Si fa presto a dire LOVE. La mostra al Chiostro del Bramante a Roma

Si fa presto a dire LOVE. L’AMORE, in tutte le sue sfaccettature, è, infatti uno e centomila, tanto che  potremmo farne un’intera Storia dell’Arte dedicata, con migliaia di mostre, lezioni e conversazioni da portare avanti per più vite… L’Amore, dunque, è tra egli approfondimenti più accattivanti e maggiormente affrontati dalle arti visive: sin da quando, per esempio, fu magnificamente dipinto a Pompei o ad Ercolano, raffigurato attraverso le tante divinità dell’Olimpo o ispirato a leggende (La belle dame sans mercy) e racconti letterari (Tristano e Isotta, Paolo e Francesca, Giulietta e Romeo etc.).

Che sia religioso o carnale, casto o più esplicito, fantasioso o realistico, realizzato o drammatico, ha fatto e fa parte delle riflessioni degli artisti che lo hanno trattato ognuno nella maniera più peculiare; ebbene: la mostra di successo a Roma,  LOVE, al Chiostro del Bramante, propone alcune vivaci versioni contemporanee del tema. Va detto: parzialissime; lo sono per una precisa scelta che ha lasciato fuori tantissimi artisti, che in Italia sono stati e sono importanti e spesso punto di riferimento imprescindibile per i manuali e un mercato meno angloamericanocentrici o, comunque, di Sistema-che conta.

Ad ogni modo, poiché la firma curatoriale – di Danilo Eccher, che a Roma è stato, dal 2001 al 2008, il primo direttore del MACRO – è inevitabilmente parziale, poiché selettiva, accogliamo l’esposizione così com’è godendo del suo essere anche molto simile a un piccolo, tangibile, museale paese dei balocchi: molto colorato, dall’effetto di chiassosa allegria.

Il carattere Pop è enunciato (con le sculture-logo di Robert Indiana: AMOR, in azzurro, e LOVE, in rosso) e accentuato (prosegue con Tom Wesselmann e Andy Warhol); tocchi floreali qui e là ammiccano alla bellezza e alla festosità ma ci ricordano di stare in allarme: lo scorrere del tempo segna comunque tutto (la Natura recisa e congelata dalla chimica dipinta da Marc Quinn) e non ci si deve mai fidare delle apparenza, pure di grande appeal (The Clearing. Pastels and Red and Purple, 2015, di Nathalie Djurberg e Hans Berg). L’amore è sempre stratificato e complesso perché è intensità: che duri o che si consumi velocemente. In ogni caso, restare in equilibrio non è facile, tutto è appeso a un sottile filo (della vita): ce lo dice Joana Vasconcelos con Coração Vermelho #3, enorme cuore appeso e fluttuante che pare un merletto traforato e si scopre fatto con posate di plastica rossa e ferro verniciato; o come il suo Kromiusa, 2013, fatto di altrettanto dondolanti, retinici elementi: stavolta in vetro, lane a uncinetto e altro materiale installato pure questo dall’alto.

L’amore è un gioco serio: si può affrontarlo con lo sberleffo e l’ironia (Gilbert & George), fuggendo sia dagli sdolcinati, fittizi stereotipi estetici e dei ruoli (ancora Marc Quinn), sia dai rapporti di forza precostituiti a livello sociale, ideologico, storico, politico e linguistico (riassunti nel lessico cinematografico, per esempio, come svela Ursula Mayer con The Crystal Gaze, 2007); attraverso l’amore e l’arte che l’abbraccia si può analizzare e contrastare l’omologazione, recuperando sia la storia classica e le narrazioni di celluloide per comporre un baroccheggiante nuovo affresco visivo che indichi l’identità di genere e tutto l’amore possibile (Francesco Vezzoli), sia la simbologia devozionale per attualizzarne la buona etica (la Ma/donna bianca che allatta i due neonati neri, o la coppia mistica/mista di Vanessa Beecroft).

L’amore è relazione, è gioia ma è anche delusione, dolore; reca in sé indissolubile i due opposti: Eros e Thanatos, come ci ricorda Francesco Clemente.

Nel nome dell’Amore sono stati e sono giustificati errori ed orrori: prevaricazione, senso del possesso, violenza privata e pubblica che non sono tollerabili, perché è un inganno. Ce lo ricordano le sculture femminili straziate di Mark Manders e le opere installate di Tracey Emin: frasi luminose e sentenziose, di un’intimità, la sua, che si consegna a noi e diventa condivisa, perché ci riguarda sempre e comunque, in qualche modo, tutti; ce lo grida Tracey Moffat con il video Love, 2003, che campiona frame da vecchi film cinematografici che ritmano baci e schiaffi, sollecitandoci all’attenzione e alla denuncia dell’impostura; perché, si sa, ingannevole è il cuore più di ogni cosa (come nel teatrale God, 2007, di Ragnar Kjartansson che rifà il verso alle atmosfere edulcorate di certi contraddittori anni ’50 che Broadway esaltava ma, forse, esorcizzandone i fantasmi)…

Ci  riportano alla festosità, e un po’ ci consolano, le psichedeliche ossessioni di Yayoi Kusama che, con una sua Infinity Mirror, per la prima volta in Italia, ci invita alla condivisione di un’avventura: in All the Eternal Love I Have for the Pumpkins ha allestito un’ampia stanza con il suo brand (lisergiche, grandi zucche finte e pois) e specchi in cui entrare, giocare tra il giallo, i pallini neri, lo spezzettamento delle immagini (anche della propria) in puro stile Cinetico ed Optical. Sostando, interagendo in questo spazio immaginifico scopriamo  un lato di quell’Alice in Wonderland in ognuno di noi: al riparo, almeno nell’arte, dagli orchi cattivi…
Mai come in questi tempi incerti e oscuri siamo certi che la Bellezza, pardon, l’Amore, salverà il mondo.

