Per una street-art rinascimentale. Le contaminazioni tra passato e presente nell’opera di ADR

Nel 1499 Bramante dopo essere stato a Milano, dove praticava uno stile prettamente di ispirazione gotica, si trasferisce a Roma. Incontra i resti dell’antichità classica romana e passa alcuni anni a rilevarli.

Il rilievo si tradurrà successivamente in una restituzione grafica degli stessi, dai quali poi estraendone ed isolandone alcuni elementi, l’architetto procederà alla fondazione della sua personale rielaborazione stilistica architettonica, la più influente del Cinquecento.
Possiamo dunque vedere come, a partire dal luminoso esempio del Rinascimento, vi sia stata una rielaborazione creativa di alcuni elementi della antichità classica.
In questa riscoperta dell’antico, il disegno è stato allora un formidabile veicolo di immaginazione progettuale futura.

Andrea Piccinno in arte ADR, classe 1991, si è diplomato all’Istituto statale di Arte a Lecce specializzandosi in decorazione pittorica e al momento studia Storia dell’Arte alla Sapienza Università di Roma, città in cui risiede e lavora. I suoi lavori trovano la loro visibilità nella street-art con una maggiore prolificità nella branca della Poster-Art.

La sua ricerca artistica muove da una decisa infatuazione per alcune linee che vengono ossessivamente reinterpretate, ridisegnate come studio per seguirne l’evoluzione dello stile per poi essere modificate. Questa modifica avviene tramite un cambio di ombre che punta ad una sintetizzazione delle stesse, sottolineandone alcune a discapito di altre.
Questa intenzione di riproposizione, fino ad ora è stata una costante della sua produzione ed un precedente è costituito dalla serie Rivoluzione Animata, presentata al Crack! Fumetti dirompenti lo scorso giugno al Forte Prenestino a Roma (http://www.adrartwork.com/series.html) di cui ho avuto il piacere di curare il testo critico, dove il soggetto reinterpretato erano stati i disegni Disney.

“Ho passato tante ore a riprodurre a matita alcune opere degli artisti più grandi, ho sempre trovato estremamente rilassante copiare a mano libera un da Vinci o un Michelangelo, queste linee pacate, questi corpi nudi e tondeggianti ed armoniosi sono stati la base del mio disegno dal vero”.

In questo aspetto vediamo come per lui sia fondamentale lo studio, che significa, come per Bramante e per moltissimi altri artisti, acquisire una determinata padronanza del tratto, attingendo da alcuni celebri esempi della storia dell’arte che apprezza particolarmente.
Da questo punto di vista, Adr sembra interpretare l’importanza della tradizione della vita di bottega e del disegno fiorentino quattrocentesco come prima gestazione di una più compiuta ed organica creazione artistica che per lui si traduce in opere a sé stanti.

Il periodo preferito dall’artista è da collocarsi nell’arte moderna rinascimentale matura tra la metà del Quattrocento e la metà del Cinquecento, sviluppatasi nella permeabilità reciproca del dipolo Roma-Firenze; principalmente la ben celeberrima triade vasariana Leonardo, Raffaello, Michelangelo (ma a differenza però della ben nota predilezione vasariana per Michelangelo, il preferito da Adr è Leonardo) con qualche spostamento anche nel Seicento con un opera di Bernini. Quest’ultima eccezione è data programmaticamente dalla necessità di evidenziare la fine di questa fase artistica, senza però escludere una possibilità di ritorni. L’opera a cui mi riferisco è infatti il poster L’alternanza delle stagioni (artistiche) che figurativamente prende ispirazione dalla scultura berniniana Il ratto di Proserpina. Il mito raccontato nelle Metamorfosi di Ovidio, che spiega il susseguirsi delle stagioni, viene riformulato metaforicamente e concettualmente come un susseguirsi cadenzato, volontario e meditato della creatività autoriale di Adr.

Come sempre nella vita in generale, l’esperienza è maestra nell’indicare l’esaurimento e/o l’evoluzione di una determinata fase sia nell’immaginario figurativo proposto sia nella pratica tecnica scelta. Nelle loro potenzialità e problematicità, esse vengono sviscerate dall’artista che successivamente veleggia verso nuovi orizzonti di difficoltà ed intraprendenza.

Dopo una forte stretta contro i graffitari, la cosiddetta Poster-Art viene a definirsi come una tipologia di arte più facilmente e velocemente collocabile dall’artista, che arriva sul luogo con il poster in pezzo unico o frammentato, che successivamente verrà ricomposto visivamente con tutta la perizia e l’attenzione del caso in modo che durante l’adagiamento sul muro, non venga a formarsi alcuna grinza. Un’altra realtà artigianale dunque si fa spazio nell’equipaggiamento tecnico ed essa consta di scale, pennelli, spatole, secchi di colla diluita con acqua in modo che venga raggiunta la pastosità corretta, di carta di spessori differenti, dalla carta velina alla carta da 80 grammi a quella da 120 o più.

