Ippolito Caffi, pittore e cronista dell’Eurasia e di un certo ‘800 di veduta

Una mostra necessaria. Un fondo che era depositato a Mestre, conosciuto da pochi addetti ai lavori. Dal lascito di una vedova  (Virginia Missana, 1888) in possesso di  quanto di più vicino ci fosse al cuore pulsante dell’ artista della sua vita. Caffi si chiamava Ippolito, nato nel 1809 a Belluno, città di terraferma veneziana di quel tenero, roccioso, bellissimo Cadore da cui si allontanò per cercare un posto nel mondo, divenendo pittore e reporter, testimone e protagonista di città, mari, deserti, terre del  mondo europeo e medio-orientale nella prima metà dell’ Ottocento (ed in ciò attivo almeno  tra 1831-34 e 1866).

Così tanti dei racconti meravigliosi che riempiono le letterature, i ricordi e i sogni  dei paesi che attraversò si snodano sotto i nostri occhi, attraverso e grazie ai suoi occhi, a cavallo tra illuminismo e romanticismo, con la naturalezza e il talento di un vero maestro.

Inquieto e anti-accademico per destino, malgrado un premio di prospettiva all’Accademia di Venezia (1830), è stato un globe-trotter del mondo visivo e un profondo innovatore della veduta, quell’ incantevole  e prolifico genere che alla fine del Settecento veneto non aveva realmente esaurito la sua carica, pur diluendola in forme meno vibranti e ipnotiche dei capolavori delle dinastie dei  Tiepolo e dei Canaletto.  Dopo le prove di Bison, Grubacs, Chilone, Migliara, Mola, è a lui che viene in effetti (ri)assegnata la palma di “vero erede di Canaletto” (Catalogo, p.13). Ma non  solo per le sue straordinarie doti di prospettico.

Grazie al lavoro fatto coi Musei Civici di Venezia la curatrice Annalisa Scarpa (di)mostra che il patriota morto in mare a 57 anni, fu contemporaneamente “l’erede  della tradizione vedutistica veneziana e veneta”,  ovvero l’ ultimo atleta di una staffetta ineguagliabile, ma anche un visionario e un precursore del linguaggio moderno. E ciò perché di fatto inseguì e praticò fisicamente un ruolo di cronista e pittore-testimone. Il grafico dei suoi viaggi (tra  1832 e 1866), all’ inizio della mostra, descrive le rotte di una biografia artistica che lascia un’ eredità straordinaria, in cui s’ insinuano oggi per noi –tra i valori figurativi- profonde valenze culturali ed antropologiche. Perché nello scrigno dei suoi tesori, aperto con la mostra (150 opere), ci sono le gemme dell’ Eurasia e del Mediterraneo: Venezia e Costantinopoli, Roma con la sua campagna ed Atene, Napoli e Pompei, Gerusalemme e l’Egitto. Ed ancora Siria, Armenia e Palestina. Senza dimenticare Svizzera e Piemonte, Genova, Liguria e Nizza. Ci ha lasciato immagini indimenticabili di  Londra e Parigi. Peccato che sia morto da reporter di guerra, affondando con la Re d’ Italia, durante la battaglia di Lissa, e che non sia arrivato anche in Persia, India o Cina. Nelle Americhe o in Oceania. Avremmo altri gioielli  superstiti da ritrovare e altri mondi da gustare coi suoi occhi di esploratore e sperimentatore. Su battelli a vapore, seguendo carovane, in mongolfiera, con ogni mezzo di trasporto possibile, quasi travestiti anche noi “da persiano”  per evitare borseggi e furti (gli avvenne ad Atene).

