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Catturare l’universo. Riflessioni a margine della mostra di Lia Drei e Francesco Guerrieri.

Ritmostruttura, Continuità, Orientamenti, Operazione spaziocromatica: ci troviamo in un’ampia sala del MACRO di Roma, attorniati dalle strutture visive realizzate tra il 1962 e il 1973 da Lia Drei (Roma 1922-2005) e da Francesco Guerrieri (Borgia 1931-Soverato 2015) – uniti nell’arte e nella vita –  in un periodo di intensa sperimentazione estetica, forse il più creativo della loro complice attività.

Sono gli anni che vedono la nascita del Gruppo 63 (Guerrieri, Drei, Di Luciano, Pizzo) e, a breve distanza, del binomio Sperimentale p. (Guerrieri, Drei), due sodalizi avviati nel solco di una ricerca ideativa di matrice aniconica, affidata al  rigore cartesiano della speculazione semiologica  nonché alle stimolanti indagini gestaltiche sulla struttura formativa dei processi percettivi che furono, non di rado, assunti come oggetto dall’arte visiva di quel periodo. Annotiamo che  dalle ceneri del Gruppo 63 sarebbe presto sorto l’omonimo e più celebre movimento letterario incline anch’esso allo sperimentalismo linguistico, che ebbe tra i suoi componenti Eco, Arbasino, Manganelli, Sanguineti, Balestrini, Giuliani, Pagliarani etc.

In un’estate di tanti anni fa su una spiaggia del mar Jonio, bianca e solatìa, il piccolo Francesco visse un’esperienza animica che segnò per sempre la sua vita: la ricorderà molti anni dopo, al tramonto del suo percorso terreno (Viaggio nel mistero dell’infinito). Contemplando la cangiante distesa marina, accarezzato da quella tenera solitudine che spesso le spiagge calabre regalano, quando nel silenzio dell’alba è possibile udire distintamente lo sciabordìo irregolare delle onde sulla battigia modulato dal gioco nascosto delle correnti, con la luce novella che si impiglia tra i flutti indorandoli, lo sguardo posato sulla linea sottile dell’orizzonte, ebbe chiara la percezione dell’infinito. E per tutta la vita, si potrebbe dire, non fece che dipingere quell’attimo. I suoi quadri sono finestre aperte sull’infinito che, con l’ausilio di griglie concettuali programmate anelano a catturare frammenti di universo. Bande parallele bianche, rosse e nere o anche bianche e gialle si lasciano docilmente modulare dal continuo ininterrotto sciabordìo dello spazio cosmico, distribuendosi in rigorose sequenze geometriche. E la moglie Lia, figlia d’arte – il padre Ercole si affermò soprattutto come scultore monumentale: sua, ad esempio, la stele raffigurante il lavoro dei campi all’EUR – gli fu vicina in quell’intento. Ma i suoi tondi, i suoi triangoli, le sue forme convesse accolgono generose superfici colorate che veicolano dal misterioso infinito un caldo elemento emozionale. Completa la mostra (titolata: Lia Drei/Francesco Guerrieri. La regola e l’emozione 1962-1973) un video-documento sull’happening Un modo di farsi l’arte insieme all’artista ideato da Guerrieri e Drei nel 1970. Strutture geometriche portabili sono mese a disposizione del pubblico che partecipa quindi attivamente al processo artistico. Così che l’ambiente, le geometrie, gli artisti, il pubblico, interagendo, compongono di concerto un impermalente frammento di universo che viene misteriosamente rivelato dal fare arte.

Locandina Invito al MACRO
Locandina Invito al MACRO

Info mostra

  • Lia Drei/Francesco Guerrieri. La regola e l’emozione 1962-1973
  • A cura di Gabriele Simongini e Federica Pirani
  • Dall’11 novembre al 15 gennaio 2017
  • MACRO, Via Nizza 138, 00198 Roma
  •  Il catalogo della mostra (Manfredi Edizioni), oltre alle riproduzioni delle opere esposte, agli apparati biobibliografici (a cura di Chiara Ceccucci e Cinzia Folcarelli) e ai documenti, conterrà i saggi di Federica Pirani, Gabriele Simongini, e Antonia Arconti, una testimonianza di Luigi Paolo Finizio e un’intervista del 2013 a Francesco Guerrieri sullo Sperimentale p.

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