Capri # 1. Nell’isola dei Baci si riflette su Paesaggio e territorio con Stefano Arienti, Liliana Moro e Luigi Ghirri

A Capri, quel “villaggio verticale” – secondo l’enunciazione di Sergej Diaghilev – che d’estate, anche inoltrata, sboccia e s’infiamma, diventando davvero quell’Isola dei baci indicata da Filippo Tommaso Marinetti e Bruno Corra nel libro del 1918 (la prima edizione esce proprio d’estate, il 15 agosto, per Studio Editoriale Lombardo), non c’è solo il magnifico mare, né la meraviglia dei faraglioni e dell’Arco naturale, della grotta azzurra e di Punta Carena e del suo Faro al tramonto, delle lampare la sera, di Villa Eva di Anacapri e del Quisisana, del limoncello e della pizza napoletana fragrante e piena di basilico, della Villa di Tiberio, della Damecuta e di quella di Curzio Malaparte, né dello struscio vip e della piazzetta. C’è anche molta rinnovata cultura che un po’ riverbera quel salotto intellettuale e artistico che in anni passati animava questo luogo che scatenava mal d’isola, una “rara (…) afflizione dello spirito”  (Lawrence Durrell, Reflections on a Marine Venus, 1953 – ediz. Giunti, 1993 e Faber&Faber, 2000).

In questo 2016 a Capri, tra conferme tranquillizzanti – la Libreria ed Editrice La Conchiglia www.laconchigliacapri.eu–, neonate nuove sedi espositive – Galleria d’arte moderna e contemporanea AICA caprese, dopo Napoli e Milano, di Andrea Ingenito www.ai-ca.com – e Made-in-Italy sartoriale con incursioni nell’arte visiva – del Laboratorio Capri di Michele Esposito con le preziose pashmine firmate Arvedo Arvedi –, è da segnalare il Festival del Paesaggio (prima edizione, da maggio: a cura di Gianluca Riccio e Arianna Rosica, collaborazione tra Fondazione Capri e l’Associazione il Rosaio, con il Comune di Anacapri, la Fondazione Exclusiva e l’Accademia di Belle Arti di Urbino). Una delle sue fasi ha portato gli accreditati artisti Stefano Arienti e Liliana Moro in residenza e in workshop (Travelogue 2016) a sostegno della formazione degli studenti di Capri. L’edizione, che l’anno precedente coinvolse Marcello Maloberti e Goldschmied & Chiari, ha lasciato anche una testimonianza del lavoro dei due nuovi docenti molto speciali: installazioni site specific nel giardino di fronte alla Villa San Michele. OPEN consiste in opere all’aria aperta: di Liliana Moro (Milano, 1961), che con Vento e Polvere d’oro, ha creato, con l’aiuto dei giovani studenti, un’aiuola che risuona quando c’è vento, anche grazie alle benaugurali campanelle, e che si connota come fantastico spazio resistenziale emozionale; e di Stefano Arienti (Asola, Mantova, 1961). Castello di legno di palma (Castel of Palm Wood) è una sorta di Stone Wall di legno, trovato in loco, che pare dialogare con lo spazio e, simbolicamente, con il sapiente svedese che fu psichiatra e scrittore oltre che viaggiatore e animalista, Axel Munthe, e con la sua dimora, oggi Fondazione e museo, e la sua storia di intellettuale raffinato.  Se è vero – e sottolineo se«Un uomo può sopportare molto finché può sopportare se stesso. Può vivere senza speranza, senza amici, senza libri, perfino senza musica, fino a quando può ascoltare i propri pensieri.»  (A. Munthe, La storia di san Michele ,1929, trad. it. editrice Treves, nel 1932), questi, «i pensieri», si cibano dei libri che vediamo intrappolati, o preservati, dal materiale dalla Natura, che pare addentare i tomi ivi inseriti come farebbe una lupa con i suoi cuccioli per proteggerli spostandoli con delicata ma ferma presa delle fauci. Nell’era degli eBook, di una sempre più rizomatica informazione (informazione?) e pervicace liquidità digitale, eccolo lì, questo efficace monumento alla parola scritta, alle idee che essa genera e, in buona sostanza, alla Cultura. Ha una sua leggiadra delicatezza e non è imponente: coraggiosamente immolato alla trasformazione inevitabile dovuta alle intemperie, al clima, allo scorrere del tempo, alla metamorfosi dell’organico che lo rende, così vivo come il Sapere sempre dovrebbe. Che personalmente ha ribadito in me la preminenza virtuosa degli Ideali sulle Ideologie.

