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Sanremo, fake news e matematica vedica

Quando si parla di bufale la mente si accomoda in un eterno presente, scandagliato dai motori di ricerca, fatto di cronaca, gossip e giochi di potere. Viene coltivata una generalizzata insofferenza per la disinformazione, omissioni, mezze verità e calunnie. La dichiarazione di guerra alle fake news da parte di Facebook è un indice della presa di coscienza dei signori della rete del fatto che il destino delle loro imprese sia legato all’attendibilità. Perchè un’informazione corretta è un vero e proprio capitale, non solo etico ma anche economico.  Come se vivessimo su di un altro pianeta, in questi giorni in Italia, passa in secondo piano la notizia del Decreto Legge anti fake news depositato al Senato, coperto dal rumore (ironia) sulle vicende di Di Maio-Raggi. Peraltro, passa in silenzio anche il fatto che il governo abbia incassato la fiducia sul decreto salva-banche e che i futuri contratti della pubblica amministrazione possano essere attuati in deroga delle leggi dello Stato.

Quando nomi e cognomi sono vicini alla nostra cultura dovrebbe essere semplice capire la differenza tra vero e falso. Basterebbe verificare, incrociare i dati e fare ciò che dagli anni 70 si insegna a fare: andare alla fonte. Il fatto è che serve credere che una persona di cui si invidia la vita sia caduta dal piedistallo su cui è stata messa dagli altri. La calunnia crea rumore ed il rumore è un buon diversivo che permette di muoversi a proprio piacimento, abusare.

Faccio un esempio alto. Parlando di una materia che è proverbialmente oggettiva, la matematica, grazie alla rete, possiamo sapere che, contrariamente a quello che ci hanno insegnato a scuola, il concetto di zero e il seno del triangolo sono scoperte indiane, che il cosiddetto Teorema di Pitagora era già noto ai babilonesi dieci secoli prima che il matematico greco di origine, calabrese d’adozione, nascesse e che le stesse cifre che chiamiamo “arabe”, in realtà dovrebbero essere definite “indiane”, perché è in India che gli arabi le hanno apprese, prima di farle arrivare fino a noi. Secondo Radhakrishnan Sarvepalli, sono gli indù che hanno inventato l’algebra e l’hanno applicata all’astronomia e alla geometria. Ancora: è grazie a internet che sappiamo che l’indiano Rohan Karir, a 8 anni, è campione di Trackmania e che l’indiano Srinivasa Aiyangar Ramanujan(dalla cui vita è tratto il film L’uomo che vide l’infinito diretto da Matt Brown nel 2015) è un bambino prodigio autodidatta che circa un secolo fa ha ottenuto risultati eccezionali nella teoria dei numeri. E ancora Manjul Bhargava, docente allaPrinceton University, è diventato un personaggio per le sue ricerche su equazioni e numeri primi. Shreeram Shankar Abhyankar ha ottenuto notevoli risultati nella geometria algebrica. Narendra K. Karmarkar è autore di un noto algoritmo matematico. Nel 2007, Srinivasa S. R. Varadhan ha vinto il Premio Abel, corrispettivo del Nobel per la Matematica, con le sue ricerche sul calcolo delle probabilità. È così via.

Con un poco di attenzione in più, sforzo e lo spirito da (ri)cercatori, si possono riconsegnare meriti e demeriti ai legittimi proprietari. Gli strumenti ci sono e hanno un costo relativamente basso. Questo, non per il bene di un’astratta verità, ma per non essere più manipolati e presi in giro.

Ogni anno in India si laureano oltre duecentomila ingegneri: più del doppio dell’America e dell’Europa. Questo dato è il risultato più evidente della grande tradizione matematica che fa capo a questo Paese. L’Univesità di Nuova Delhi ha attivato un corso di matematica vedica. Sicuramente a causa del suo fascino e della sua riconosciuta ed enorme utilità in campo economico e scentifico, la matematica vedica, una particolare modalità di calcolo basata sui Veda, si sta imponendo anche nel mondo anglofono.

Poco importa ai matematici indiani del fatto che in occidente, Pitagora continui a essere creduto l’ideatore di un teorema che nel contesto della matematica vedica è elementare. Probabilmente li farebbe sorridere anche sapere che intorno a quell’unica “scoperta” Pitagora e i suoi seguaci avessero costituito una setta segreta che minacciava di morte chi avesse rivelato ai profani i loro insegnamenti. Nelle scuole primarie oggi ci sarebbe una strage di innocenti. E qui ci starebbe bene un’emoticon, ma negli articoli non si fa.

I Veda contengono verità fondamentali che non vengono nascoste. Anzi, vengono insegnate dando la possibilità a chi ha voglia di imparare di illuminarsi.

Questo volersi intestare meriti, contro ogni buon senso e verità, è parte del karma occidentale, del Dna di chi crede che l’autocelebrazione e il sapere occulto bastino a consegnarsi un posto nella Storia. La verità è che il sapere che si nasconde fugge al confronto e si condanna all’estinzione. La verità è che i tempi sono cambiati, le gambe delle bugie sono ancora più corte.

