Agnese De Donato dal Ferro di Cavallo all’ultimo saluto. Lei c’era

Agnese De Donato è stata una delle donne più in gamba, fascinose, intelligenti, simpatiche e vitali nella vita e nella cultura a Roma in quei “favolosi anni Sessanta” che  videro proprio nella Capitale uno dei massimi centri di sperimentazione  e commistione dei linguaggi.

Fotografa, giornalista, animatrice artistica e culturale, fu in quegli anni Sessanta anche e soprattutto instancabile movimentista della famosa Al Ferro di Cavallo di via Ripetta 67, all’epoca “la libreria più bizzarra di Roma”, frequentata da Argan, Venturi, Libero De Libero, Giuseppe Berto,  Albero Moravia, Federico Fellini, Pasolini, Carlo Levi, Giuseppe Ungaretti, Leonardo Sinisgalli – collezionista compulsivo, di cui fu un po’ musa ispiratrice -, Guillen, Frassineti, Bertolucci;  dai musicisti e compositorei di Nuova Consonanza; dai poeti del Gruppo 63 che nel 1964 diedero inizio proprio lì a progetto di una nuova rivista di letterattura, “Grammatica”, illustrata da artisti sodali tra i quali i fratelli Arnaldo e Giò Pomodoro Toti Scialoja, allora insegnante amatissimo e seguitissimo dell’Accademia di belle Arti lì di fronte; da Ezra Pound, “presentatomi da Vanni Scheiwille, come mi raccontò lei stessa un po’ di anni fa. Lì leggevano i propri versi Sandro Penna e Valentino Zeichen, lì lei stessa incoronò d’alloro Tristan Tzara rientrato da Taormina dove aveva vinto un premio di poesia; e lì accolse gli artisti visivi Afro, Caporossi, Novelli, Perilli e Alberto Burri che qui presentò un suo libro d’ artista stampato in 15 copie che – ricordava Agnese in quel  nostrocitato incontro-coversazione – “andarono tutte invendute, pensa un po’ te…”. Qui c’erano anche i giovani della sperimentazione anti-informale, quelli della cosiddetta Scuola di Piazza del Popolo: alcuni di loro, come Sergio Lombardo, Renato Mambor e Cesare Tacchi, esposero insieme, con il supporto di un bel testo di  G. Novak, nell’aprile del 1964 in una delle loro mostre importanti. Alla libreria, galleria, salotto culturale, laboratorio di idee, si parlava e faceva  anche politica: pure attraverso l’arte, come nella mostra Que viva a Fidel Castro! che vide Capogrossi, Novelli, Perilli, Fabio Mauri, Mimmo Rotella e altri ancora onorare, nel 1961, il Lidér Maximo. In quelle tre stanze delle meraviglie Agnese organizzò altre piccole mostre memorabili consigliando libri agli studenti dirimpettai del Liceo Artistico e dell’Accademia di Belle Arti di Roma ai quali, mi raccontò qualche anno fa, faceva “credito che non sempre rientrava”… Il luogo era “del tutto particolare” – annotava un cronista del “Tempo”, il primo novembre 1957, dando notizia dell’inaugurazione, la sera prima, 31 ottobre, del Ferro di Cavallo di Agnese De Donato e Gina Severini, e descrivendolo come soprattutto un ritrovo di artisti”. 

Di Bari, con un padre avvocato di fama e il fratello editore, Agnese studiò Giurisprudenza con Aldo Moro. «Non avevo fatto altro che la bella vita, due mariti, prima del terzo che avrei sposato nel 1959». Proveniente proprio da Bari, sul finire degli anni Cinquanta sposa il piemontese Sergio Pogliani, con il quale «irrompe a piazza del Popolo a bordo di Maserati» (cit. Costanzo Costantini) o Mercedes 300 SL. Sulla terrazza dell’attico in affitto a via del Tritone organizzava serate di gala in cui si esibirono Vassiliev e la Maximova… Poi divenne “la libraia” e la storia della sua libreria l’ha magnificamente raccontata nel bel libro Via Ripetta 67 (Edizioni Dedalo, 2005) rammentando come si  ridesse “di più” e senza snobismo si unisse la cultura “alta” alle “bevute, alle battute, alle serate giocose e al divertimento”.

Molto altro Agnese De Donato lo ha scritto in Cosa fa stasera? (Edizioni Dedalo, 2008), raccolta di interviste (ben 100!), frivole e impertinenti, realizzate per il “Paese Sera”, tra gli anni ’70 e ’80.

Donna impegnata anche ideologicamente, nel 1970 è una delle fondatrici della rivista femminista “Effe”: quell’atmosfera effervescente, le riunioni, la Redazione, quelle donne e le loro rivolte sacrosante sono state da lei immortalate così come le manifestazioni e i tanti e famosi “gesti” della lotta femminista. 