Dulcis in fundo: potete divertirvi a fotografare tutto – evviva! – e poi a  pubblicarlo e postarlo come e dove volete con l’hastag #chiostrolove, che è quasi virale…

Meno dulcis ma nota molto dolente: la cultura nel nostro Paese, più che in altri, costa molto alla gente comune, la maggioranza, e non è, quindi, per tutte le tasche e famiglie, nonostante riduzioni ed esperimenti free-entry; così, il prezzo del biglietto è di 13,00€ (originale audioguida inclusa), ridotto normale 11,00€, ridotto bambini 5,00€; il resto delle info e dei dettagli li trovate qui: http://www.chiostrodelbramante.it/post_mostra/love-l-arte-contemporanea-incontra-l-amore/;  T. +39 06 915 19 41

Info mostra

  • LOVE. L’arte contemporanea incontra l’amore. Vanessa Beecroft, Francesco Clemente, Nathalie Djurberg e Hans Berg, Tracey Emin, Gilbert & George, Robert Indiana, Ragnar Kjartansson, Yayoi Kusama, Mark Manders, Ursula Mayer, Tracey Moffatt, Marc Quinn, Joana Vasconcelos, Francesco Vezzoli, Andy Warhol, Tom Wesselmann. A cura di Danilo Eccher.
  • Prodotta e organizzata da Dart – Chiostro del Bramante in collaborazione con Arthemisia Group; Catalogo edito da Skira
  • Sino al 19 febbraio 2017 – Orari: tutti i giorni dalle 10.00 alle 20.00; sabato e domenica dalle 10.00 alle 21.00 (la biglietteria chiude un’ora prima); aperture speciali sul Sito.
  • Ufficio Stampa: press@arthemisia.it
  • Chiostro del Bramante, via Arco della Pace 5, Roma
  • I crediti delle foto, dove non diversamente indicato, sono di Giovanni De Angelis
Barbara Martusciello

Barbara Martusciello

Barbara Martusciello è Storico e Critico d’arte, curatore di mostre, organizzatrice di eventi culturali e docente. Ha collaborato con riviste di settore, con i quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", il settimanale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente con altri quotidiani ("Il Manifesto", "Gli Altri") e periodici ("Time Out" - Italia"); è stata parte attiva nel progetto che ha dato vita, a metà anni '90, della prima rivista via fax di Arte ("Artel") e di Architettura ("Architel") e scrive regolarmente di Arti visive e cultura. Ha avuto la direzione artistica di spazi privati e gallerie; ha curato centinaia di cataloghi e di mostre in spazi pubblici e privati, attività che svolge tutt’ora. Docente di Storia dell’Arte e di Storia della Fotografia in diversi Istituti Superiori, è titolare del modulo didattico di Storia delle Arti Visive all'Università del Design Istituto Quasar. E' stata ed è divulgatrice anche attraverso Master, convegni, seminari, workshop, conversazioni. Tra questi, per Zetema Progetto Cultura con Roma Capitale nell’ambito di Racconti di Storia dell'Arte; per il FAI nell’ambito di Visti da Vicino; per la GNAM _ Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma nell'ambito di L'artista, L'Opera, Il Museo; per Roma Design Lab (Creatività e Rigenerazione urbana: scenari nazionali e internazionali, casi di studio - Riconoscimento 3 C. F. dall'Ordine degli Architetti di Roma). Ha scritto alcuni libri e suoi saggi sono nei più recenti volumi "Guerra e Architettura" di Lebbeus Wood e "Ricostruire la moda italiana" di Nicola White (entrambi di Deleyva edit.); suoi testi critici aprono i libri fotografici "Sogni d'Acqua. Lungo il Mekong", Electa-Mondadori ediz., 2014 e “Finding Homer”, PostCart 2015. Ha ideato e curato la prima edizione del Concorso e della Residenza fotografica in Murgia nell'ambito di MurgiAMO (2014) e ha collaborato con Roma Design Lab 2014, piattaforma tra istituzioni e privati dedicata al Design, all'Architettura, alla Creatività e alla rigenerazione urbana: per entrambe, art a part of cult(ure) è stata Mediapartner. Collabora con vari webmagazine e piattaforme culturali (MyWhere; Rotarian Gourmet), cura attività didattiche e culturali all’interno di artapartEvents ed è cofondatrice e Caporedattore del webmagazine "art a part of cult(ure)". Membro della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per conto della Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano, ora in rimodulazione, attualmente ha un incarico nel MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara) per cui segue l'area dell'Arte Visiva Contemporanea.

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