Letteratura inaspettata #12. La figlia femmina di Anna Giurickovic Dato

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Un padre Giorgio, una madre Silvia,  una figlia Maria. Una famiglia apparentemente felice, normale, agiata e moderna. Una famiglia che vive tra Roma e Rabat  intreccio di culture e di quadri fantastici, spaccati di abitudini e di vita respirati dai protagonisti in un clima di apparente serenità.

Così in La figlia femmina di Anna Giurickovic Dato (Fazi ed.), un romanzo dove tutto sembra brillare alla luce di un sole luminoso e illuminante, luce dispensata da una fortuita felicità.

Ma nello svilupparsi del racconto la ventata refrigeratrice della narrazione, lascia spazio ad atmosfere inquietanti, morbose, in un gioco apparentemente incomprensibile di cui protagonista involontaria, è proprio la piccola Maria.
Un gioco, dicevamo, che poi tale non è, fino a divenire comprensibile follia, accettata e taciuta, che avviluppa madre e figlia in una segreto, necessario collante di due esistenze in cui, a un certo punto si confondono i ruoli, si perdono di vista i confini tra menzogna e verità, tra accettabile e non.
Tutto racchiuso dentro quattro mura, tomba di qualcosa di ineffabile, orrendo pensiero da custodire.

Un racconto che si trasforma con maestria,  in una lama sottile che taglia in due il lettore, ponendolo  di fronte a interrogativi dolorosi, a inquietudini legittime che, lo spogliano da qualunque difesa, in quell’alternarsi di vicende intrise di ambiguità psicologica che trova spazio in penombre di vita soffocata.
Lettore che è, invitato  a proseguire nell’acquisizione di un  testo scorrevole e ben articolato per un finale che lascia ora dei dubbi, ora delle conferme sul labile confine tra finzione e realtà, tra rancore e amore.

Una prova d’esordio senz’altro riuscita quella della giovane  autrice,  per un romanzo che potrebbe benissimo divenire trama di un film non privo di umane assoluzioni, non scevro da  possibili,  giuste condanne.

Rita Caramma

Rita Caramma

Rita Caramma è nata ad Augusta (SR), ma vive e lavora ad Acireale (CT).
E’ giornalista, scrittrice, poetessa, autrice di testi teatrali e organizzatrice di eventi culturali.Collabora con il quotidiano “La Sicilia” ed è componente del dipartimento “Informazione e cultura” dell’Assostampa. Ha pubblicato “Nella mia ricca solitudine” (Il Filo – Roma), “Retrospettive dell’inquietudine” (Zona – Arezzo), la favola in rima “Il Ragno” (Arteincircolo) rappresentata in vari ospedali della zona, il testo per il teatro “Vestale di maschere” (Zona – Arezzo) rappresentato per due stagioni al Teatro del Tre di Catania e al Piccolo Teatro di Catania. Ha curato, tra l’altro, l’antologia poetica “Sicilia tra versi sparsi” (Giulio Perrone – Roma), l’antologia di racconti “Voci di Sicilia” (Giulio Perrone – Roma). E’ componente di giuria in diversi premi letterari e, a sua volta, ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il premio “Ercole Patti – 2010”.

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