Il dubbio di alcuni che la Poster-Art sia da annoverare o  meno nella macro-categoria della Street-art, è ironicamente svelato in Ai poster l’ardua sentenza. Passando per una citazione dall’ode Il cinque maggio di Alessandro Manzoni, Il Platone de La Scuola d’Atene si presenta in una veste insolita, con tutto l’armamentario del mestiere. La scelta del luogo in cui è stata posizionato, dà adito a nuove riflessioni.

Ogni street-artist ha una percezione molto marcata dello spazio. Agendo in una realtà territoriale esterna, da situazionista in maniera psicogeografica direbbe Guy Debord, il luogo viene connesso ad una propria personalissima e specifica traccia sentimentale. In questa dimensione si muove anche Adr che per sua affermazione, privilegia il completamento di una quinta architettonica vuota con un’ opera in modo così da sottolineare la sua naturale, potremmo dire fisiologica, collocazione in un ambientazione. Apprezza inoltre le tinte rosa, rossastre, quella colorazione simile all’ocra che riscontra in molti palazzi di Roma: per sottolineare nuovamente “l’ambientazione naturale” crede che i poster bianchi con contorni neri riescano ad emergere da quello sfondo cromatico, andando a conseguire il giusto completamento di un processo visivo che porta l’opera ad uscire per strada.

Una variazione rispetto alla modalità operativa fino ad ora analizzata è costituita dal poster Art is dead che difatti è interamente fatto a penna. Il profeta Geremia della cappella Sistina per antonomasia in atteggiamento riflessivo e malinconico, con l’inserimento di una targa sottostante, si immedesima in un’altra corrente di scetticismo diffuso, quella sulla validità dell’arte contemporanea.
Un poster nella sua città natale, Lecce, presenta una rivisitazione del disegno preparatorio realizzato da Raffaello per l’Omero del Parnaso. Anche qui, Tormento dell’animo intercetta una predisposizione d’animo contemplativa di un’Omero caratterizzato da una presunta cecità, che va ad indugiare con lo sguardo verso l’alto come a catturare un qualche baluginio di ispirazione poetica.

La volontà di Adr di mettersi in gioco e di confrontarsi con il giudizio di un pubblico più esteso, lo porta a sfruttare questo nuovo medium che si è diffuso con una certa frequenza nel panorama della Street-Art romana, oserei dire anche nazionale.
Nello sfruttamento di questa scena da parte di Adr, vi è l’intenzione di liberalizzare, rendere pubblico in maniera didattica ed attualizzare queste figure a cui si è ispirato e che hanno fatto la storia dell’Arte. La rielaborazione della tradizione artistica dal Quattrocento al Seicento in termini di citazione e quindi di riconoscimento di alcuni padri putativi e modelli di riferimento e di ispirazione, emerge in filigrana nei suoi lavori.
Se è vero che l’arte è un momento di riflessione che deve coinvolgerci nella nostra quotidianità, spingendoci ad affinare doti visive di curiosità e intellettive di capacità di interessarsi, troppo spesso sopite, la street-art in un certo senso rappresenta l’apice di questo discorso di risveglio delle coscienze e della nostra personale predisposizione alla problematizzazione.
Per un passante che nella propria routine casualmente passa accanto ad un opera, queste interrogative immagini rappresentano un momento d’evasione e di interrogazione che però chiedono di essere esaminate ed indagate oltre, fuor da un immediato piacere estetico. Sono come delle tag immerse nell’aere, dei codici qr che chiedono di essere scandagliati, la firma dell’autore spinge ad una ricezione creativa, curiosa da parte del cittadino medio che, una volta appresa, andrà ad informarsi attivamente nel più grande serbatoio di ricerca dell’umanità, Internet o anche tramite mezzi anche più tradizionali.
Nella nostra epoca sempre con più facilità la ricerca sul web è un attività quotidiana, costante e collettiva. Sono degli spunti di riflessione che al fine di essere maggiormente incisivi, devono essere approfonditi.

Andrea un persona timidissima e molto ma molto umile una volta mi ha detto:

“Forse l’amore che provo per il Rinascimento e la riscoperta dell’antico, l’ho voluta riportare per le strade, quasi come fosse il nuovo Rinascimento e la ripresa di un modello simbolo della perfezione. La storia dell’arte ha ruotato per secoli intorno a questo concetto, e forse in questo mio ciclo si celava proprio questo desiderio.”
E voi, siete pronti per un nuovo Rinascimento?