L’ intensità e la ricchezza della sua “presa diretta” sul mondo di allora, ricavabile da questo personale “fondo di studio”, è in parte comparabile a quello lasciato al Museo di Roma dal discendente Avon Caffi, che sarebbe una splendida sede per ospitare la mostra anche a Roma e riunirvi tutte queste delicate e potenti memorie di un  patrimonio euro-asiatico non poco aggredito dalla storia e dalle guerre successive. Si tratta di prototipi, modelli, studi dal vivo per composizioni da completare in atelier, basi di partenza per molti  ispirati esemplari dei suoi soggetti preferiti.

Tra i protagonisti della stessa passione pre-romantica e romantica ci furono naturalmente gli stranieri contemporanei  attivi in Italia, particolarmente i francesi, capitanati da Corot e Ingres, ma anche la  scuola di Posillipo con Gigante e Consalvo Carelli e i loro predecessori, da Pittloo in poi.

Sia il mondo museale che quello antiquariale ben conoscono la qualità della sua produzione, che fece dire alla critica del suo tempo, dopo inizi non poco combattuti, che ” non è facilissimo guardar volentieri le vedute di altri” (Catalogo, p.27): il Museo di Palazzo Braschi e  i Musei Capitolini di Roma, il Museo di Ca’ Pesaro a Venezia, ne ospitano da sempre con orgoglio -anche rispetto a nomi molto più celebri- pregevoli esemplari, mentre taluni antiquari ne hanno inseguito le opere per decenni, proponendole con gusto indomito ai palati più raffinati. Va ricordato anche, per capirne la portata e la modernità, l’uso dinamico e creativo del taglio  “fotografico”  nelle sue vedute. Seppe far tesoro delle potenzialità della nuova tecnologia ottica, sia assorbendo stimoli da altri pittori-fotografi (in particolare di Giacomo Caneva),  sia innovando le inquadrature delle sue composizioni e lavorandoci secondo la sua sensibilità in atelier, dando la giusta rilevanza al mezzo tecnico nell’ influenzare l’ impaginazione delle sue straordinarie pitture.

Prorogata fino all’ inizio di gennaio, è un’ imperdibile scusa per andare a Venezia, tra i veneziani, fuori stagione.


IPPOLITO CAFFI 1809-1866. Tra Venezia e l’Oriente

  • A c. di Annalisa Scarpa.  Catalogo Marsilio
  • Fino a:  8 gennaio 2017
  • Costo del biglietto: 10,00 euro; Riduzioni: 8,00 euro
  • Prenotazione:Facoltativa
  • Luogo: Venezia, Museo Correr
  • Orario: lun-gio 10.00 – 19.00 ultimo ingresso: 18.00 ven-dom 10.00 – 23.00 ultimo ingresso: 22:00
  • Prenotazioni: 848082000 (dall’Italia) +39 04142730892 (dall’estero)
  • E-mail: info@fmcvenezia.it
  • Sito web: http://www.correr.visitmuve.it

A Palazzo Ducale fino al 13 novembre interessante la mostra su Venezia e gli Ebrei, con bel catalogo sul  “ghetto” cittadino ad opera di Donatella Calabi

Laura Traversi

Laura Traversi

Laura Traversi, laureata e specializzata in storia dell’arte all’ Università “La Sapienza” di Roma, ha svolto, tra 1989 e 2003, attività di studio, ricerca e didattica universitaria, come borsista, ricercatore e docente con il sostegno o presso i seguenti istituti, enti di ricerca e università: Accademia di San Luca, Comunità Francese del Belgio, CNR, ENEA, E.U-Unione Europea, Università Libera di Bruxelles, Università di Napoli-S.O Benincasa. Dal 2004 è docente di Storia del collezionismo presso l’Università degli Studi di Chieti-Università Telematica Leonardo da Vinci.
Ha pubblicato saggi ed articoli in riviste specialistiche italiane e straniere, atti di convegni in Italia e all’estero, opere enciclopediche, volumi collettivi, sui seguenti argomenti: ritrattistica e storia del collezionismo, pittura leonardesca, ebanisteria, medaglistica e scultura, materiali e tecniche artistiche, tecnologie scientifiche applicate allo studio delle opere d’arte.

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