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Esperienza. Le due facce della condizione umana

L’homme et son esprit. Jean-Michel Folon

La parola esperienza, sia da sola che nell’espressione “esperienza estetica”, vive nelle teorie che intrecciano filosofia e arte su due binari distinti: quello di chi ritiene l’esperienza estetica un esempio particolare per cogliere importanti caratteristiche dell’esperienza in genere, che così può essere colta come nell’abitudine ordinaria non è possibile, oppure quello di chi  la ritiene una esperienza completamente diversa da qualsiasi altra, dotata di una autonomia  di una capacità di conoscenza tutte proprie.

Nel primo caso l’esperienza estetica è più intensa e completa di qualità di una esperienza comune, oppure in essa “si vedono” quelle condizioni particolari grazie alle quali le esperienze hanno un senso; oppure ancora, l’esperienza estetica è un particolare modo di accesso, non logico o linguistico, alla verità.

Nel secondo caso l’esperienza estetica è un particolare modo di conoscere il mondo, di acquisire una conoscenza diversa da quella comune o scientifica; può essere anche una via d’accesso a mondi apparentemente perduti, utopici o che non sappiamo coscientemente attivare: la memoria involontaria, la percezione del tempo, il piacere.

Sono le due facce di una stessa medaglia, quella della condizione umana: oggettiva e distaccata da ciò che osserva quando l’esperienza estetica è soprattutto rappresentazione, per quanto esemplare o peculiare; soggettiva ed empatica quando l’esperienza estetica è ricezione, comunicazione e condivisione di sentimenti e percezioni non altrimenti ripetibili.

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