Gesti semplici e composti nelle tele di Rosaria Carpino. Il progetto Mai Visti torna a far parlare di loro

Rosaria – Rosella, Lella, vari appellativi troviamo come firma dei suoi lavori – dipinge con colori dai forti contrasti, scegliendo grandi campiture galleggianti sulla tela nelle quali si rintracciano tematiche e forme del nostro quotidiano. Le opere di quest’artista autodidatta sono, in realtà, come dei dispositivi enigmatici, in quanto solo in apparenza appaiono immagini dalle forme semplici quasi seriali, mentre al di sotto conservano dettagli e precise descrizioni dei soggetti – persone, case, scarpe – che Rossella in un primo momento riproduce fedelmente. Segue, poi, una seconda fase nella quale il disegno viene ricoperto dal colore, quasi con la volontà di nascondere e privare delle loro qualità identificative i soggetti, in realtà senza un intento “di negazione” , bensì “assecondando un processo di sintesi della forma che apre a infinite possibilità di contenuti, proprio come un dispositivo plurale”, sottolinea Annalisa Pellino, una delle due curatrici.

Con questa mostra (conclusa all’inizio di giugno) nello storico Palazzo Barolo, si avvia quel processo di restituzione e condivisione che il progetto Mai Visti E Altre Storie (da un’idea di Tea Taramino, a cura di Arteco -Annalisa Pellino e Beatrice Zanelli-) ha sempre posto come uno dei primari obiettivi, fin dai suoi primi passi che abbiamo incrociato circa un anno fa (http://www.artapartofculture.net/2015/06/10/larte-in-progetti-mai-visti-e-altre-storie-accendono-la-primavera-torinese/ ).

Questo progetto, impegnato nella ricerca, archiviazione, sistematizzazione di opere di arte irregolare presenti sul territorio piemontese (quell’arte brut o outsider in bilico sempre tra normalità e marginalità, salute e malattia), di fatto intende mostrare come arte e cultura siano beni condivisibili e strumenti di cittadinanza attiva. Le mostre, le performance, le installazioni urbane diventano quindi occasione di scambio e confronto con il pubblico che viene stimolato a riflettere su uno tra i linguaggi artistici più presenti e a rischio di dispersione del nostro paese. Durante questi eventi si ha modo anche di approfondire la conoscenza degli artisti e delle loro opere censite e catalogate nell’archivio on line, sempre in aggiornamento (www.maivisti.it ).

Nella personale di Rossella Carpino, però, vediamo qualche novità farsi strada all’interno del progetto Mai Visti. Nella mostra al Museo Barolo si è innescato un interessante percorso incentrato sul confronto tra le opere dell’artista e alcune riproduzioni serigrafiche delle stesse opere, realizzate per l’occasione dal collettivo torinese Print About Me (Paolo Berra, Mattia Macchieraldo e la stessa Zanelli). /maɪ prɪnt/, nasce in modo alquanto spontaneo in seguito ad una riflessione sulle evidenti caratteristiche seriali e compositive presenti nell’opera della Carpino, particolarmente idonee alla riproduzione in stampe serigrafiche.  Si tratta di un sotto-progetto che però, in qualche modo, gode di una vita propria; esso consiste nella realizzazione di stampe serigrafiche in tiratura limitata di alcune opere presenti nell’archivio Mai Visti – ci spiega Beatrice Zanelli – e, all’interno della mostra, il progetto è raccontato anche da un video di Claudio Malpede che offre un’interpretazione di questo lavoro di stampa e del passaggio dall’opera originale alla serigrafia (https://www.youtube.com/watch?v=D3Vye1_4564 ).

“Le prime serigrafie realizzate – continua Zanelli – sono state destinate agli appartamenti dell’Housing Giulia, le altre alla vendita in fiere o presso altri canali (alcune sono già state apprezzate dal pubblico di I never read nell’ambito di Art Basel)”.

L’Opera Barolo appare, quindi, come primo concreto mecenate del progetto, acquistando la serie completa di serigrafie e lasciandole in comodato d’uso all’interno dell’Housing Giulia, nuovo spazio creato dall’Opera stessa, permettendo in questo modo la prima forma di autosostentamento per il progetto Mai Visti, oggi sostenuto grazie alla Compagnia di San Paolo e a CRT. “Speriamo così di riuscire a sostenere una parte del progetto Mai Visti e in particolare i costi relativi all’acquisto di materiali utili alla corretta conservazione delle opere in archivio (carta non acida, cassettiere ecc…). Ed, ovviamente, una parte del ricavato andrà agli autori.”

Ma non finisce qui… Nelle scorse settimane è stata presentata un’altra nuova collaborazione per il progetto Mai Visti, a Milano:

“ l’evento organizzato con gli amici milanesi di Nurant è stato un’occasione preziosa, anche per molti degli artisti che così hanno avuto un’ulteriore momento di visibilità e riconoscimento. Nurant è la prima rivista di illustrazione nata in Italia e nel numero 22 abbiamo avuto la possibilità di inserire una selezione di opere di artisti irregolari mettendoli a confronto con quelle degli illustratori scelti dai ragazzi del magazine, inserendovi anche un racconto breve di Giusi Marchetta tratto da Napoli ore 11 (Terre di Mezzo, 2009), che ci è sembrato calzare a pennello per il tema che avevamo scelto.”

Mese dopo mese, il progetto Mai Visti cresce, portandosi in luoghi sempre diversi e condividendo la propria ricerche con quelle contemporanee di realtà affini e intraprendenti come sono le anime di chi porta avanti quest’avventura.

“Siamo molto soddisfatti di tutte queste collaborazioni che ci hanno dato la possibilità di portare il progetto fuori da Torino e dal Piemonte e ci piacerebbe continuare su questa strada –confessa Annalisa – intensificando i momenti di incontro e scambio con il pubblico, con mostre (la prima delle quali sicuramente durante Artissima 2016) ma anche con incursioni in altri territori che rendono il lavoro molto più interessante e ricco di sviluppi imprevedibili.”

Teniamoci pronti quindi, un ricco e proficuo inverno è dietro l’angolo e non mancherà certamente occasione di sentir parlare ancora di progetti inediti “mai visti”…

Francesca Campli

Francesca Campli

Francesca Campli ha una laurea in Storia e Conservazione del Patrimonio artistico e una specialistica in Arte Contemporanea con una tesi sul rapporto tra disegno e video. La sua predilizione per linguaggi artistici contemporanei abbatte i confini tra le diverse discipline, portando avanti ricerche che si legano ogni volta a precisi territori e situazioni. La passione per la comunicazione e per il continuo confronto si traducono nelle eterogenee attività che pratica, spaziando dal ruolo di critica e curatrice e quello di educatrice e mediatrice d'arte, spinta dal desiderio di avviare sinergie e confrontarsi con pubblici sempre diversi.

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