Ha continuato a lavorare come fotografa e giornalista; ha collaborato a lungo con i quotidiani “Paese Sera” , “La Gazzetta del Mezzogiorno”, con il “Tempo Illustrato” e periodici tra i quali “l’Espresso”, “Cosmopolitan”, “Panorama” e con “Dance Magazine”, occupandosi, in anni recenti, di ufficio stampa per Fiumara d’Arte di Antonio Presti, per l’Arterballetto alla Piramide di Memé Perlini, per il Festival di danza di Castiglioncello,la rassegna Oriente Occidente di Rovereto e per prestigiose istituzioni come l’Accademia Filarmonica Romana e il Teatro dell’Opera di Roma vincendo, a febbraio, il Premio EuropainDanza 2017 per la divulgazione e la promozione di Tersicore.

A Roma viveva in una casa accogliente con un archivio piuttosto denso di ricordi, carte, libri, cataloghi e manifesti di mostre, delle sue meravigliose foto (uno dei più bei ritratti di Renato Mambor è da lei firmato) e di opere di artisti amici e “compagni di viaggio”: Mario Schifano, Cesare Tacchi, Sergio Lombardo… Quando decise di venderne alcune mi disse – vado a memoria – “…sono certa che vadano a far felice qualcun altro: io le ho godute abbastanza a lungo, non voglio essere egoista!”. In quelle occasioni di incontro mi raccontò aneddoti, il milieu culturale che visse e conribuì a costruire, un pezzo importante dell’Arte di cui fu testimone e attiva compartecipe nei modi e nei termini che il suo ruolo ramificato le permisero. La sua narrazione era puntellata di grandi sorrisi e, se malinconia c’era, per quei momenti di giovinezza attiva e rivoltosa, la mascherava bene… 

A Roma, in primavera, avrebbe avuto la sua mostra fotografica, che stava seguendo di persona, alla galleria De Crescenzo-Vieste dal titolo che è quasi un inno di battaglia: Anni 70… Io c’ero. Non solo lì…

Agnese ora è in buona compagnia, con molti, moltissimi dei suoi amici d’avventura: se ne è andata, con il suo sorriso, le sue storie, il vasto curriculum e la sua esperienza, da donna senza od oltre l’età, perché quella, la sua età, non voleva mai dichiararla; “che senso ha l’anno di nascita? – diceva – è un fatto privato!. Concordando, di lei ci interessa ben altro: il suo essere stata e il suo contributo a una porzione di Storia dell’Arte ancora relativamente recente e a un  pezzetto di vita culturale e del sapere a Roma che chi ha avuto la fortuna di vivere ha raccontato e racconta e ha mostrato e mostra lasciando un’importante, inestimabile eredità. 

Barbara Martusciello

Barbara Martusciello

Barbara Martusciello è Storico e Critico d’arte, curatore di mostre, organizzatrice di eventi culturali e docente. Ha collaborato con riviste di settore, con i quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", il settimanale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente con altri quotidiani ("Il Manifesto", "Gli Altri") e periodici ("Time Out" - Italia"); è stata parte attiva nel progetto che ha dato vita, a metà anni '90, della prima rivista via fax di Arte ("Artel") e di Architettura ("Architel") e scrive regolarmente di Arti visive e cultura. Ha avuto la direzione artistica di spazi privati e gallerie; ha curato centinaia di cataloghi e di mostre in spazi pubblici e privati, attività che svolge tutt’ora. Docente di Storia dell’Arte e di Storia della Fotografia in diversi Istituti Superiori, è titolare del modulo didattico di Storia delle Arti Visive all'Università del Design Istituto Quasar. E' stata ed è divulgatrice anche attraverso Master, convegni, seminari, workshop, conversazioni. Tra questi, per Zetema Progetto Cultura con Roma Capitale nell’ambito di Racconti di Storia dell'Arte; per il FAI nell’ambito di Visti da Vicino; per la GNAM _ Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma nell'ambito di L'artista, L'Opera, Il Museo; per Roma Design Lab (Creatività e Rigenerazione urbana: scenari nazionali e internazionali, casi di studio - Riconoscimento 3 C. F. dall'Ordine degli Architetti di Roma). Ha scritto alcuni libri e suoi saggi sono nei più recenti volumi "Guerra e Architettura" di Lebbeus Wood e "Ricostruire la moda italiana" di Nicola White (entrambi di Deleyva edit.); suoi testi critici aprono i libri fotografici "Sogni d'Acqua. Lungo il Mekong", Electa-Mondadori ediz., 2014 e “Finding Homer”, PostCart 2015. Ha ideato e curato la prima edizione del Concorso e della Residenza fotografica in Murgia nell'ambito di MurgiAMO (2014) e ha collaborato con Roma Design Lab 2014, piattaforma tra istituzioni e privati dedicata al Design, all'Architettura, alla Creatività e alla rigenerazione urbana: per entrambe, art a part of cult(ure) è stata Mediapartner. Collabora con vari webmagazine e piattaforme culturali (MyWhere; Rotarian Gourmet), cura attività didattiche e culturali all’interno di artapartEvents ed è cofondatrice e Caporedattore del webmagazine "art a part of cult(ure)". Membro della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per conto della Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano, ora in rimodulazione, attualmente ha un incarico nel MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara) per cui segue l'area dell'Arte Visiva Contemporanea.

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