Vi lascio con una panoramica delle opere di Adr, potete seguirlo sulla sua Pagina facebook (https://www.facebook.com/adrartist?fref=ts ) o sul suo sito internet (http://www.adrartwork.com/street-art.html ).
Vorrei indurre in voi quelle dinamiche di curiosità a cui facevo testè riferimento, e dunque ecco la lista delle fonti per le opere in ordine di gallery, andatele a cercare per strada, su Internet, sui libri.

  • Gian Lorenzo Bernini
(Napoli 1598 – Roma 1680)
 Ratto di Proserpina,
1621-1622,
Marmo bianco altezza 255 cm (esclusa la base,109), Galleria Borghese, Roma.
  • Raffaele Sanzio (Urbino 1483- Roma 1520) Platone ( ritratto di Leonardo da Vinci), Scuola d’Atene, 1509-1511, Affresco 500 x 770 cm, Logge Vaticane, Stanza della Segnatura, Città del Vaticano.
  • Michelangelo Buonarroti (Caprese Michelangelo, 1475- Roma, 1564) Profeta Geremia, 1511, Affresco 390 x 380 cm, Palazzi Vaticani, Cappella Sistina, Città del Vaticano.
  • Raffaele Sanzio Studio per il Parnaso, Omero, Dante e altri poeti (vicino Saffo), 1510-1511, penna su carta con sfondo colorato di giallo, 26,5 x 18,2 cm, Royal Library, Castello di Windsor.
  • Leonardo da Vinci ( Vinci, 1452- Amboise 1519) Studio per testa di donna, ca 1483, punta d’argento e biacca su carta preparata, 18,1 x 15,9 cm, Biblioteca Reale, Torino.
  • Leonardo da Vinci, Studi per due teste di combattenti (Niccolò Piccinino, a sinistra, e Ludovico Scarampo, a destra), ca 1504, punta d’argento, carboncino e sanguigna. Szépművészeti Múzeum, Budapest, Ungheria.
  • Michelangelo Buonarroti Studio per donna in lutto (per una deposizione o per un compianto sul Cristo morto), 1493-97, penna e inchiostro marrone, sottolineato di bianco, 260 x 165 mm, collezione privata.
  • Michelangelo Buonarroti Sibilla Delfica, 1508-1510, Affresco 350 cm x 380 cm, Palazzi Vaticani, Cappella Sistina, Città del Vaticano.
Tiziano Tancredi

Tiziano Tancredi

Tiziano Tancredi (Roma, 1989) si è laureato con una tesi specialistica in storia dell'Arte contemporanea presso l'Università “La Sapienza” nel 2017. Come critico e curatore si occupa di arte contemporanea di tipo figurativo e pittorico e di quel vasto campo di interessi che abbraccia diversi crinali tematici afferenti alle sfere dell'arte pubblica, dell'arte urbana e della street-art. In seguito alla vittoria del bando Torno Subito, dopo aver lavorato per sei mesi a Parigi presso l'agenzia-libreria Le Grand Jeu, sta attualmente svolgendo un tirocinio presso l'associazione culturale Kill The Pig a Roma.

1 commento

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  • Entrando nella Cappella Sistina di Michelangelo, sopra il Giudizio, speculare all’Innalzamento del serpente di rame, da parte di Mosè, vi è dipinta la crocifissione di Aman, primo ministro persiano che voleva uccidere gli ebrei e poi a morire sarà lui. (cfr. Libro di Ester). Unica croce presente negli affreschi. Fa si che abbiamo una promessa (la croce di Cristo), sotto forma di minaccia. Aman protagonista negativo del carnevale ebraico, negli affreschi di Michelangelo assomiglia al Gesù giudice del Giudizio Universale. Ma in questo caso la somiglianza a cui si alluderebbe non sarebbe fisica, (come invece avrebbero avuto Gesù, Leonardo da Vinci e Michelangelo verso il termine della loro vita), ma funzionale. Il genio di Michelangelo, gli ha permesso un fantastico viaggio nel tempo: avrebbe visto la morte di Gesù in croce, mentre assumeva anche il ruolo di Aman, (anticipando di 4 secoli l’ipotesi simile dell’antropologo Frazer di inizio 900). In un carnevale si perde la cognizione di quello che si fa. Tanto che Gesù sulla croce esclamò: “Padre perdonali, perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,34). Gesù amando tutti sarebbe sceso il più in basso possibile per non tralasciare nessuno. Cfr. ebook/book. Tre uomini un volto: Gesù, Leonardo e Michelangelo. Grazie.