Il Festival è rilevante anche perché vuole porsi come un osservatorio sui temi e i rapporti tra Natura, Territorio e “iconografia caprese” (secondo una felice definizione che si lega a Edwin Cerio, Sindaco dell’isola che, da buon intellettuale quale egli fu, nel 1922  organizzò un innovativo convegno sul paesaggio, locale e non solo) coinvolgendo non solo gli artisti ma studiosi e frequentatori della magnifica perla partenopea. Citiamo questa kermesse e le sue declinazioni in attesa di accogliere la seconda parte del programma che si è, nel frattempo, ben correlato alla mostra che affianca opere dalla collezione L’Isola dipinta del Comune di Anacapri a quelle di artisti più contemporanei quali Gianfranco Baruchello, Sandro Chia, Gianluca Di Pasquale, Goldi (Goldschmied) & Chiari, Angelo Mosca, Ettore Spalletti e Michele Tocca. Questa collegiale, eterogenea Passaggi è allestita nella caratteristica Casa Rossa di Anacapri ed è in buona compagnia: delle foto del 1981 ambientate a Capri di Luigi Ghirri e appartenenti all’omonimo Archivio.

Sono magnifiche, queste immagini rese da uno dei massimi interpreti del paesaggio italiano, che, chiamato dalla Regione Campania a fare un lavoro sul territorio per rilanciarlo, ebbe un legame particolare con l’isola.

Luigi Ghirri, nato a Scandiano il 5 gennaio 1943 e morto prematuramente 49 anni d’infarto a  Reggio nell’Emilia il 14 febbraio 1992, inizia a fotografare nel 1970 da subito posando il suo sguardo problematico sul paesaggio, anche inteso concettualisticamente: cercando nella Natura, nel territorio, anche i segni artificiali dell’uomo quali distinzioni geografiche, segnali stradali, architetture peculiari (Aldo Rossi, ricerca intrapresa tra il 1983 e il 1991; Paolo Zermani; Gianni Michelucci e la sua Stazione ferroviaria Santa Maria Novella del 1985), manifesti e simili tracce. Ogni volta queste visioni, caratterizzate quasi sempre da colori non saturi, tenui –  assolutamente ghirriani – sono restituite in maniera pressoché metafisica, dove la realtà-reale sembra sempre scantonare verso l’immaginario e una sospensione spazio-temporale fantastica – spessissimo priva di figure umane – in cui, però, l’impronta della cultura contemporanea è sempre in agguato per riportare la visione alla pura evidenza. Così è nella bellissima serie su Capri, atemporali, stratificazioni di reminiscenze sia personali sia rese collettive, quasi originarie, capaci di riportare in luce – letteralmente – energia vitale e atavica dell’isola di Tiberio.

Ma se di Paesaggio vogliamo continuare a parlare, basta affacciarsi da qualche belvedere caprese e anacaprese per restare estasiati di panoramiche concrete e tangibili; provate a scrutare il Golfo dal Monte Solaro, a scendere sui terrazzamenti del lido di Gradola, frequentato soprattutto dai locali, che spalanca una veduta mozzafiato; a zigzagare sul Sentiero dei Fortini, quelle torri di avvistamento costruite tra il IX e il XV secolo, o a  inerpicarvi per raggiungere l’evocativa Valla Lysis (ww.facebook.com/villalysis)… Nessuno smartphone potrà rimandare l’atmosfera, i profumi, l’ariosità e quell’immensità che si apre alla vista in tempo reale. Lì ritroverete dal vivo quel Timelessness sorprendente che Ghirri ha fermato ed eternato. 

