piedi. Ci fermeremo solo per mangiare e per dormire…

STEFANIA — Allora, come ricostruire quello che è successo, le intenzioni e quello che si possono essere detti lungo quella camminata? Torniamo un pò indietro nel tempo, al 14 aprile 1921 alle 3 del pomeriggio. Siamo a Parigi, ma a dispetto della pioggia, i Dada si incontrano alla chiesa di Saint-Julien-le-Pauvre come deciso.

REBECCA — Forse bisognerebbe capire chi erano, che tipo di rapporto avevano l’uno con l’altro. Erano amici o legati fra loro solo dall’arte? Chi era estroverso? E chi riservato? Chi parlava molto e chi parlava poco? Chi ascoltava e chi discuteva? Erano tutti presenti quel giorno a Saint-Julien-le-Pauvre?

STEFANIA —  Sul volantino distribuito in quei giorni è indicato che l’azione sarebbe avvenuta sotto la guida di Louis Aragon, André Breton e molti altri artisti e letterati. Sembrano mancare Vitrac e Morise.

REBECCA — Breton fa conoscenza con Aragon a Parigi nel 1917 alla libreria di Adrienne Monnier La Maison des amis des Livres, entrambi studenti in medicina. Roger Vitrac invece incontra Breton e Aragon al Café Certa nel 1921. E Morise? Non è in Poisson soluble che Breton parla dei suoi compagni di viaggio di Blois?

STEFANIA — Morise e Vitrac sembrano entrare in scena tra il 1921 e il 1923, quando comincia il distacco da Dada da parte di alcuni componenti del gruppo. Distacco capeggiato da Breton che si scopre in quel periodo in profonda non sintonia con l’idea di indifferenza di Tzara.

Nel Manifesto del surrealismo del 1924, scritto al rientro dalla deambualzione, Breton non descrive direttamente l’esperienza, però dice di immaginarsi un castello mezzo dirocccato lontano da Parigi dove si ritrovano tutti i suoi amici tra cui Aragon, Vitrac e Morise e li immagina impegnati in azioni che sembrano descriverne il carattere. Il primo velocemente di partenza, il secondo impegnato a decifrare con Desnos un editto sul duello ed il terzo a remare tranquillamente.

REBECCA — Vedo questo edificio di vetri, trasparente e pesante al tempo stesso. Dietro le finestre pallide piante di appartamento sopravvissute al caldo troppo secco dei termosifoni. Con disperazione si tendono verso i vetri, per cercare di racimolare fino all’ultima particella luminosa di questa stupefacente mite giornata di aprile berlinese. Queste piante sono alberi, ritorti e oscuri come quelli che a sprazzi si trovano nella campagna francese, osservati dagli occhi dei nostri quattro virtuali compagni di viaggio, in un altro tempo, in un’altra vita.

STEFANIA — Nella valle della Loira i castelli bianchi e azzurri si susseguono uno dopo l’altro. Seguire il fiume è suggestivo, ma più sorprendente può essere inoltrarsi verso la campagna. Esplorare i confini materiali delle strade poste d’innanzi. Perdersi in deviazioni d’argomenti. Guarda lì! La Neue Nationalgalerie, castello dell’arte moderna e contemporanea, anch’esso pesante e trasparente. Anche lì le opere sembrano tendere verso l’esterno in cerca di un attimo di respiro.

REBECCA — Sul treno discutono a lungo su come immaginano il tragitto. Hanno portato poche cose per camminare più leggeri, forse troppo poche. E già si accorgono di doversi fermare alla stazione per comprare dei fiammiferi e chiedere agli abitanti della zona se troveranno acqua nei dintorni.

STEFANIA —  Leggerezza..che stiano cercando leggerezza? Tutti convengono su una cosa: Dada è superato. E per quanto sia stato importante portare all’aria aperta le azioni dada, le provocazioni e la ripetizione dei principi non sembrano più rispondere alle nuove questioni. Bisogna andare oltre. Oltre il reale, raggiungere ciò che tra un poco verrà indicato come surreale.

REBECCA —  Non può infatti mancare il momento, subito all’inizio, in cui parlano delle persone assenti, delle acredini e divisioni che sono sopraggiunte. E’ come un rito necessario per poter procedere alleggeriti, senza pensieri negativi, svuotati dai dettagli meschini delle relazioni fra esseri umani.

STEFANIA — Certo è vero. Inoltre la grande guerra, da poco terminata, ha segnato lo sguardo, svelato processi di repressione e atrocità, provocato devastazione e “passività senza limiti”. E’ il momento di cercare una realtà altra. E tutti su quel treno sembrano condividere questo sentimento. Devono sentire il bisogno di andare oltre le divergenze e i personalismi. Di trovare di nuovo un senso alla realtà attraverso un approfondimento delle questioni e spingendo i limiti della comprensione cosciente. Ed eccoli quindi a raccontarsi i sogni a colazione nel castello di Breton, a confondere il reale e l’immaginato e a scrivere lo spazio fisicamente e letterariamente.

