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Più Libri Più Liberi 2015. L’Alligatore e le atmosfere blues di Massimo Carlotto.

Un reading è un reading, nient’altro che una lettura ad alta voce di alcuni brani di un libro. Si spezza così la magica intimità tra il lettore e il romanzo, si svelano le emozioni nascoste. Ognuno di noi, quando legge, imprime un carattere personale alle storie, ai personaggi, dona loro una voce, un ritmo, una musicalità, che fanno parte del proprio vissuto. Ascoltare, quindi, quelle stesse storie dalla voce di chi le ha pensate, create, scritte, è sempre un’esperienza notevole. A Più Libri Più Liberi 2015 abbiamo avuto il piacere, noi che c’eravamo, di incontrare l’Alligatore Massimo Carlotto. Proprio lui, in carne ed ossa, compreso l’alter ego Marco Buratti, presenza invisibile seppure identificabile.

Il blues è ovunque, anche sul palco della sala Diamante del Palazzo dei Congressi. Lo ritroviamo tra le note di Francesco Garolfi – chitarra e voce – e Maurizio Camardi – sax – (emozionante la versione di The Weight eseguita in mezzo al pubblico), lo scoviamo nell’atmosfera scalcagnata, da bettola dei bassifondi, quando i problemi tecnici rendono complicato seguire la scaletta del programma, ma “the show must go on”, si va avanti, si improvvisa.

Carlotto prosegue il suo reading, e pare quasi tutto fatto apposta, se avete letto le storie dell’Alligatore capite che la situazione, il più delle volte, è proprio così, scalcagnata. Come nei migliori hard boiled, d’altronde. Carlotto ci racconta la provincia, e chissà perché pare quasi che in situazioni così circoscritte, così piccole perché lo spazio è inferiore rispetto alla metropoli, le efferatezze siano più marcate, più brutali, più raffinate. Forse è per mettersi in mostra, per farsi notare? Forse anche il crimine ha bisogno di una cassa di risonanza per diventare glorioso?
Carlotto però fa di più. Il suo Alligatore non è un poliziotto, non è un avvocato, non è un investigatore. È uno che la sa lunga, conosce i bassifondi e la malavita perché li ha frequentati, per questo le sue indagini riescono là dove le istituzioni si arenano. È uno che beve, è un ex musicista, un sopravvissuto al proprio passato, uno dal quale si dovrebbe fuggire eppure, per qualche strana ragione, ispira fiducia.

“Il cameriere mi portò un bicchiere old fashioned con sette parti di calvados, tre di drambuie, ghiaccio in abbondanza e una fettina di mela verde da sgranocchiare alla fine per consolarsi del bicchiere vuoto.”

E chissà perché, alla fine, mi aspettavo quasi di veder apparire un barman…

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