Si sentono ancora gli echi del Festival di Sanremo e già su YouTube è stato pubblicato il video-denuncia di un utente (Fabio Gilberti) che dimostrerebbe come il brano Che sia benedetta di Fiorella Mannoia (arrivato secondo a Sanremo 2017) sia molto simile al brano Un mondo più vero (2014) interpretato da Michele Bravi, anch’egli in gara al Festival quest’anno. Ascoltate voi stessi e fatevi un’opinione. Ma soprattutto notate la semplicità con cui questa ricerca è stata fatta e distribuita: https://youtu.be/prwuQ4HJEZk. A dirla tutta, Fabio Gilberti (sarà il suo vero nome?!) risulta essersi iscritto alla piattaforma video l’11 febbraio 2017, il giorno della finale del Festival e al suo attivo, ad oggi, ha soltanto la pubblicazione di questo video, avvenuta il giorno stesso.

Ma tornando alla matematica vedica, sono i matematici indiani che impartiscono lezioni agli occidentali, lezioni personalizzate on line. Il servizio ha un crescente successo non solo per i costi relativamente bassi, ma soprattutto perché propone un approccio alla materia in grado di produrre risultati sorprendenti, didatticamente parlando. La matematica vedica si sta diffondendo anche nelle più importanti scuole americane, presentata come punto di forza dell’offerta formativa. È una sorta di cavallo di Troia che sta rieducando le menti dei giovani occidentali che credono di imparare una forma di calcolo veloce, mentre invece si stanno convertendo. La filosofia vedanta promuove l’uguaglianza spirituale di tutti gli esseri viventi, in quanto ogni individuo ha valore in sè e non in virtù del fatto di essere stato creato. Il punto della matematica vedica è raggiungere l’unione tra la propria mente e la sorgente dell’Universo, attraverso la propria via personale. Applicando questa filosofia all’uso del computer, ad esempio, non si tratta di imparare ad operare di volta in volta con una certa versione di un programma, ma di fondere la propria mente con quella della macchina, vale a dire con la filosofia in base alla quale essa è stata concepita e con l’essenza stessa del sistema operativo. In questo modo, ogni operazione può essere svolta semplicemente, applicando nel particolare, il generale. Uno degli effetti che la matematica vedica ha sulla mente è quello di sviluppare una maggiore flessibilità nel ragionamento matematico. Altro effetto è che ci si rende conto del fatto che esistono diversi metodi, egualmente corretti, per arrivare alla stessa soluzione. Ci si allena ad essere flessibili e tolleranti.

I Ganita Sutra sono vere e proprie formule matematiche che forniscono un approccio originale ed esaustivo alla materia. Non esiste un settore della matematica e della geometria che non sia coperto da questi sedici sutra, comprese analisi e algebra lineare. Tirthaji, che ne è la fonte, li ha applicati a diverse tecniche di calcolo. Osservando queste applicazioni, alcuni ravvisano alcune similitudini tra la matematica vedica e il sistema per il calcolo mentale veloce di Jakow Trachtemberg, ma questi punti di contatto sono solo superficiali.

La matematica, così come la scienza, è un sistema di metafore. Al primo livello la matematica dà un nome alle cose. Al secondo livello dà un ordine all’esperienza. In entrambi i casi, si tratta di convenzioni. In occidente, Nietzsche era arrivato a conclusioni simili.

Didatticamente parlando, questo metodo riporta al centro il rapporto maestro-discepolo e l’obiettivo primo del maestro che è di sollecitare lo sviluppo del valore spirituale di quest’ultimo, più che cucirgli addosso una conoscenza data. Da parte del docente, non si tratta di trasferire nozioni, ma piuttosto di offrire un metodo che permetta al discepolo di illuminarsi di fronte alla realtà fondamentale della vita espressa in linguaggio matematico. Grazie a questa didattica, lo studio diventa più creativo, personale, e per questo più attraente. Ciò, da una parte salva le nuove generazioni dall’odio indotto da cattivi maestri verso una materia così importante, dall’altra apre il cuore (più che la mente) di futuri economisti verso il significato profondo del contare, ad ogni livello.

1 commento

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  • Cara Fernanda, ho apprezzato molto questo articolo e per qualche evidente affinità mi chiedevo se non potessi essere interessata al saggio che ho pubblicato da poco con Stampa Alternativa, “Noi siamo incalcolabili. La matematica e l’ultimo illusionismo del potere”. Barbara Martusciello lo conosce bene, è venuta a una delle presentazioni e lì l’ha preso (siamo ex colleghi di docenza). Io sto cercando alleati che mi aiutino a diffondere il libro e soprattutto il messaggio che contiene, qui da noi non è facile far emergere le cose buone ma with a little help of friends qualcosa può accadere. Se vuoi più info c’è la pagina fb noisiamoincalcolabili e il sito che vedi sotto. In ogni caso grazie e un abbraccio.

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