REBECCA — Certo di Freud ne discutono a lungo. Ma prendono in considerazione solo quello che gli interessa. Creando una nuova interpretazione della psicanalisi, una ritagliata sulle loro esigenze. Lui dice di aver sognato un castello, ma nessuno ci crede. Troppo vicino al luogo in cui si trovano. Un pò trovano irritante il fatto di essere tutti insieme. E poi perché? Non se lo chiedono e non lo sanno già più…

STEFANIA — Ad un tratto infatti Aragon e Vitrac vengono alle mani. Cammini e parli e sei anche stanco. E quest’Aragon! Che temperamento! Visionario e “scintillante”. Sulla strada poi si dispiegano pericoli ed imprevisti.

REBECCA — “Merda!” si dicono. Da qui non si passa; devono tornare indietro sui loro passi. Uno di loro ha paura che si siano persi, non lo mostra e cerca di capire se gli altri hanno veramente idea di dove stiano andando. Si fermano anche loro a mangiare, come noi ora, ad un fast-food. Prendiamo l’offerta della settimana: due euro bibita inclusa. Cibo che si mangia senza gustarlo veramente alla fine, solo gola e pretesto per una sosta lungo la strada. E pensare che questa piazza pochi anni fa era vuota. Poi è stata un cantiere. Ed ora..

STEFANIA — Gotham City! Esci di notte dalla metropolitana e ti si stagliano davanti agli occhi grattacieli illuminati a faro tra i quali potrebbe apparire invece che di un pipistrello la proiezione di un orso.

Stefania Migliorati in un ritratto fotografico di Rebecca Agnes
Stefania Migliorati in un ritratto fotografico di Rebecca Agnes

REBECCA — Eh eh, il fascino spiazzante di un’architettura che non appartiene veramente alle persone. Alla fine sono giunti a Romorantin. C’è ancora campagna fra Romorantin e Blois? O è tutto costruito? Coltivato? Strade e autostrade che collegano velocemente cittadine sempre più vuote.

STEFANIA — Sì! Guardiamo un po’ in Google Maps! Sembra di sì, che sia tutta campagna coltivata tagliata solamente dalla provinciale D765 che ci porta da una città all’altra in 39 minuti con la macchina. Giusto il tempo di seguire le indicazioni stradali; non si riescono a fare molti discorsi. E lo stesso tempo che sta servendo a noi per ripercorrere la loro storia e per concludere questa nostra passeggiata in Potsdamer Platz.

REBECCA — Il fatto è che non sanno bene neanche loro cosa si sono detti. Sanno che qualcosa sta cambiando, e qualcosa sta per succedere. Però un po’ sanno di essere parte di qualcosa di eccitante, di inedito. E noi li abbiamo cercati alla Kunstbibliothek. Solo frammenti fra i libri tedeschi. Pochi titoli disponibili. Ed è solo poi, uscendo, che abbiamo capito che stavamo cercando nel luogo sbagliato. Erano là sulla strada trafficata, che alla notte si spegne per diventare una foresta silenziosa.

Bibliografia

  • Breton, André – Entretiens: Storia del surrealismo 1919 -1945 / André Breton; a cura di André Parinaud – 3. ed. – Bolsena: Erre Emme, 1997 – 156 p.: ill., fot.; 17 cm. – Trad. di Livio Maitan
  • Breton, André –  Manifeste du surréalisme: poisson soluble; Éd. du Sagittaire, Paris, 1924
Ganni Piacentini

Ganni Piacentini

Nato mezzo secolo fa a Roma e morto nel futuro, non attraversa di buongrado la strada senza motivo. Impiegato prima in un forno in cui faceva arte bianca poi del terziario avanzato, da mancino dedica alle arti maggiori la sola mano sinistra. Allestisce, installa, fa deperire, dimostra, si confonde, è uno scadente imbonitore, intelligentissimo ma con l’anima piuttosto ingenua. Ha fondato in acqua gli artisti§innocenti, gruppo di artisti e gente comune, che improvvisa inutilmente operette morali. Tra suoi progetti: la Partita Bianca (incontro di calcio uguale), una partita notturna tra due squadre vestite di bianco, a cura di ViaIndustriae, Stadio di Foligno 2010 e, in versione indoor, Reload, Roma 2011 e Carnibali (per farla finita con i tagliatori di carne), Galleria Gallerati, Roma 2012.
Ha contribuito alla performance collettiva TAXXI (Movimento di corpi e mezzi al riparo dalle piogge acide contemporanee) prodotto dal Dipartimento Educazione del Maxxi nel 2012. Sua la cura del Premio città etica (per l’anno duemilae...) e del Premio Retina per le arti visive.

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