  • Luigi Ghirri – mostra a cura di Gianluca Riccio e Arianna Rosica.
  • Passaggi . Opere dalla collezione L’Isola dipinta del Comune di Anacapri in dialogo con le opere di Gianfranco Baruchello, Sandro Chia, Gianluca Di Pasquale, Goldschmied & Chiari, Angelo Mosca, Ettore Spalletti, Michele Tocca – mostra a cura di Arianna Rosica, Gianluca Riccio e Damiano Gullì.
    Museo della Casa Rossa, Anacapri
  • Open – Stefano Arienti e Liliana Moro. Installazioni site specific all’aperto realizzate nell’ambito del progetto “Travelogue 2016” – a cura di Arianna Rosica e Gianluca Riccio.
    Villa San Michele, Anacapri

 

Capri # 2  http://www.artapartofculture.net/2016/09/04/capri-2-allimprovviso-andy-warhol-con-marilyn-il-barone-von-gloeden-e-il-fantasma-buono-di-lucio-amelio/

Barbara Martusciello

Barbara Martusciello

Barbara Martusciello è Storico e Critico d’arte, curatore di mostre, organizzatrice di eventi culturali e docente. Ha collaborato con riviste di settore, con i quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", il settimanale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente con altri quotidiani ("Il Manifesto", "Gli Altri") e periodici ("Time Out" - Italia"); è stata parte attiva nel progetto che ha dato vita, a metà anni '90, della prima rivista via fax di Arte ("Artel") e di Architettura ("Architel") e scrive regolarmente di Arti visive e cultura. Ha avuto la direzione artistica di spazi privati e gallerie; ha curato centinaia di cataloghi e di mostre in spazi pubblici e privati, attività che svolge tutt’ora. Docente di Storia dell’Arte e di Storia della Fotografia in diversi Istituti Superiori, è stata titolare di moduli didattici di Storia delle Arti Visive (Scuola Romana di Fotografia; Istituto Superiore di Fotografia e Comuniczione Integrata; Università del Design Istituto Quasar; etc.). E' stata ed è divulgatrice anche attraverso Master (Istituto Europo del Designa; Università Europea), Giornate di Studio (Università di Roma La Sapienza; Galleria Nazionale d'Arte Moderna, Roma) e convegni, seminari, workshop, conversazioni. Tra questi: per Zetema Progetto Cultura con Roma Capitale nell’ambito di Racconti di Storia dell'Arte; per il FAI nell’ambito di Visti da Vicino; per la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma nell'ambito di L'artista, L'Opera, Il Museo; per Roma Design Lab (Creatività e Rigenerazione urbana: scenari nazionali e internazionali, casi di studio - Riconoscimento 3 C. F. dall'Ordine degli Architetti di Roma). Ha scritto alcuni libri e suoi saggi sono nei più recenti volumi "Le grandi pittrici nei secoli d’oro dell’arte – Un affascinante viaggio attraverso tre secoli di pittura al femminile" Keidos, Roma, 2018; "Guerra e Architettura" di Lebbeus Wood e "Ricostruire la moda italiana" di Nicola White (entrambi di Deleyva edit.); suoi testi critici aprono i libri fotografici "Sogni d'Acqua. Lungo il Mekong", Electa-Mondadori ediz., 2014 e “Finding Homer”, PostCart 2015. Ha ideato e curato la prima edizione del Concorso e della Residenza fotografica in Murgia nell'ambito di MurgiAMO (2014) e ha collaborato con Roma Design Lab 2014, piattaforma tra istituzioni e privati dedicata al Design, all'Architettura, alla Creatività e alla rigenerazione urbana: per entrambe, art a part of cult(ure) è stata Mediapartner. Ha collaborato e collabora con vari webmagazine e piattaforme culturali (MyWhere; Rotarian Gourmet; Roma on the Road), cura attività didattiche e culturali all’interno di artapartEvents. Membro della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per conto della Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano, ora in rimodulazione, ha avuto incarico nel MUSAP-Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara) per cui ha seguito l'area dell'Arte Visiva Contemporanea e ha curato mostre tra cui "Arazzeria Pennese-La contemporaneità del basso liccio", con importanti artisti contemporanei, MACRO, Roma, 2017. Responsabile del settore Arti Visive allo spazio polifunzionale e StartUp Howtan Space Roma per il quale cura serie di mostre fotografiche, ha recentemente curato una prima mostra con cui ha inaugurato per la prima volta in assoluto la sala espositiva della magnifica Stazione FI Napoli Afragola di Zaha Hadid.
E' Cofondatrice e Editor-in-Chief del webmagazine "artapartofcult(ure)"

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