Festival della letteratura di viaggio #5. Al Festival delle Letterature di viaggio abbiamo incontrato Moravia. Un viaggiatore non è un turista

“Viaggiare è un progetto librato nel futuro che fa sì che, finché dura il viaggio, il tempo esista, sia davvero il tempo. Se invece stai fermo, anche il tempo si ferma.” [Moravia – A.Elkann]

Roma ha dedicato un intero Festival alla Letteratura di viaggio, e non poteva certo mancare un capitolo esclusivamente dedicato a Moravia. Ce lo ha raccontato Dacia Maraini, sua compagna di vita, cos’era il viaggio per lui, per loro. E questo “loro” spesso non si riferiva solo alla coppia: Pasolini, la Callas e altri amici viaggiatori erano lì presenti, nel racconto a volte divertito, altre nostalgico, che la scrittrice ha fatto per svelarci il rapporto di Moravia col viaggio.

Il viaggio è scoperta e conoscenza. E qui non si parla di turismo, no. Qui si parla di “correre il rischio” di tornare profondamente cambiati, perché i luoghi, per donarsi, richiedono che si lasci loro in pegno qualcosa di noi stessi, e questo spogliarsi può essere doloroso. La Maraini si sofferma soprattutto sui viaggi nell’Africa nera e in India e ci racconta un Moravia viaggiatore profondamente curioso. Appena poteva si soffermava a chiacchierare con le persone che incontrava, cercando di penetrarne i linguaggi, con un interesse quasi antropologico e spirituale che ben è descritto in “A che tribù appartieni”. Lo scrittore era affascinato dall’animismo naturale, dall’esotismo, dalla storia di luoghi ancora legati a una spiritualità panica. Andare in Africa in quegli anni era come un viaggio nel tempo, pareva che la vita cominciasse allora, che ci fosse ovunque un’aria quasi onirica, il fascino di un mondo ancora ai suoi albori.

Poi ci fu l’India. Nel primo viaggio, quello del ’62, lo scrittore andò con la Morante e con Pasolini, e da questo viaggio scaturirono due libri, “Un’idea dell’India” di Moravia e “L’odore dell’India” di Pasolini, che evidenziano, già dai titoli, il diverso approccio che i due autori avevano col viaggio: razionale e storico quello di Moravia, istintivo e ancorato ai sensi quello di Pasolini. Ma proprio questa diversità li compensava. Mi ha colpita molto una descrizione che la Maraini ha fatto del fiume che attraversa Benares, un fiume in cui gli Indiani andavano (e vanno) a vivere e morire, dalle abluzioni quotidiane ai riti funebri. Lei ha definito il fiume una sorta di “maternità liquida”, un luogo quindi che accoglie sempre, nel buono e nel brutto, in cui si esorcizza anche la paura della morte. Come l’abbraccio di una madre per i suoi figli.

Gli interventi di Paolo di Paolo, Lorenzo Pavolini e Nour Melehi hanno aggiunto spunti e curiosità alle riflessioni su Moravia viaggiatore, anche se, bisogna dirlo, quasi non si è potuto prescindere dal raccontare anche Pasolini. La loro amicizia così speculare è considerato un sodalizio itinerante potente, nel quale Moravia era l’osservatore, quindi accettava senza identificarsi, e Pasolini era l’empatico, quindi si identificava senza accettare.

Mi sono domandata spesso quando, per uno scrittore, finisce il viaggio reale e comincia quello della fantasia. Credo che la magia sia proprio in questo: non esiste soluzione di continuità. La scrittura stessa è un viaggio, un diario reale o onirico col quale tracciamo una mappa, un percorso, a volte fluido altre irto di ostacoli, avventuroso, sempre affascinante. Viaggiare poi fisicamente, spostarsi da un luogo all’altro, catturarne le suggestioni e lasciare in pegno una parte di noi stessi, non può che arricchire ciò che la nostra fantasia da sola è in grado di immaginare. Penso a Salgari e alle meraviglie che ci ha narrato di luoghi che lui non ha mai visto. Quanto sarebbe cambiata la sua narrazione se avesse avuto l’opportunità di recarsi davvero in Malesia? Quanto avrebbe immolato sull’altare dell’onirico per lasciar spazio al realismo? Non lo sapremo mai, ma è pur vero che è la realtà che ispira e che ci spinge ad andare oltre, come esploratori curiosi, viaggiatori e non turisti.

Cetta De Luca

Cetta De Luca

Cetta De Luca, scrittrice, editor e blogger vive a Roma. Ha al suo attivo sei pubblicazioni tra romanzi e raccolte poetiche. Lavora nel campo dell'editing come free lance per la narrativa e collabora alla revisione di pubblicazioni di didattica nell'ambito letterario. Cura un blog personale http://www.cettadeluca.wordpress.com e spesso è ospite dei blog Inoltre e Svolgimento.
Nel poco tempo libero che le rimane tra lavoro e figli si impegna nell'organizzazione di eventi per il mondo letterario e, nello specifico, per gli scrittori.

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